1.01 Il Cervello nell’Homo Neanderthalensis

130000 anni fa. Trauma cranico o trapanazione a Krapina.

Frayer D.W., Monge J., Mann A.,  Radovcic J., Nuove evidenze di un comportamento sociale complesso a Krapina, a cura di Facchini F. e Belcastro M.G., La lunga storia di Neandertal, biologia e comportamento, Jaca Book, Milano, 2009.

Dato che Krapina precede ogni invasione di ogni più moderna specie, i comportamenti sono da attribuire unicamente ai Neandertaliani  e non sono copiati o imitazioni dei più moderni Homo sapiens. Diverse ossa craniche rinvenute a Krapina (Croazia) forniscono indicazioni di traumi. Uno di questi reperti, Krapina 34.7, si distingue dagli altri perché mostra la lesione più estesa di tutte le ossa craniche di Krapina e, probabilmente, il più vasto trauma cranico conservatosi in un reperto neandertaliano. Quale che sia l’origine dell’evento traumatico (violenza interpersonale, ferita da caccia, caduta dall’alto in una caverna oppure una trapanazione; vedi per esempio, Lowell, 1997; Walker, 2001; Martin, e Frayer, 1997), l’osso indica che l’individuo è sopravvissuto per un periodo di tempo significativamente lungo dopo l’evento che ha inizialmente causato il trauma. … La ferita è avvenuta ante mortem, come documentato dall’estensione della zona con segni di guarigione ai margini dell’area della depressione dovuta alla frattura. … La natura della lesione indica che il soggetto è stato colpito a destra, nella parte posteriore del cranio e che la frattura prodotta ha formato un’area depressa sulla superficie esterna. Frammenti di ossa all’interno della depressione sono stati se non completamente, almeno parzialmente rimossi al momento del colpo (per una veduta simile di questo tipo di frattura in un campione archeologico più recente, vedi la tav. 8 in Knusel, 2005). …
La trapanazione può essere considerata una spiegazione possibile della ferita, primariamente dovuta alla natura circolare dell’area conservata, ma non sono presenti “segni da strumenti” – che costituisce il criterio principale per determinare se è stato effettuato questo tipo di intervento (Arnott et al., 2003). Utilizzando un campione moderno come confronto Nerlich (1998), Nerlich e collaboratori (2003) e Sauer (1998) hanno costruito una stime del tempo intercorso tra l’evento traumatico e la morte dell’individue basata sul pattern di cicatrizzazione , che indica che la morte potrebbe essere avvenuta mesi o anni dopo il trauma. La natura frammentaria dell’osso limita l’identificazione della forma e del tipo di oggetto che ha prodotto il trauma. E’ ugualmente probabile che fosse un oggetto appuntito o con contorni smussati, che la causa del trauma sia stata accidentale (caduta, incidente di caccia, caduta dall’alto in una caverna), oppure un’azione intenzionale in relazione ad una violenza interpersonale (Berryman e Symes, 1998; Symes et al., 2002). L’altro aspetto interessante della lesione è la sua somiglianza ad una trapanazione (Ormer, 2003). Sfortunatamente, il reperto osseo è troppo piccolo per poter confermare questa ipotesi.
Quali sono state le conseguenze della lesione per l’individuo? Prendendo in considerazione la sua grandezza e la sua profondità, pare possibile che la persona abbia sofferto significativamente degli effetti diretti della ferita, ma la possibilità di trauma al cervello o di altri tipi di trauma (compresa la possibile infezione) rimane nel campo delle speculazioni. …
Le dimensioni della frattura forniscono solamente delle indicazioni della gravità del danno a lungo termine per l’individuo. In passato, come rappresentato dai numerosi casi di studio archeologici (Frayer, 1997; Monge e McCarthy, in stampa), una depressione da 50 mm, contornata da segni di cicatrizzazione ossea, non ha precedenti (eccetto che per le trapanazioni). … In Krapina 34.7, qualunque sia stata la causa del trauma cranico, per danneggiare la superficie di quello che appare essere un osso sano, il colpo deve essere stato molto forte e devono esserci stati alcuni effetti significativi sui tessuti molli adiacenti. Il fatto che il soggetto sia sopravvissuto per un periodo di tempo significativo dopo il trauma è notevole e, con ogni probabilità, rappresenta un caso di assistenza da parte dei suoi compagni.
Bibliografia. Arnott R., Finger S., Smith C.U.M. (eds.), Trepanation: history, discovery, theory, Swets et Zeitlinger, Lisse, 2003; Berryman H.F., Symes S.A., Recognizing gunshot and blunt cranial trauma through fracture interpretation, in Reichs KJ, Bass WM (eds), Forensic osteology advances in the identification of human remains, C.C. Thomas, Springfield, 1998, pp.333-352; Knusel C.J., The physical evidence of warfare – subtle stigmata?, in Pearson M.P., Thorpe I.J.N. 8eds), Warfare, violence ald slavery in prehistory, British Archaeologica Reports International Series, 2005, 1374, pp. 49-65; Lovell N.C., Trauma analysis in paleopathology, Yearbook of Physical Antropology, 1997, 40, pp. 139-170; Martin D.L., Frayer D.W., (eds), Troubled times violence and warfare in the past, Gordon and Breach, Amsterdam, 1997; Nerlich A.G., Pathomorphological and pathophysiological aspects of fracture healing and their application to hystoric fractures, Homo, 1998, 49, pp.156-171; Nerlich A.G., Zink A., Szeimies U., Hagedown H.G., Rosing F.W.,  Perforating skull trauma in Ancient Egypt and evidence  for early neurosurgical therapy, in  Arnott R., Finger S., Smith C.U.M. (eds.), Trepanation: history, discovery, theory, Swets et Zeitlinger, Lisse, 2003; Sauer N.J., The timing of injuries and manner of death : distinguishinh among antemortem, perimortem and postmortem trauma, Reichs KJ, Bass WM (eds), Forensic osteology advances in the identification of human remains, C.C. Thomas, Springfield, 1998; Symes S.A., Williams J.A., Murray E.A., Hoffman J.M., Holland T.D., Saul F.P., Pope E.J.,  Taphonomic context of sharp-force trauma in suspected cases of human mutilation and dismemberment, in Haglund W.D., Sorg M.H. (eds), Advances in forensic taphonomy: method, theory and archaeological perspectives, CRC Press, Boca Raton, Fl., 2002, pp. 403-434.