1.05 8000 – 3000 AF Chirurgia cranica in Medioriente

 

7000 AF.   Appunti di Storia della Medicina della Civiltà Sumero Akkadica.

La più antica civiltà che ci abbia lasciato documenti archeologici appartenenti al periodo protostorico ed attestanti un già progredito sviluppo culturale, è quella dei Sumeri [L’area tra il Golfo persico e il Mar Nero e il Mar Caspio, tra il fiume Tifri e l’Eufrate e dintorni, sono stati abitati dalle popolazioni degli Akkadi a nord e dai Sumeri a sud].

Questo popolo sembra che si fosse stabilito nella regione babilonese tra il Tigri e l’Eufrate, all’incirca intorno ai 5000 a.C.; le ricerche archeologiche di questi ultimi anni hanno mosrato di questo popolo una civiltà così progredita in tutti i campi, da farci restare meravigliati, senza considerare che ancora le ricerche e gli studi interpretativi sono lontani
dall’essere terminati. Basti considerare che fino ad oggi sono state scoperte, in vere e proprie biblioteche o «Tablet-Hill», circa 7000 tavolette sumeriche d’argilla con iscrizioni cuneiformi.
Per la diffìcoltà del testo e per essere suddivise oggi in diversi musei del mondo, di queste tavolette solo circa 2000 sono state fino ad ora decifrate e tradotte. Pur tuttavia queste sono state fonte di notizie straordinarie d’argomento più vario, tanto che possiamo senz’altro dire che tutte le civiltà susseguenti alla sumero-akkadica, devono a questa un notevole apporto di nozioni: dalla scrittura, di cui sono stati i primi realizzatori, alla matematica, di cui già conoscevano i principi di Euclide: dalla astrologia di cui, fino
a qualche tempo fa, si dava tutto il merito ai babilonesi, alle varie scienze, compresa la medicina; dalla religione, il rituale della qua le si ritroverà immutato per secoli e secoli in altre civiltà, alla giurisprudenza , di cui sono state ritrovate leggi e relazioni di regola riprocessi; dalle costruzioni architettoniche piùardite, all’arte nelle più svariate manifestazioni. Riguardo poi agli usi e costumi, alla vita pubblica e privata di questa civilltà, il sumerologo Schmökel (Schmökel H., I sumeri, Trad. ital. di M. Tarchi; ed. Sansoni, Firenze, 219, 1962. (Tit. orig.: Das Land Sumer, Ed. W. Kohlhammer, 1955) ha scritto «le basi di una vita in società nelle loro grandi linee, vennero e laborate in Sumer in forme tali che – e questo non può non stupirci e renderci attenti – si differenziano da quelle successive solo nella loro gradualità».
Ma noi dobbiamo limitarci a ciò che i rit rovamenti archeologici ci hanno fino ad oggi informato sulla medicina in generale ed in particolare sul l’ostetricia e la pediatria anche se non sono molte le notizie al riguardo. Queste, tuttavia, ci lasciano intravedere un progresso medico veramente eccezionale, tale da farci restare ancor più perplessi e stupiti in quanto, per molti casi, non si ha riscontro nelle civiltà successive.
Scavi archeologici ci hanno riportato alla luce i resti delle più antiche civiltà del mondo: Kish ed Uruk ed in queste città, come anche ad Ur, sono stati ritr0vati resti di fognature e abitazioni con gabinetti piastrellati, aventi il relativo scarico e raccolta, risalenti a circa 3000 anni a.C. [5000 AF], concepiti e realizzati con criteri indubbiamente di igiene sanita ria. Ma se noi iniziamo il nostro esame dai reperti archeologici ancor più antichi ritrovati in strati ancor più profondi di queste città come anche ad Al’Ubaid e a Gemdet et-Nasr, l’interesse maggiore consiste nel fatto che questi, a mio parere, gettano quasi un ponte attraverso millenni tra l’uomo preistorico ed i più antichi sumeri (circa 5000 anni a.C. [7000 Anni Fa]; VI-IV strato di Uruk), potendo così collegare e meglio comprendere, dalle loro manifestazioni artistiche ritornate alla luce, due epoche così lontane proprio nella loro progressiva evoluzione. …

Un gruppo di statuette diterracotta di epoca di Al’Ubaid (IV millennio a.C., 6000 Anni Fa) oggi al museo di Bagdad, rappresentano delle donne dalla figura slanciata e senza più steatopigia, ma con le mammelle ben pronunciate e dal pube segnato e marcato da molte linee ad angolo, che un po’ ci ricordano ancora le «veneri preistoriche». Queste figurine hanno la faccia di animale forse ofìdica o leporina. Una di queste figurine di dea stringe amorevolmente al petto un bambino che sta allattando al seno. Queste statuette rappresentano quindi, dee propiziatrici della fecondità e del la maternità. Sentimento questo fortemente sentito dai sumeri durante tutta la loro stor ia. … «Il mondo sumerico dei primordi era,  sotto ogni punto di vista, una perfetta fusione di divino-sacro e umano-profano, di realtà e di soprannaturale, di natura e di astrazione … Egli (il sumero) viveva ancora come un animale o una pianta, nel tutto unico formato dalla eterna vita della natura e delle sue potenze divine» (Moorgat A., Mesopotamia, centri e tradizioni, In Encic. Univ. dell’arte, ed. lst. Coll. Cultur., Venezia, IX, 146, 1965). L’arte rigurativa pre- e pro-tostoria sumerica, la più rappresentativa, ma che tuttavia i ripete, simile come tematica, anche in altri popoli (vedi l’egiziano dello stesso periodo ed altre civiltà), meglio ci fa comprcndere queste popolazioni nelle loro spontanee espressioni e nel loro attaccamento alla natura. Ed è proprio quesia attenta osservazione della natura, sempre presente in tutti i popoli primitivi di qualsiasi epoca, che ci fa ritenere in mancanza di notizie dirette, essersi svolta, per esempio, l’assistenza al parto ed a l neonato, a somiglianza degli animali domestici,  che vivevano in comune ed a stretto contatto con loro. …

Ed è oltremodo interessante il ritrovare nella civiltà sumerica numerosi nessi emblematici che legano civiltà diverse e lontane nel tempo e nello spazio, ad esempio: l’animale, attributo simbolico della dea della guarigione Gula, chiamata «la grande medichessa del
popolo dalle teste nere», è il cane, come si vede in un «Kudurru» cassita [era un tipo di documento in pietra utilizzato come pietra di confine e come registro delle concessioni di terra ai vassalli dei Cassiti nell’antica Babilonia], conservato al Louvre, ed il cane diverrà in Grecia il fede le compagno di Esculapio. Ed anche la verga di Esculapio, il bastone su cui si avvolge il serpente, lo ritroviamo tra i sumeri con lo stesso significato di benefico simbolo, che allontana il male dall’uomo, come chiaramente si vede in una «tazza per libazioni» (dcl XXI sec. a.C. Museo del Louvrc), dedicato dal re Gudea al dio Ningiszida. Infatti questo dio della medicina, figlio del dio Ninazu, il cui nome vuol dire «Signore del medico», aveva per simbolo un serpente attorcigliato attorno ad un bastone.
Indubbiamente la professione del medico ebbe grande prestigio tra i sumcro-akkadici, come pure presso le altre civiltà successive dell’Asia occidentale antica ma mentre per quest’ultime siamo abbastanza informati e ci sono pervenuti numerosi testi medici, anche se molti di derivazione più antica, della medicina sumero-akkadica non abbiamo direttamente molti reperti.
A Nippur sono stati trovati resti di una biblioteca sumero·akkadica, numerose tavolette d’argilla con scrittura cuneiforme d’argomento più vario (storia, matematica, letteratura, compresa la bellissima e patetica poesia d’amore di una sacerdotessa per il re Shusin).
Tra queste, ci è pervenuta una tavoletta d’argomento medico, decifrata dal sumerologo americano Samuel Neah Kramer (Kramer S.N., Innanas Descent to the Nether Warid, Journal of Cuneiform Studies, Bd. 5, 195,), risalente a circa il 2100 a.C. [4100 AF]. In questa si trova elencato in sei colonne un ampio numero di ingredienti vegetali e minerali usati dalla medicina sumerica e vi si indica anche il modo come il malato doveva prendere alcune medicine di sapore sgradevole per poterle bere più facilmente, cioè mescolandole con la birra. Sono dodici ricette mediche le prime ricette che si conoscano. Purtroppo non ci è detto per quali malati fossero indicate e a quali dosi, ma è assai importante il fatto che in questo manuale medico non siano contenuti scongiuri o formule magiche. … In ogni modo che la medicina fosse considerata se non proprio una professione indipendente dal sacerdozio, almeno una «specializzazione» di alcuni preti dedicatisi quasi esclusivamente a questa e forse a loro volta suddivisi in alcune specialità, pare confermarlo il ritrovamento di altre tavolette anche se di epoca un po’ piu tarda, e di un sigillo appartenuto a un medico.

In una delle molte tavolette trovate tra i resti della  antica città di Mari (periodo Larsa) il principe di Mari Iashmahdad prega suo padre Shamshiadad a favore di un funzionario mortalmente malato e gli chiede di mandargli il medico Meranum, evidentemente un luminare della medicina, se si cons idera che doveva fare un viaggio di  ltre 240 km in linea d’aria, per recarsi a visitare il malato.
In un’altra di queste tavolette si legge che è Ishmedagan, principe ereditario e governatore di Ekallatum ad inviare a Mari un medico specialista per esaminare erbe terapeutiche di comprovata efficacia: «Di a Iasmahadad: così parla Ishmedagen, tuo fratello, le erbe
con le quali mi ha curato il tuo medico, sono eccellenti. Se scoppia una qualche malattia esse la guariscono. Ora ti invio il medico Shamskiadadtukulti. Esamini subito quelle erbe! Poi rimandamelo!» (Schmökel G., op. cit.,  pag. 95). L’avere scoperto negli scavi dell’antica città sumerica di Lagash , un sigillo cilindrico oggi conservato al museo del Louvrc ( lnv. M.N.B. 1350; Sarsec 1879), appartenuto ad un medico il cui nome. come è scritto nel sigillo s tesso, è Urlugaledinna, è già questo un fatto di notevole importanza. Infatti che un medico possedesse un proprio sigillo con il qua le autenticasse le proprie prestazioni mediche e le prescrizioni curative, dimostra l’importanza raggiunta dal medico stesso e che egli doveva essere un’autorità nel suo campo. Si ritiene che Urlugaledinna sia stato medico di corte del principe Urningirsu di Lagash (intorno al 2000 a.C., 4000 AF), figlio del grande Re Gudea di cui recentementc è stato portato alla luce il mausoleo. …

Da recenti scavi archeologici è stata riportata alla luce, quasi illesa, un’aula scolastica nel Palazzo di Mari, in cui si notano allineati i banchi d’argilla senza schienale e con i recipienti dell’occorrente per scrivere, lungo i corridoi. Ci sono pervenuti fin del periodo di Gemdet Nasr (c. 2800 a.C., 4800 AF), ritrovati ad Uruk, a Nippur, a Shuruppak, «la città del diluvio» e in altri luoghi, numerosi «testi scolastici», «sillabari», e tavolette sulle quali i principianti della scrittura cuneiforme facevano i loro esercizi di copiatura, eseguivano lunghi elenchi di dèi, di professioni, e di oggetti di uso e quant’altro costituiva i compiti scolastici. «I fìgli della casa delle tavole», come si chi amavano gli scolari sumerici, avevano anche loro una propria dèa protettrice, la dea Nisalba, che da dèa della fecondità in epoca più ant ica, era passata a questa mansione. …

Da Radicchi R., Appunti di Storia della Medicina della civiltà Sumero-Akkadica con studio su alcuni sigilli sumerici relativi all’Ostetricia. L’Ostetricia, la Ginecologia e la Peditria nelle opere «ippocratiche»,  Casa Editrice Giardini, Pisa, 1968, pg. 7-30.

 

 

 

7000-6000 AF.   La Medicina dei popoli della Mesopotamia

1. Le concezioni mediche delle civiltà più antiche e loro rapporti

L’epoca della cultura pre-ellenica del bacino orientale del Mediterraneo e della pia­nura fra l’Eufrate e il Tigri, viene datata comunemente dal V o IV millennio prima di Cristo. Certo queste date non possono essere ritenute definitive né sicure, ma se noi, seguendo i calcoli del Lepsius, consideriamo che nell’ultima epoca glaciale la maggior parte dei paesi di Europa, Asia ed America al di sopra del 45° grado erano straordina­riamente freddi, è logico pensare che la prima civiltà si sia sviluppata nelle sue varie manifestazioni anzitutto nelle grandi valli, nelle quali dominava un clima temperato e più fecondo era il suolo e più facile la vita e precisamente abbia seguito nella sua marcia il corso dell’Indo, dell’Eufrate, del Tigri e del Nilo per diffondersi poi lungo le coste del Mediterraneo. Certo è che non si possono ritrovare con sicurezza le tracce documenta­bili delle comunicazioni, dei ponti che sono sicuramente esistiti tra i più antichi popoli della Mesopotamia e quelli dell’Egitto, tra la cultura antichissima dell’Africa centrale e quella del Nilo, fra la civiltà dell’Egeo e quella degli altipiani centrali dell’Asta. Forse, quando avremo maggiori cognizioni della medicina di regioni quasi ancora interamente chiuse alle nostre ricerche, potremo più facilmente valutare anche il posto della medicina nella civiltà del Mediterraneo, che fu, per cinque millenni, teatro delle più disperate contese e dei maggiori avvenimenti, scena sulla quale furono combattute le guer­re più sanguinose e le religioni monoteistiche, le arti e le scienze ebbero origine o almeno il più intensivo e più florido sviluppo. Noi possiamo fissare approssimativamente le date dell’evoluzione del pensiero medico nelle sue fasi salienti, ritenendo che nel quarto mil­lennio a.C. abbia cominciato a formarsi una concezione medica sistematica nei popoli della Mesopotamia meridionale, dalla quale derivò tutta la medicina assiro-babilonese, che nel secondo millennio abbia raggiunto un alto grado di splendore la medicina egizia, contemporaneamente o quasi all’epoca di maggior sviluppo della civiltà minoica, della quale possediamo scarse tracce per quanto riguarda la medicina, e che intorno al 1500 si possa ritenere formata nella sua concezione definitiva la medicina del popolo d’Israele, e alla medicina omerica si possa assegnare il tempo intorno al loco. Le recentissime ri­cerche intorno a civiltà più lontane e meno note, come quelle degli Hittiti, degli abitatori degli altipiani dell’Asia e di quelli delle regioni dell’America centrale e meridionale e più particolarmente del Perù e del Messico, se ci hanno rivelato dovunque prove interessanti della presenza di una civiltà medica primitiva, stranamente ricca di osservazioni patolo­giche, riprodotte in raffigurazioni di singolare evidenza, nulla ci hanno insegnato che non si possa logicamente dedurre dai dati che noi possediamo intorno alla medicina prei­storica e primitiva. Rappresentano cosi altrettante forme di passaggio, che hanno molte caratteristiche comuni tra loro, dalle concezioni mediche antichissime a quelle che poi si cristallizzarono in concezioni sistematiche nella civiltà dei popoli mediterranei ed orientali dei quali è opportuno più diffusamente occuparsi.

Certamente la cronologia che abbiamo schizzato, oltre che ad essere approssimativa, è anche provvisoria, perché si può affermare che non passa giorno senza che nuove sco­perte archeologiche aprano alla storia della civiltà nuovi orizzonti. Gli scavi intrapresi in queste regioni ci dimostrano con assoluta sicurezza, che due millenni prima dell’epoca aurea della Grecia, delle grandi civiltà perfettamente evolute nell’arte, nella legislazione, nelle forme di governo, erano già fiorite nel bacino della Mesopotamia, sulle sponde del Nilo e sulle isole dell’Egeo, civiltà che hanno per tutti i popoli di quel tempo molte carat­teristiche fondamentali comuni, che se da un lato ci provano le frequenti relazioni fra i vari popoli e le vicendevoli continue influenze delle grandi correnti di pensiero che segui­vano quelle delle conquiste, delle migrazioni e dei traffici, dall’altro ci dimostrano la identità delle origini di certe idee fondamentali che a tutte quelle civiltà pervennero, evidentemente, da fonti ancora assai più antiche e lontane.

Il materiale di tutti questi studi è ancora difficilmente accessibile a chi di essi non si occupi con particolare preparazione. Esso si trova sparso spesso in lontani musei, pub­blicato in riviste che difficilmente giungono nelle mani degli studiosi che non sieno ar­cheologi e presenta quasi sempre delle grandi difficoltà di interpretazione. Per questo l’edificio storico, specialmente per ciò che riguarda la medicina, non può dirsi ancora nemmeno lontanamente perfetto, ma pur corrisponde alla verità almeno nelle sue linee principali. Di queste grandi civiltà, distrutte o sommerse da avvenimenti di vario ordine, si perdette fin la memoria già in tempi ancora ad esse vicini; del pen­siero medico rimasero attraverso tradizioni, forse raccolte da lontane colonie, tracce che penetrarono poi nella medicina ippocratica, che sembra un’improvvisa e meravigliosa apparizione, ma certo a queste antiche civiltà si riallaccia talora per vie indirette.

2. La medicina dei Sumeri. Concezione astrologica e sue origini.

Se noi ci accingiamo a considerare la medicina dell’antica Mesopotamia, che è forse la più antica che finora si conosca chiaramente, vediamo che essa è dominata da un concetto essenzialmente magico e che nella pratica essa si può considerare predo­minantemente sacerdotale. L’astronomia fu in quell’epoca e presso quei popoli oggetto di studi acuti e attenti; essi osservarono, e in ciò noi troviamo il principio di una medicina scientifica, le relazioni che esistono tra il movimento degli astri e le stagioni, tra queste e il manifestarsi di alcune malattie. Queste relazioni esistenti tra fatti fisiologici e feno­meni celesti, contribuirono a far sorgere e quindi a determinare il concetto dell’influenza dei tempi e delle stagioni e degli astri sulla vita umana. Non dimentichiamo che la vita di questi popoli era dedita alla pastorizia e all’agricoltura e che essa si svolgeva sulle rive di grandi fiumi che in determinate epoche allagavano il terreno circostante e lo rendevano fecondo. Ecco dunque evidente la grande importanza che viene attribuita al sole, fonte prima della fecondità della terra e origine di ogni forma di vita, ed ecco un motivo chia­rissimo della grandissima parte che nella concezione religiosa e medica è attribuita al­l’acqua feconda e benefica, ma anche minacciosa e terribile. Ora facilmente si comprende come, assieme alle reli­gioni prime che hanno a fondamento i miti solari, sorga e fiorisca la medicina astrologica, che attraverso varie modi­ficazioni non ha in realtà mai cessato interamente di esistere. 
Il confronto fra il microcosmo e il macrocosmo si imponeva a questi popoli intelligenti, dediti per le condi­zioni stesse della loro vita all’osserva­zione della natura, osservazione resa penetrante e sicura dall’abitudine di sorvegliare i minimi
fatti che si svolge­vano intorno a loro nella intensa luce che inonda quelle infinite pianure. Era evidente che dovesse formarsi in loro la concezione di una sicura analogia
fra gli umori che fecondano la terra e quelli dei quali essi avevano occasione di vedere la grande importanza nella vita dell’organismo vegetale ed animale. Nascono probabilmente in questi tempi, se pur non sono già tramandati da vaghe, ma più antiche, lontane idee primitive, derivanti dall’epoca nella quale più era avvinta la vita dell’uomo alla terra, quei concetti d’intime relazioni era uomini, piante ed animali, i quali trovano espressione nei miti della metamorfosi che si trovano presso tutti i popoli più antichi e che forse appaiono meno strani a noi e meno difficilmente spiegabili a chi abbia fami­liarità con le moderne dottrine dell’ontogenesi. E nascono cosi dal contatto con la natura altre idee che le frequenti osservazioni suggeriscono: nasce l’idea della resurrezione dell’individuo analogamente a quella della natura, e della sua vita in altra forma, anche dopo la morte del corpo. Cosi l’importanza che alterazioni rapide o violente nell’ordine dei fenomeni naturali hanno direttamente ed immediatamente sulle piante, fece pensare che non differentemente ne dovessero venir risentite le conseguenze anche dagli uomini, e ne nacque una concezione patologica, secondo la quale tutti i fenomeni della vita umana vengono considerati parallelamente a quelli della natura. Lo studio delle tavolette cuneiformi, raccolte, catalogate e studiate pazientemente, ha dimostrato come si mani­festa, già nei più antichi documenti storici che possediamo, la fede nel concorso degli astri che determinano fin dalla nascita la sorte dell’uomo. E poiché ogni irregolarità nei movimenti delle stelle era considerata come un pronostico importante, cosi ogni modifi­cazione nel normale fenomeno del parto era ritenuta cattivo presagio e la nascita di creature anormali era giudicata segno prcannunciatorc di gravi sventure.

I primi popoli che noi incontriamo nella storia della civiltà della Mesopotamia sono i Sumeri, dei quali non è ancora chiaro se abbiano avuto in Babilonia la loro prima sede ed a quale razza appartengano; sembra probabile, secondo il Jastrow, che essi sieno per­venuti nella regione fra l’Eufrate e il Tigri da una più lontana sede montuosa. La loro cultura deve ritenersi appartenente al quarto e forse al quinto millennio a.C.; la sua massima espansione durò sino al 2500 [=4500 AF], epoca nella quale essa fu soppiantata dalla civiltà degli Accadi. È ad ogni modo possibile che essa sia più antica della più antica cultura geroglifi­ca egiziana.

L a lingua sumera si servi da principio di una scrittura puramente ideografica; le figure o le parole erano disposte in linee verticali proce­denti da destra verso si­nistra. Appena più tardi essa si trasforma, in seguito all’uso divenuto poscia generale delle tavolette di argilla e degli stili, in una scrittura fatta di linee che vanno dal Pinsu all’ingiù e da sinistra a destra in forma di cunei. Dalla scrittura ideografica primitiva si possono trarre interessanti conclusioni sull’ideazione che la determinò. Sono frequenti le immagini di parti del corpo per indicare prima singole parole, poi certe lettere e vi troviamo ri­prodotti le mammelle e l’addome in una combinazione che indica la donna gravida; indicazioni, queste, che, come fu anche recentemente dimostrato, si riscontrano anche in scritture posteriori.

Molte di queste tavolette furono interpretate per merito particolarmente dell’Oefele; vi sono intere opere mediche composte di una serie di tavolette. Una di queste opere, che consta di dodici tavolette, porta una serie di rimedi della medicina magica e comincia con le parole: quando lo scongiuratore entra nella casa del malato; un libro ostetrico che consta di venticinque tavolette comincia con le parole : quando la donna è malata.

Da queste ricerche interessantissime dirette sopra tutto all’interpretazione delle tavolette appartenenti alla Collezione Koyungik di Londra esistenti nel British Museum, che contiene i resti della grande biblioteca di Ninive e consta di circa ventimila tavolette, si può desumere che queste opere mediche provengono da tempi assai antichi e precisamente dall’epoca nella quale il regno era diviso in due parti, una nordica chiamata di Akkad e una meridionale che portava il nome di Sumer.

È difficile farsi un concetto esatto intorno alle idee fondamentali della medicina sumera che furono poi in parte adottate dai popoli che successivamente si divisero l’impero del regno assi­ro-babilonese. Si può però fondatamente ritenere che la medicina fosse essenzialmente magica e che la parte più importante venisse attribuita, come in tutte le ideazioni magiche antiche, al sangue portatore di ogni funzione vitale. Secondo questa concezione il fegato, organo nel quale tutto il sangue si raccoglie, è la sede dei fatti essenziali della vita. In questo punto la concezione di questo popolo è identica a quella di altri antichi popoli orientali che, attribuendo una parte impor­tantissima al fegato, ricercano nei suoi due lobi le tracce del destino segnato e perciò negli animali esaminano anzitutto il fegato per trarre dalla forma, dalla posizione, eventualmente dalle irregola­rità che esso presenta, i presagi e gli auspici.

Modello di fegato in gesso che serviva ai sacerdoti babilonesi per insegnare agli allievi l’arte dell’aruspicio (british Museum). Nei piccoli fori s’introdevano pezzetti di legno. Si confronti la figura del fegato etrusco di Piacenza.

Di questa concezione, che passa integralmente nella medicina assiro-babilonese e in quella di popoli assai più vicini a noi e più particolarmente negli Etruschi, troviamo tracce sicure anche nei testi biblici. Cosi Ezechiele (XXI, 26): «il re di Babilonia si è fermato ad un bivio per prendere gli àuguri, egli ha sparso le saette ed ha guardato nel fegato». L’organo centrale della volontà è l’orecchio, che percepisce gli ordini, e ne determina l’attuazione.

I sogni derivano, secondo una concezione che vige in tutto l’Oriente antico, dagli umori e in prima linea dalle condizioni del sangue; essi costituiscono quindi il fondamento della medicina magica e la spiegazione dei sogni costituisce uno dei capitoli più importanti di questa antica let­teratura medica. Più di quaranta di queste tavolette si occupano dell’interpretazione dei sogni; alcune di esse contengono anche prescrizioni terapeutiche intorno alle misure da prendersi contro le conseguenze dei sogni malvagi. Il medico, indicato col nome di a-Zu, cioè «quello che conosce le acque», più tardi col termine semitico a-Su, vista l’importanza grandissima che l’acqua ha nelle pratiche esorcistiche, è ad un tempo l’uomo esperto, colui che sa spiegare i sogni; ma non è ancora provato nell’epoca più antica di questa civiltà che esso sia stato anche il sacerdote.

3. La medicina babilonese ed assira.

I Babilonesi e gli Assiri conquistatori della Mesopotamia ereditarono dai Sumeri i costumi, le leggi e la dottrina, e ad essi sì deve il grande sviluppo della scienza e dell’arte. Babilonia, centro della civiltà caldaica, e Ninive, chiamata città divina già negli antichissimi testi, sede di celebri scuole, hanno la loro massima fioritura nell’epoca del più splendido sviluppo politico, sociale e commerciale della Mesopotamia. Intorno al 2000 [=4000 AF], la regione fra l’Eufrate e il Tigri rappresenta il centro della civiltà mediter­ranea. In quest’epoca, caratterizzata da una salda e rigida amministrazione dei poteri civili e militari, esercitati da una monarchia potentissima, la medicina si trova preci­puamente nelle mani di una casta sacerdotale che ne possiede il monopolio.

Babilonia diventa il centro di un culto religioso che assegna il massimo potere ad una triade del Cielo, della Terra, dell’Acqua, e ad altri dodici dei minori. Il più antico dio medico della Mesopotamia è Sin, il dio della luna, quello che fa crescere le erbe medicinali, alcune delle quali  appunto per questo motivo, non devono essere esposte al sole. Le piante hanno una stretta relazione con la divinità, come risulta da un certo numero di tavolette della serie Maklu, pubblicate dal Tallqvist, nelle quali alle piante è attribuita la proprietà di distruggere i dèmoni maligni. Questo concetto delle piante raccolte al chiaro di luna e adoperate per preparare medicine e filtri magici, si riscontra poi presso altri popoli antichi e nella medicina popolare fino ai nostri giorni. Alle divinità maggiori sono attribuite le funzioni più alte ed importanti della vita dell’uomo o degli animali. Istar, la dea della grazia, è anche la Venere feconda, creatrice della libidi­ne nell’uomo e nella donna. Nelle narrazioni cuneiformi del Diluvio, essa dice che farà perire gli uomini; senza il suo aiuto i feti muoiono prima del parto. Essa porta nelle tradizioni semitiche il nome di Jeledeth e passa poi molto più tardi nel Pantheon greco sotto il nome di Eileithy.

In un tempo posteriore la medicina babilone­se che si insegnava sotto gli auspici di Nabù, dio di tutte le scienze e dell’arte salutare per gli Assiri, o di Marduk, dio guaritore di ogni malat­tia per i Babilonesi, era fondata sul simbolismo magico. I segni ed i cattivi presagi dominano assolutamente la vita umana. Marduk poteva vincere le malattie, ed era dominatore degli scongiuri: di questi scongiuri una serie enorme fu conservata nelle tavolette babilonesi. La procedura di questi atti ricorda così da vicino manifestazioni assai più recenti e vicine anche a noi che veramente questo ca­pitolo della storia della medicina ci dimostra come alcune concezioni abbiano potuto, certo perché legate in modo indissolubile a istinti e ideazioni che vivono nell’incosciente, mantenersi quasi immutate attraverso i secoli.

Ea era la divinità medica per eccellenza, ma una porte importante nella mitologia medica aveva altresi la dea Ninckursag dalla quale di­pendevano otto divinità, ciascuna delle quali guariva una determinata malattia. Il dio Ninurta aveva la qualifica speciale di azugallùtu, capo dei medici, ed era accompagnato dalla moglie Gula. Altro dio medico era Ninazu, il signore dei medici e il di lui figlio Ningischzida: il loro attributo è il bastone col serpente. Il serpente Sachan era venerato come simbolo e dio guaritore ad un tempo.

Sigillo del chirurgo babilonese Urlugaledin vissuto all’epoca del re Gudea (circa 2300 a.C. = 4300 AF) (Museo del Louvre)

In Babilonia c in Assiria l’esercizio della medicina fu quindi affidato ad una casta di professionisti, ciò che è provato anche da alcuni sigilli di medici che ci sono conservati. Il sigillo attribuito all’epoca del re Gudea, porta la raffigurazione del dio della salute Ninurta (o Adar) il quale tiene in mano una ventosa, mentre altre due ventose sono poste su due colonne. Nel centro sta una doppia frusta con due legni ricurvi alla fine delle corregge, usate appunto per applicare le ventose. Nel sigillo di Gudea, il secondo nome è quello del medico, mentre il primo è di un sacrificatore od operatore che si qualifica come schiavo del medico stesso, ciò che ci dimostra come già in quel tempo il chirurgo fosse considerato come appartenente ad una casta inferiore a quella del medico e da lui dipen­dente! Non meno interessante è un altro sigillo della medesima epoca, nel quale è con­tenuto il nome del medico con la raffigurazione dei suoi istrumenti.

I medici assiri e babilonesi venivano spesso chiamati in consulto anche in Egitto: avevano lauti guadagni; vi erano sicuramente specialisti e medici popolari i quali curavano gratuitamente i poveri. Di questi medici alcuni fra i più rinomati ci sono noti, cosi il celeberrimo Arad Nanai che visse intorno al 681-669 a.C. e del quale ci sono conservati interessantissimi scritti, prescri­zioni e lettere dirette al Re e contenenti consigli, come in un caso di epistassi di un principe reale e di oftalmia grave di un altro. Questi medici non erano né magi, né semplici empirici. Dai testi medici risulta che erano note varie qualità di febbri, l’apoplessia, la tisi, la peste indicata col nome di mûtânu (moria): si distinguevano malattie psichiche che potevano derivare da ferite o da dèmoni. Sono de­scritte malattie degli occhi, degli orecchi, reumatismi, tumori e ascessi, malattie del cuore e malattie della pelle e varie malattie veneree. L’itterizia era attribuita all’azione del dèmone oxaxazu “che fa diventar giallo il corpo e nera la lingua”, il dèmone asakku era considerato la causa della tisi.

Molto interessanti sono le descrizioni dei sintomi :  “quando un uomo ha dolori dell’inte­stino, e il suo cibo non rimane dentro, ma viene rigettato dalla bocca e lo stomaco è come perforato e la carne è macera, e un vento si muove su e giù ed egli non può aprire l’intestino, allora il medico dirà ecc.”. Le ricette sono spesso molto particolareggiate: ci è con­servato anche un compendio medico, scritto su tavolette d’argilla in caratteri cuneiformi, nel quale il testo è diviso in tre colonne: nella prima vi è il nome della malattia, nella seconda la medicina, nella terza il modo di adoperarla.

La sintomatologia della tubercolosi polmonare è descritta con mirabile esattezza : Il malato tossisce frequentemente, il suo sputo è denso e qualche volta contiene sangue, la respirazione dà il suono come di un flauto. La sua carne è fredda, ma i suoi piedi sono caldi, egli suda molto e il cuore è molto inquieto, quando la malattia è molto grave il suo intestino è aperto frequentemente …”. Sono descritte nei testi medici anche le malattie delle estremità, dei tendini (sagallu), degli organi genitali.

Le medicine più frequentemente prescritte sono le frutta, foglie, fiori, corteccie e radici di piante: il loto, l’olivo, l’alloro, il mirto, l’asfodelo, l’aglio ecc. ; varie parti ed organi di animali, ma anche sostanze minerali come l’allume, il rame, il ferro. Si usavano varie prepara­zioni: pillole, polveri, clisteri ecc.; vi erano istrumenti per introdurre le medicine nella vagina o nel retto. La ginnastica medica e il massaggio venivano frequentemente prescritti.

Fra i documenti più interessanti sono quelli che contengono rapporti dei medici di Corte intorno alle malattie osservate, richieste di medicinali, concessioni di favori speciali o rimpro­veri fatti a singoli medici. Il medico recandosi a fare le sue visite portava con sé la sua busta (takâltu) che conteneva le fascie (sindu), le medicine, gli istrumenti, ecc. Si vede quindi che la medicina assiro-babilonese quantunque in origine dominata da concezioni magiche delle quali non si liberò probabilmente mai del tutto, si era poi venuta organizzando di modo che me­dici laici esercitavano la pratica attenendosi a norme generalmente accettate.

Quale importanza avesse il medico operatore nell’antica Mesopotamia è dimostrato dal codice di Hammurabi che data circa dal 1900 a. C. e nel quale sono contenute alcune importantissime disposizioni che riguardano strettamente il medico come professionista e ci dimostrano come fossero frequenti gli interventi chirurgici, praticati da professionisti. Queste disposizioni hanno un grandissimo valore storico, perche affermano per la prima volta il concetto della responsabilità penale e civile del medico.

A proposito delle lesioni derivanti da operazioni, è detto: «Se un medico causerà ad alcuno una grave ferita col coltello di bronzo da operazioni e lo guarirà, oppure aprirà un ascesso col coltello da operazioni, e conserverà l’occhio del malato, egli riceverà dieci sicli d’argento, se era uno schiavo liberato, riceverà cinque sicli d’argento; se era uno schiavo, il suo padrone pagherà al medico due sicli d’argento».

«Se un medico farà ad alcuno una grave ferita col coltello di bronzo da operazioni e lo ucciderà, oppure aprirà col coltello di bronzo da operazioni un ascesso c distruggerà l’occhio, gli verranno amputate le mani.» …

L’invasione di orde barbariche che al principio del secolo VII a. C. distrussero il regno facendo scomparire tutte le tracce dell’antica civiltà, segna, con la distruzione di Ninive, la fine dell’epoca gloriosa della storia assiro-babilonese e la scomparsa di granparte dei monumenti di questa magnifica civiltà, la cui nota caratteristica è data dal parti­colare sviluppo delle discipli­ne matematiche. Ma, come vedremo, le idee fondamentali e i progressi più importami dovuti alla civiltà assiro-babi­lonese, si ritrovano nella me­dicina dei popoli vicini o di quelli che ebbero con Babilo­nia più frequenti contatti. …

Da Castiglioni A., Storia della Medicina, Mondadori, Milano, 1936, pg. 31-37.

 

 

 

7000 AF. Trapanazione di un cranio a Chalanghan-Tepe (Agdham), Azerbaijan

Gli scavi archeologici nel sito di Chalagan-Tepe in Azerbaijan hanno rivelato un teschio umano con tracce di trapanazione, che risale al V millennio aC.

Cranio di 7000 AF con tracce di trapanazione trovato nel villaggio di Chalaganpepe (distretto di Agdam). National Museum of the History of Azerbaijan, Baku.

Da Farid Alakbarli. Important Dates in the History of Medicine in Azerbaijan. http://www.alakbarli.aamh.az/index.files/4.htm © “Elm”. History & Heritage Website.

 

 

7000 AF. Azerbaijan Trephination: Cranial Surgery Started with Hand Drilling in Neolithic times

Trepanning – Trepanated skull from Chalaghantepe (Aghdam), 5th millennium BC. Museum of History of Azerbaijan, Baku
http://azhistorymuseum.gov.az//index.php?mod=5&item=105&id=157

Da http://www.techietonics.com/eco-tonics/trephination-cranial-surgery-started-with-hand-drilling-in-neolithic-times.html

 

 

 

7000 AF. Trapanzioni e deformazioni craniche in Medioriente. Israele e Sinai.

The purpose of the present paper is to review surgical and ritual practices on living peoples in ancient times in the Middle East in general and in Israel in particular. First will be trephination, a surgical opening of the skull, followed by head deformation. Such a review will be, it is hoped, a pertinent contribution to the history of medicine in the region.

Trephination
Trephination (trepanation or trepanning), is one of the most ancient medical « treatments » on living humans. It is known from prehistoric times all over the world, and is practiced even at the present time among some tribes especially in Black Africa as reported, for example, by Lisowsky (1967) and Margetts (1967).
As a surgical treatment, trephination appears to have had a remarkable postoperative survival rate, testified by hundreds of skulls with healed wounds in crania from many regions of the world, and especially in pre-Columbian America (Hrdlička, 1897 ; Stewart, 1958).
In the Middle East, trephined skulls have been found, for example, in Egypt, Sudan, Israel, Iran and Turkey. The oldest trephined skulls found in the area are most probably those from the Chalcolithic period from South Sinai (Hershkovitz, 1987), as well as from Israel in the Early Bronze Age in Arad (P. Smith, personal communication) and from the Chalcolithic — Early Bronze Age in Azur (our unpublished material). A Neolithic trephined skull has also been mentioned by Kurth and Rehrer-Ertl (1981) from a site at Jericho, but no further information is available on this specimen other than it presents a healed wound. Trephined skulls have also been found presenting round, some with healed, holes in the scalp during the Middle Bronze Age at Jericho in the Jordan Valley, ca. 2 000 B.C.E. (Oakley et al., 1959 ; Brothwell, 1965) and at the 18th-19th Dynasties site at Sesebi, Sudan, ca. 1 200 B.C.E. (Lisowsky, 1954). …

Artificial cranial deformation
Deformation of the head in the living is a very old, if not the most ancient, cultural practice leading to changes in one’s natural morphology. It was familiar to Hippocrates who described how « among the longheads, as soon as a baby is born its head is moulded by hand and later by the use of bandages and appliances until it becomes drawn out in a unique fashion » (Wells, 1964, p. 163).
Trinkaus (1983) goes back to the Middle Palaeolithic in suggesting that artificial cranial deformation occured among the Mousterian people from Shanidar in Irak. During the Neolithic (ca. 10 000 B.P.) and Chalcolithic (ca. 6 000 B.P.) cases of unquestionable cranial deformation appear at various sites in the Middle East : for example, in Israel (Kurth and Rohrer-Ertl, 1981), Syria (Ferembach, 1970), Cyprus (Angel, 1953), Turkey (Senyurek and Tunakan, 1951), Lebanon (Ozbek, 1974). According to Menard (1977), artificial deformation of the head appears to have been relatively common also in the European Neolithic.
Apparently the most fertile social milieu in which the practice of cranial deformation flourished was undoubtly in the Americas, with an incidence of 90 % of the total population in some regions (Dingwall, 1931 ; Wells, 1964). …

Da Arensburg B., Hershovitz I., Cranial deformation and trephination in the Middle East. Bull. Mem. Soc. Anthropol. Paris, 1988, 5(3),139-150.