1.17 Cervello e Chirurgia Cranica 1851-1900

 

1866. Em. FOUCHER, Traité du diagnostic des Maladies Chirurgicales.

 

1866. Em. Foucher, Traité du diagnostic des Maladies Chirurgicales, Tome premiere, Premiere partie, Paris, Adrien dela Haye, 1866.

1866 FOUCHER -DIAGNOSTIC MALADIES CHIRURGICALES T1 P1. PDF 255MB

1866 FOUCHER FRONTESPIZIO

 

 

 

 

1875. PAUL BROCA (1824-1880), Instructions Craniologiques et craniometriques.

 

Paul Broca nato nel 1828 scelse gli studi in Medicina, come suo padre, e andò a Parigi. Iniziò, tra i primi, a studiare le malattie attraverso l’uso del microscopio essendo fortemente convinto che l’esame clinico e quelli di laboratorio dovessero procedere assieme. Lavorò presso diversi Ospedali e nel 1959 fondò la Società di Antropologia che si occupava delle origini della famiglia umana, delle razze, dell’intelligenza e di cervello. Una delle questioni affrontate fu se il cervello funzionasse come una unità indivisibile o se fosse costituito da dicerse parti con diverse funzioni. Nel 1861 un uomo di 51 anni  fu trasferito nel servizio di Chirurgia di Bicêtre per una gangrena. L’uomo era epilettico, ospedalizzato da 20 anni, e aveva perso la capacità di articolare le parole pronunciando solamente “tan” e aveva una paralisi all’emilato destro. Deceduto dopo qualche giorno, all’autopsia fu scoperta una lesione nella terza circonvoluzione frontale, davanti alla scissura di Rolando, nella sede che in seguito sarebbe stata chiamata area di Broca o del linguaggio parlato. Il caso clinico venne presentato nel 1861. Venne coniato per l’occasione il termine aphemia che in seguito diventò afasia. In seguito osservò altri otto casi simili che mostravano sempre una lesione a sinistra in seguito a questa osservazione Broca formulò il termine di dominanza cerebrale attibuito all’emisfero sinistro. I risultati autoptici di questi casi vennero presentati nel 1864. Broca non fu il primo a fare questa osservazione che viene attribuita a Marc Dax il quale però non l’aveva pubblicata. Venne invece pubblicata da suo figlio Gustave nel 1865.

Nel 1865 fu fatto Presidente della Società Chirurgica di Parigi e nel 1868 dicenne professore di Clinica Chirurgiza. Nello stesso anno introdusse un metodo di topografia cerebrale che si correlava alla topografia cranica. Nel 1867 esaminò un cranio peruviano con i segni di una trapanazione e nel 1873 studiò un cranio Cro-Magnon scoperto in Francia. Due suoi lavori che definivano il lobo limbico (in seguito associato all’olfatto, furono pubblicati nel 1877 e 1878. Morì nel 1880.

Broca P (1861) Remarques sur le siège de la faculté du langage articulé; suivies d’une observation d’aphémie (perte de la parole). Bulletins de la Société Anatomique (Paris) 6:330–357, 398–407. Broca P (1865) Sur le siège de la faculté du langage articulé.  Bulletins de la Société d’Anthropologie 6:337–393. Broca P (1878) Anatomie comparée des circonvolutions cérébrales. Le grand lobe limbique et la scissure limbique dans la série des mammifères. Revue d’Anthropologie, Sér. 2, 1:385–498

Da Finger S., Paul Broca (1824-1880), J Neurol (2004) 251 : 769–770,

 

1875. Instructions Craniologiques et craniometriques de la Societé d’Antes hropologie de Paris, Rediges par Paul Broca. Paris, Libraire George Masson, 1875

1875 BROCA -INSTRUCTIONS CRANIOLOGIQUES  (scarica PDF 34MB)

 

 

 

 

1877. FERDINANDO ZANNETTI (1801-1881), La trapanazione del cranio dell’uomo.

 

Dopo aver studiato medicina all’Università di Pisa ed essersi trasferito a Firenze per esercitare la professione, si fece notare dall’élite scientifica fiorentina come medico e chirurgo di talento, tanto che gli fu assegnata la cattedra di Clinica Chirurgica nella Scuola di Perfezionamento di Firenze e quella di Anatomia presso l’ospedale di S. Maria Nuova di Firenze.

Allo scoppiare della prima guerra di indipendenza si arruolò volontario e venne nominato chirurgo in capo nel reggimento degli studenti toscani che il 29 maggio 1848 prese parte alle battaglia di Curtatone e Montanara. Convinto sostenitore della causa unitaria, nel 1849 appoggiò apertamente la Repubblica Toscana che lo incaricò di istituire un esercito repubblicano, la Guardia Nazionale o milizia civica come veniva chiamata allora, di cui poi divenne generale.Poco prima della caduta della repubblica, quando già si negoziava il ritorno del Granduca, Zannetti si dimise dalla carica e, con la restaurazione dei Lorena, venne epurato per tradimento e gli fu tolta la cattedra universitaria.

Continuò con successo ad esercitare, privatamente, come medico e nel 1859, con la fine del granducato, venne reintegrato all’insegnamento universitario ed eletto alla Consulta Toscana per poi passare, l’anno successivo, al Senato del Regno d’Italia. In veste di celebre chirurgo, di stimato accademico e soprattutto di comprovato liberale fu chiamato, il 23 novembre 1862 a Pisa, ad estrarre la pallottola incastrata nel piede del generale Garibaldi ferito in Aspromonte, evitandogli così l’amputazione.

Da https://it.wikipedia.org/wiki/Ferdinando_Zannetti

 

1877. La trapanazione del cranio dell’uomo riconfermata nella pratica dell’alta chirurgia operatoria da Dottor Ferdinando Zannetti. Prato, Tipografia Giacchetti, 1877.

E’ possibile scaricare il PDF e leggere tutto il libro da: https://books.google.it/books?id=6PBmWsj6z7wC&printsec=frontcover&dq=zannetti+ferdinando+trapanazione&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwi16vSqj4LiAhWMCuwKHax2BbIQ6AEIKTAA#v=onepage&q=zannetti%20ferdinando%20trapanazione&f=false

 

 

 

1882. H. CHARLTON BASTIAN (1837-1915), Le cerveau organe de la pansée chez l’Homme et chez les Animaux.

 

Henry Charlton Bastian è stato un fisiologo e neurologo inglese. Si Laureò nel 1861 all’University College di Londra. Il suo primo impiego fu come Assistente Medico in patologia al St. Mary Hospital. Nel 1867 divenne professore di Patologia all’University College. Nel 1868 divenne socio della Royal Society. Per gran parte della dua vita si dedicò allo studio del Sistema Nervoso assieme a Hughlings Jackson e a William Gowers ed è riconosciuto d’essere stato un pioniere moderno della scienza neurologica. Per molti anni studiò il linguaggio pubblicando nel 1869 On the Various Forms of Loss of Speech in Cerebral Disease e concluse nel 1898 con Aphasia and other Speech Defects. Si occupò anche delle paralisi conseguenti ad una affezione cerebrale e pubblicò  Paralysis from Brain Disease (1875), Paralyses, Cerebral, Bulbar, and Spinal (1886), e Various Forms of Hysterical or Functional Paralysis (1893). Another important work was his volume on The Brain as an Organ of the Mind, published in 1880, which was translated into French and German ed ebbe parecchie edizioni.

Estratto da http://munksroll.rcplondon.ac.uk/Biography/Details/283

 

1882.  Le cerveau organe de la pansée chez l’Homme et chez les Animaux, par H. Charlton Bastian, Avec 184 figures dans le texte. Tome premiere. Paris Librairie Germer Baillière, 1882

1882 BASTIAN -CERVEAU HOMME ET ANIMAUX  (scarica PDF)

 

 

 

 

1887. DURANTE FRANCSCO (1844-1934)

DURANTE, Francesco. – Nacque a Letojanni Gallodoro (Messina), da Domenico e da Giovanna Galeano, il 29 giugno 1844. Compiuti i primi studi a Messina, si trasferi a Napoli, ove segui i corsi universitari, allievo tra gli altri di O. von Schroen in anatomia patologica, e si laureò in medicina e chirurgia nel 1866. Dopo la laurea fu per alcuni anni a Firenze, ove poté perfezionarsi in istologia sotto la guida di F. Pacini e ottenne la nomina a chirurgo nell’ospedale di S. Maria Nuova. Per completare la propria formazione scientifica, soprattutto nel campo dell’anatomia e dell’istologia patologica, dal 1869 visitò i principali centri di ricerca europei: fu a Vienna, alle scuole di patologia di S. Stricker e di chirurgia di T. Billroth; a Berlino, negli istituti di patologia di R. Virchow e di chirurgia di B. von Langebeck. Si trovava a Berlino nel 1870 quando scoppiò la guerra franco-prussiana ed ebbe cosi l’opportunità di prestare la sua opera con la Croce rossa al seguito della Sanità militare tedesca fino al termine della campagna: per il servizio reso nella cura dei feriti ottenne una decorazione dal re di Prussia.

Nel 1871 frequentò a Würzburg il laboratorio di F. D. von Recklinghausen e l’istituto di R. A. von Koelliker e segui a Londra i corsi di chirurgia tenuti da W. Fergusson e da T. Spencer; nel 1872 fu a Parigi, alla scuola di A. L. Ranvier e nell’istituto di C. Bernard, ove condusse ricerche sperimentali sull’organizzazione del coagulo sanguigno. In questo lungo periodo di formazione ebbe modo di arricchire le proprie conoscenze di anatomia, di embriologia, di anatomia e istologia patologica; inoltre durante la sua permanenza a Berlino cominciò a interessarsi della patologia dei tumori, che sarebbe poi divenuto uno dei suoi principali argomenti di studio, e, a seguito dell’opera prestata nella Croce rossa, avverti la prima inclinazione per l’esercizio della chirurgia.

Tornato in Italia nel 1872, il D. fu chiamato da C. Mazzoni, succeduto in quell’anno a G. Corradi nella direzione della clinica chirurgica dell’università di Roma, allora allogata nella vecchia e angusta sede dell’ospedale di S. Giacomo, col titolo di assistente; nell’anno accademico 1873-74 gli venne affidato l’insegnamento dell’anatomia chirurgica.

Risale a quell’epoca la pubblicazione di alcuni importanti lavori sull’infiammazione delle pareti vasali e sull’organizzazione del trombo e la formulazione della sua geniale teoria sulla genesi dei tumori. In breve tempo seppe affermarsi con buona fama negli ambienti specialistici e accademici. Nel 1876 fu dichiarato vincitore nel concorso per la cattedra di Anatomia Patologica dell’Università di Catania, ma rinunciò alla nomina per non lasciare l’ambiente scientifico di Roma, più congeniale ai suoi studi e ai suoi interessi di ricerca. Nell’università romana si sviluppò poi tutta la sua carriera accademica e scientifica. Nel 1877 vinse i concorsi per la cattedra di clinica chirurgica di Catania e per quella di patologia chirurgica di Padova, ma preferi ancora rimanere nella sede romana, dove ottenne dapprima l’incarico, nell’anno 1877-78, e poi nel 1881 la nomina a professore di Patologia Chirurgica. L’insegnamento della patologia chirurgica era stato istituito in Roma nel 1870, in sostituzione del precedente corso di “chirurgia theoretica et practica”, ma rimaneva una cattedra fondata sull’insegnamento teorico che si teneva in un’aula della Sapienza, senza un istituto né letti. Alla morte del suo maestro Mazzoni, nel 1885, il Durante era però oramai maturo per ottenere la cattedra e la direzione della Clinica Chirurgica. In breve tempo, confermando le qualità di cui aveva già dato ampia dimostrazione, seppe operare la trasformazione della clinica.

Nei primi anni della sua direzione riusci a trasferirla dalla sede piccola e inadatta nell’edificio di via Garibaldi, dove trovò sistemazione migliore e dove rimase, mentre si compivano i lavori di costruzione del nuovo Policlinico. Nell’edificio di via Garibaldi il Durante, accanto all’attività scientifica, seppe far progredire anche un’organizzazione più razionale e adatta alle nuove esigenze, arricchendone le dotazioni tecniche e scientifiche. Procurò nuovi corredi di strumenti chirurgici, allesti il laboratorio con tutto l’occorrente per l’indagine istologica ed ebbe per primo in Roma un apparecchio per raggi X, all’indomani della scoperta di W. Roentgen. Quando poi, nel 1905, riusci a trasferirsi nel nuovo policlinico che egli stesso aveva concorso a promuovere e a fondare, ebbe a disposizione una sede veramente moderna e idonea che poteva ospitare 80 ricoverati e che era ricca di tutto quanto occorreva alla cura dei malati, alla didattica e alla ricerca.

Sia sul piano scientifico sia su quello pratico e organizzativo il Durante seppe innalzare la sua scuola a vertici ambiziosi, ottenendo riconoscimenti e onori scientifici in campo nazionale e internazionale: il suo lungo magistero portò infatti a grande celebrità la chirurgia romana. Nei primi anni tenne il doppio insegnamento della clinica e della patologia chirurgica, finché nel 1897 cedette quest’ultima a G. D’Urso. Tra il 1909 e il 1912 resse anche l’insegnamento della traumatologia, lasciato da F. Scalzi. Tenne la direzione della clinica e la cattedra fino al 1919, quando dovette lasciare la carica per limiti di età.

Era stato delegato del ministero della Pubblica Istruzione al Congresso Medico Internazionale di Washington nel settembre 1887 e aveva raccolto le sue osservazioni in Gli ospedali degli Stati Uniti d’America, in Boll. uffic. della Pubblica Istruzione, XIV (1888). …

Egli aveva avviato la sua formazione universitaria e aveva potuto compiere le prime esperienze professionali e di ricerca nell’epoca in cui la chirurgia stava abbandonando le strade tradizionali e si stava avviando a più sostanziali progressi, verso una tecnica governata da nuovi principi scientifici, germinanti dalle acquisizioni della patologia sperimentale e della fisiopatologia. Se i suoi maestri erano gli epigoni della tradizione chirurgica precedente, per la quale il cranio, il torace e l’addome erano “santuari” che non potevano essere violati se non per riparare le ferite da cause traumatiche, egli poté operare nella nuova era e fu tra i protagonisti principali del sostanziale rinnovamento. Vide il sorgere del trattamento antisettico delle ferite e poté collocarsi tra i pionieri della nuova chirurgia addominale e della chirurgia dell’encefalo.

Già le sue iniziali ricerche embriologiche e anatomiche erano risultate di un certo interesse, come quelle, compiute nel gabinetto anatomico di F. Todaro a Roma, sulla struttura della macula germinativa nelle uova di pollo e sulla innervazione della cornea (Terminazione dei nervi della cornea, in Ricerche dell’Istituto di anatomia, Roma 1873). Sono del primo periodo anche le osservazioni sul mal perforante plantare, che egli seppe interpretare come una ulcera da alterato trofismo.

Tra i suoi primi campi di ricerca chirurgica il Durante aveva affrontato il problema della patologia tumorale. Aveva cercato di chiarire il motivo per cui elementi epiteliali o connettivali aberranti, rimasti inerti per lungo tempo, riprendendo attività in modo tumultuoso e abnorme, per cause di vario genere, sviluppavano forme tumorali di tipo a volte sarcomatoso e a volte epiteliomatoso. La sua idea dei germi embrionali aberranti “inchiki nei tessuti degli adulti” era frutto di originali ricerche sui nei materni dermoidali ed epidermoidali (Nesso fisiopatologico tra la struttura dei nei materni e la genesi di alcuni tumori maligni, in Arch. di chir. prat. [1874]) e nelle sue osservazioni era già completa la teoria ripresa e diffusa da J. F. Cohnheim e successivamente nota come teoria di Cohnheim-Durante. Buoni consensi nel mondo scientifico ebbero i suoi scritti Gli epiteliomi, Roma 1875, e Indirizzo alla diagnosi chirurgica dei tumori, ibid. 1879.

Una indiscussa priorità riconosciuta al Durante è quella di aver operato con successo un paziente portatore di una neoplasia cerebrale: nel giugno 1884, infatti, asportò un vasto meningioma frontale sinistro, del volume di una mela, in una donna di 35 anni, che sopravvisse a lungo dopo l’operazione (Estirpazione di un tumore endocranico (forma morbosa prima e dopo l’operazione), in Bull. d. R. Acc. med. di Roma, XI [1885], pp. 247-252): egli ne dette comunicazione al congresso di Washington nel settembre 1887 e descrisse il procedimento in Contribution to endocranial surgery, in The Lancet, XXXIII (1887), 2, pp. 654-655. Dopo la resezione dell’osso frontale aggredi il tumore, che aveva un punto di impianto sulla dura madre e occupava la fossa cranica anteriore e parte della fossa mediana, deprimendo la volta orbitale e riducendo sensibilmente il lobo cerebrale anteriore sinistro con un prolungamento che scendeva nelle cellule etmoidali: poté cosi operarne l’asportazione completa e ottenne la risoluzione della sintomatologia. La tecnica del “lembo osteoplastico a sezione osteotangenziale ossea discontinua”, adottata dal D., costitui per diversi anni il procedimento migliore di craniectomia temporanea. Le difficoltà di intervento sull’encefalo erano in gran parte legate al problema di esatta localizzazione della lesione e i rischi operatori erano tanti che l’esempio dato dal Durante non ebbe seguito in Italia per lungo tempo. Del resto anche il tentativo di A.H. Bennet e R.I. Godlee, che a Londra operarono un glioma cerebrale nel novembre 1884, non ebbe successo completo. Lo stesso H.W. Cushing venne a Roma per documentarsi su questo eccezionale intervento.

Il Durante tornò a operare il soggetto, per recidiva della neoplasia, nel 1896 (Craniectomia per tumore del lobo frontale sinistro, in Suppl. al Policlinico, II [1896], pp. 418 s.) e affrontò più volte, in seguito, la patologia tumorale del cervello, dandone diverse comunicazioni ai congressi della Società italiana di chirurgia. In alcuni pazienti da lui operati al cranio ebbe l’opportunità di studiare le localizzazioni cerebrali e in particolare il ruolo dei lobi frontali, individuati come sede dei fenomeni psichici, e della metà anteriore del lobo parietale, sede della sensibilità generale. Nel 1894 diede notizia dell’estirpazione di un fibroma della base cranica con un nuovo procedimento operatorio e dell’estrazione di un tumore dell’etmoide. Sempre in tema di chirurgia del cranio aveva proposto un proprio metodo di ipofisectomia per via faringea.

Contributi originali e innovatori diede anche nella chirurgia ossea e articolare. Propose la “resezione cuneiforme” dell’articolazione del ginocchio, che incontrò il favore dei chirurghi e venne preferita alle altre tecniche: formato un lembo semilunare nella regione anteriore del ginocchio e compresavi la rotula, procedeva alla asportazione della capsula articolare, delle cartilagini e delle parti ossee cariate. Poi resecava i condili e vi ricavava una escavazione femorale, mentre all’estremo superiore della tibia ricavava una sporgenza centrale cuneiforme che incastrava nel femore preparato. Studiò la “artroplastica” del gomito, e per primo operò la “astragalectomia parziale o totale” per la correzione della deformità nei bambini con piede torto congenito o per ottenere una solida artrodesi colla fissazione dell’articolazione tibiotarsica e delle ossa residue del tarso dopo lo svuotamento dell’osso nei casi di paralisi.

Nella chirurgia dello stomaco canceroso fu pioniere delle resezioni e lasciò osservazioni importanti sulla formazione dell’ano artificiale e sull’utilità dello stesso come mezzo preliminare di cura nella patologia rettocolica. Illustrò precocemente la tubercolosi del piloro e del cieco e la sua forma cosiddetta neoplastica. Nel 1891 mise a punto un geniale metodo di “lembo plastico” per la stenosi pilorica. Aveva dovuto affrontare un’accidentale lacerazione avvenuta durante la dilatazione di una stenosi cicatriziale del piloro in una ragazza di 16 anni. Poiché le condizioni erano tali da non consentire l’applicazione della piloro-plastica alla Heineke-Mikulicz, dovette tentare con la divulsione alla Loreta e durante la manovra lo stomaco si lacerò longitudinalmente. Nell’urgenza del momento, egli ebbe l’idea di procedere a una plastica per scivolamento che gli permise di ampliare l’ostio ristretto con una guarigione completa del caso. Presentò la sua esperienza con una relazione sui restringimenti pilorici e sulla loro cura al nono congresso della Società Italiana di Chirurgia, nel 1893 (Dei restringimenti del piloro e della plastica gastroduodenale, in Bull. d. R. Accad. medica di Roma, XX [1894]). Ideò un procedimento di asportazione della lingua con preventiva legatura dell’arteria linguale (Nuovo procedimento operatorio per l’estirpazione della lingua, in Atti d. R. Acc. med. di Roma, VI [1880]) e nella laringectomia operò con lembo cutaneo che chiudeva la breccia faringoesofagea per prevenire le complicanze ab ingestis (Estirpazione d’un laringe canceroso, in Bull. d. R. Accad. medica di Roma, IX [1883]).

La sutura dell’arteria ascellare, praticata per la prima volta con successo dal D., fu il frutto di un intervento estemporaneo, per una ferita accidentale dell’arteria occorsa durante una amputazione di mammella. La sutura dell’arteria poplitea fece seguito all’estirpazione di un voluminoso sarcoma della testa del perone.

Attraverso osservazioni cliniche minuziose e ricerche sperimentali di laboratorio il Durante poté proporre e presentare al decimo congresso della Società Italiana di Chirurgia, nel 1895, la nota cura della tubercolosi mediante iniezioni locali di soluzione iodoiodurata, che permetteva la guarigione senza le mutilazioni della pratica precedente. Visti i risultati poco favorevoli della chirurgia nelle affezioni tubercolari, egli, fin dal 1876, aveva cominciato a usare le iniezioni iodoiodurate nella cura delle adenopatie scrofolose identificate poi come adenopatie tubercolari. Chiarita l’efficacia di queste iniezioni, ne estese l’applicazione alle altre localizzazioni tubercolari: impiegando una soluzione acquosa al 5 per cento di iodio, con l’aggiunta di quantità sufficienti di ioduro di potassio, praticava le iniezioni nelle ghiandole linfatiche colpite e nei casi di lupus e di tubercolosi osteoarticolare. Le osservazioni cliniche e gli esperimenti su cavie e conigli gli consentirono di giungere alla conclusione che lo iodio non agiva direttamente sul bacillo della tubercolosi, ma esercitava un’azione sui tessuti aumentandone la vitalità e stimolando l’attività fagocitaria dei leucociti.

Studiando la tubercolosi e la pseudotubercolosi delle ossa e delle articolazioni, era giunto a considerazioni anatomocliniche in cui criticava le posizioni di F. König e di R. von Volkmann: infatti, rifiutando le idee di chi voleva considerare come di natura tubercolare tutte le patologie osteoarticolari croniche, sosteneva che a lato delle forme veramente tubercolari ne esistevano altre, non attribuibili al bacillo di Koch, che defini pseudotubercolari, caratterizzate da decorso meno tumultuoso e da una più facile tendenza alla guarigione definitiva.

La serie dei lavori del Durante comprende un elevato numero di pubblicazioni su diversi argomenti abbraccianti pressoché tutti i campi di applicazione della chirurgia del suo tempo: studiò la genesi e la metamorfosi di un sarcoma giganto-cellulare delle ossa, la patologia e la terapia delle ghiandole linfatiche; al primo congresso della Società Italiana di Chirurgia, nel 1883, discusse il problema dell’osteomielite cronica delle teste articolari, indicando il procedimento da seguire per evitare la cronicità del processo e la formazione di seni fistolosi; presentò nel 1891 una statistica personale di resezioni dell’intestino, studiò l’uretroperineorrafia nei restringimenti uretrali; compì interventi sul pancreas, sulla milza, sul rene e sull’utero. In un contributo del 1893 sugli esiti a distanza dell’isterectomia per via vaginale nel cancro, riferi le proprie esperienze su una casistica di 50 interventi. Nel 1909 fu relatore al XXII congresso della Società Italiana di Chirurgia sulla cura del carcinoma, esaminando i diversi tentativi infruttuosi di molti autori compresi i recenti risultati della cura con i raggi X. Coltivò studi di urologia, rinnovando tutto lo strumentario chirurgico per queste operazioni nella clinica. Sulla scia tracciata dal suo maestro ebbe sempre attenzione per le norme dell’antisepsi, e usò tra i primi l’azione del vapore e la sterilizzazione a secco con alta temperatura.

Nel 1895-98 a Roma fu pubblicata la prima edizione del suo Trattato di patologia e terapia chirurgica generale e speciale, in tre volumi, uno dei migliori e più completi del tempo, sul quale si formarono generazioni di studenti, la seconda edizione fu stampata nel 1904-06, in quattro volumi. Successivamente comparve il Trattato di medicina operatoria generale e speciale, in due volumi, Torino 1907-09, e in seconda edizione ibid. 1921-25, in 4 volumi. Ad ambedue queste opere collaborò N. Leotta. Di un interesse non trascurabile per la storia della medicina si trova testimonianza in un articolo La chirurgia degli Arabi, in Supplemento al Policlinico, V (1899), 25, pp. 786-791, e in Bull. d. R. Accad. medica di Roma, XX (1904), p. 168. Con G. Baccelli fondò nel 1893 e diresse Il Policlinico. Collaborò col Baccelli alla fondazione del grande policlinico di Roma.

Per quasi mezzo secolo fu alla guida dell’insegnamento chirurgico in Roma e dalla sua scuola uscirono chirurghi di notevole valore che raggiunsero posizioni di primo piano. Il 28 febbr. 1898 gli allievi festeggiarono il maestro con la pubblicazione di tre volumi di scritti Per il XXV anno dell’insegnamento chirurgico di F. D. nell’università di Roma, Roma 1898.

Fu preside della facoltà medica. Quando lasciò la cattedra gli successe il suo allievo R. Alessandri.

Ebbe un ruolo di primo piano anche nella vita pubblica. Fu presidente del Consiglio federale degli Ordini dei medici del Regno nel 1899 e presidente dell’Ordine dei medici di Roma. Fu presidente del Consiglio sanitario del Lazio; medico capo del Sovrano militare Ordine di Malta; diede il contributo della sua competenza per i soccorsi alimentari e ospedalieri dopo il terremoto di Messina e Reggio, per il terremoto della Marsica, per l’organizzazione delle unità sanitarie durante la guerra di Libia e la guerra mondiale. Fu presidente delle direzioni sanitarie militari dei corpi d’armata di Roma e di Ancona, membro dell’ispettorato sanitario militare come generale aggiunto. Fu direttore e amministratore dell’Opera nazionale per gli ammalati e invalidi di guerra.

Era stato tra i fondatori nel 1882 della Società italiana di chirurgia, di cui divenne poi presidente. Fu presidente della R. Accademia medicochirurgica di Roma, presidente onorario della Accademia Lancisiana, socio di molte accademie e società scientifiche italiane e straniere. Fu cavaliere del merito civile e commendatore del Regno.

Coprì diverse cariche pubbliche. Fu membro del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione; consigliere comunale di Roma. Era stato eletto deputato per il collegio di Messina nella XV legislatura del Regno nel 1882, ma la sua elezione venne annullata per sorteggio in base alla eccedenza del numero dei deputati professori. Il 26 genn. 1889 venne nominato senatore del Regno, per la 21ª categoria; prese parte assidua ai lavori del Senato e parlò spesso su problemi concernenti l’istruzione e la professione medica. Fu membro della commissione d’inchiesta sui brefotrofi. Si segnalò tra gli assertori dell’entrata in guerra dell’Italia nel 1915.

Vedovo di Amalia Cocchi, mori il 2 ott. 1934 a Letojanni, dove era tornato per trascorrere gli ultimi anni della sua vita.

Bibl.: Necrologi in Il Policlinico, sez. pratica, XLII (1934), pp. 1675-77; in Riv. sanit. sicil., XXII (1934), p. 1612; in Boll. e Atti d. Accad. med. di Roma, LXI (1935), pp. 133-143; G. Lusena, La Società italiana di chirurgia nei suoi primi 30 congressi (18831923), Roma 1930, ad Indicem; A. Pazzini, La storia della facoltà medica di Roma, Roma 1961, pp. 214-217; F. Bazzi, F. D., in Castalia, XVIII (1962), pp. 173 ss.; V. Triolo-B. Giovannella, F. D. and the Cohnheim theory of oncogenesis, in Physis, VIII (1966), pp. 199-219; B. Guidetti, F. D., in Surgical neurology, XX (1983), pp. 1 ss.; V. A. Sironi, Contributo alla storia della neurochirurgia in Italia: considerazioni sui primi tentativi di asportazione di tumori cerebrali alla fine dell’800 ed agli inizi del 900, in Medicina e storia, a cura di O. Galeazzi, II, Ancona 1986, pp. 152 ss.; E. Polichetti, Il contributo italiano alla neurochirurgia. Critica storica nella mia testimonianza del recente passato, ibid., p. 159; T. Sarti, Il Parlamento subalpino e nazionale…, Roma 1896, pp. 425 s.; A. Malatesta, Ministri, deputati e senatori dal 1848al 1922, I, Milano 1922, p. 348; Diz. dei Siciliani illustri, Palermo 1939, pp. 198 s.; I. Fischer, Biographisches Lexikon der hervorragenden Ärzte… [18801930], 1, p. 342; Encicl. Ital., XIII, p. 296, e App. I, p. 535.

Da G. Armocida:  http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-durante_res-a4bfff72-87ec-11dc-8e9d-0016357eee51_%28Dizionario-Biografico%29/

 

1887. Prof. F.Durante: Contribution to endocranial surgery. The Lancet, Oct. 1, 1887,  pg 654-655.

CONTRIBUTION TO ENDOCRANTAL SURGERY.
By F. DURANTE,

PROFESSOR OF SURGERY.

Paper read in the Surgical Section of the International Medical Congress held at Washington, U.S.A., September, 1887.

In May, 1884, C. B –, a woman, thirty-five years of age and a native of Narni, came under my care. Her general appearance was good; she seemed well nourished, although not of a very robust constitution. Externally, she showed no abnormality, except as to her left eye, which appeared somewhat low and drawn outwardly, otherwise the movement as well as the functions of the globe were normal. This deformity had manifested itself only within the three months previous to her visit to me. For a year or more however, she had entirely lost her sense of smell, her memory had become impaired, particularly as to remembering names, and she experienced a peculiar sensation of vacuity which caused her to feel uncertain in her movements. Motion, sense of touch, and sensibility to heat and pain remained natural. From her husband I learnt that she had somewhat changed in disposition; that from being generally happy and bright, she had become sad, melancholic, and taciturn, although she did not seem to brood over the state of her health. The senses of hearing and taste, and the functions of the chylopoietic viscera were perfect; also nothing abnormal was found on a close examination of the nasal and pharyngeal regions. The course of the disease, the loss of memory and of the sense of smell, and the objective and subjective state of the patient led me to believe in the presence of a tumour within the cranium, the pressure of which affected the anterior lobe of the brain and paralysed or destroyed the olfactory nerve. Moreover, the displacement of the globe of the eye led me to believe also that the tumour had penetrated the superior arch of the orbital cavity. Such being my diagnosis, I now proposed to the patient an operation that would remove the offending object, explaining to her the gravity of the operation without reserve. She was brave, and she consented.

To reach the tumour it was necessary to make a large opening in the left frontal bone; so with an incision commencing from the inner angle of the left orbit upwards nearly to the hair line as far as the temporal region, I raised all the soft tissue from the bone in a flap. The bone being exposed, with a sharp scalpel and hammer I removed a large portion of it, commencing at the superior orbital margin, inferiorly, and found that the internal parietes of the frontal sinus had been forced outwardly. The dura mater being now exposed, I examined it, and found that it had been perforated by the tumour just opposite the frontal eminence. With great care I now began to scoop out the tumour. As soon as a considerable portion of the tumour was removed, I detected that it did not adhere beyond the internal surface of the dura mater, and that therefore its enucleation was comparatively easy; and then removed it and carried with it all the adherent portions of the dura mater. The haemorrhage was slight and easily controlled by the haemostatic, a tampon treated with sublimate. The tumour was lobular, of the size of an apple, and weighed seventy grammes. It occupied the anterior fossa at the base of the left cranium, extending to the right and upon the cribriform lamina, which it destroyed. Posteriorly it extended to the glenoid tubercles before the sella turcica. The left anterior cerebral lobe was greatly atrophied; the orbital arch was much depressed, but not perforated by the tumour as I had anticipated. Having stopped the bleeding completely, I now united the wound by first intention, leaving in the cavity occupied by the tumour a drainage tube, which descended to the left nasal fossa through the opening made on the ethmoid by a prolongation of the neoplasm; then I closed the nasal cavity with an iodoform tampon. The operation lasted about an hour. The patient bore the chloroform very well, showing only the weakness following the use of. an anaesthetic and attendant upon loss of blood. On the third day she had fairly recovered, and the wound was healing without suppuration. The drainage worked well, a large quantity of serum tinged with blood flowing through it. On the fourth day, however, the patient was overtaken by sudden prostration, was inclined to sleep, exceedingly disinclined to talk, and complained of mental confusion. I then discovered that the drain had stopped during the night, so I at once removed the tampon, replacing it, however, further down the nasal cavity. The effect was good; the serous fluid began to drip again. Not satisfied with this, I applied a gum-elastic “pump” to the external opening, and drew off about thirty grammes of liquid. The flow was thus re-established, and continued all the following day and night. On the renewal of the flow the alarming symptoms disappeared as if by magic. On the seventh day I removed the stitches and the drainage tube, and on the fifteenth day the patient returned to her home, doing very well. She had lost that sensation of vacuity around her person which made her uncertain in her movements, but had not regained her memory or the sense of smell.

Three months after I presented my patient to the Chirurgical Society at its meeting in Perugia in 1884. She was in a happy frame of mind, and willingly related her experience. She stated that now all her faculties and moral conditions were normal, and that she had even regained her sense of smell. This greatly surprised me, for I felt sure that I had destroyed the left olfactory in removing the tumour, which had destroyed the cribriform lamina of the ethmoid. Upon experimenting, however, with aromatic substances, we found that she could only smell with the right, and that the left was totally insensible, its olfactory having been destroyed either by the pressure of the tumour or by the operation itself. The part of the bone which had been removed was now partially reproduced, the cavity in the region of the operation had disappeared, and the eye had regained almost entirely its normal position. The tumour, under the microscope, presented a multiform fibrocellular structure of sarcoma.

It is now four years since that operation was performed, and my patient is in perfect health. My diagnosis and the operation, apparently so hazardous at the time, are therefore justified by the result. And, though such operations have generally failed, the success of mine should secure proper consideration at the hand of modern surgery.

The progress of experimental pathology and of studies of cerebral localisation every day now smooths our way to the diagnosis of cerebral diseases, so that the cranial cavity may in future justly enter into the dominion of surgery. The frontal and parietal regions can now be successfully attacked by the scalpel of the surgeon, and many affections of the meninges become trophies of rational surgery.

Rome.

 

 

 

1890. ALEC FRASER (…-…), A guide to  operations on the brain.

 

1890. A guide to  operations on the brain illustrated by forty-two life-size plates in autotype and two woodcut in the text by Alec Fraser, professor of Anatomy, Royal College of Surgeons in Ireland, London J&A Churchill, 1890.

© Biblioteca Spedali Civili, Brescia, Italia

A Lobo Frontale; B Scissura Rolandica; C Lobo occipitale; D Lobo Temporale.           1, 2, e 3 sono le circonvoluzioni.La rappresentazione iconografica di questo libro è un esempio di studio delle localizzazioni della corteccia cerebrale e delle altre strutture cerebrali in profondità nel cervello in funzione dei reperti cranici superficiali. L’autore per maggior attendibilità ha fatto lo studio sul cadavere e quindi lo ha riprodotto “a grandezza naturale” per rendere più precise le misurazioni. Le praparazioni riguardano l’uomo adulto ed il bambino.

 

 

 

 

1891. FREDERICK TREVES, F.R.C.S. (1853-1923), A manual of operative surgery

 

Frederick Treves nacque a Dorchester il 15 febbraio del 1853. Educato da giovane dal noto poeta del Dorset, William Barnes, che gli infuse l’amore per lo studio e la conoscenza, si formò professionalmente presso il London Hospital, uno dei più importanti ospedali europei nonché sede di un’ottima divisione di chirurgia. L’esperienza al London Hospital fu di fondamentale importanza nella sua crescita come medico e come studioso: lì ebbe modo di analizzare il caso di Joseph Merrick, da lui definito l’uomo elefante trattandosi di una forma sistemica di neurofibromatosi che aveva alterato il viso ed il corpo.

Tra il 1899 e il 1902 Treves partecipò come medico militare alla guerra dei Boeri, dove gli fu affidato l’ospedale un ospedale da campo. Anche questa fu un’esperienza decisiva nella sua vita tanto che al suo ritorno in Inghilterra gli vennero conferite molte onorificenze.

Il vero passo in avanti avvenne nel 1894 quando fu nominato chirurgo ufficiale del Duca di York (il futuro Giorgio V) e poi nel 1900 chirurgo della regina Vittoria. Un evento decisivo nella sua carriera di chirurgo reale fu l’operazione chirurgica cui si sottopose il re Edoardo VII nel 1902 prima della cerimonia di incoronazione: Treves riuscì a drenargli un ascesso all’appendice salvandogli la vita e guadagnandosi un ulteriore titolo di Baronetto.

L’operazione interessò molto Treves che iniziò a esaminare più attentamente quell’organo e la sua patologia più comune, l’appendicite (che egli però tradizionalmente definiva peritiflite), tanto da pubblicare numerosissimi saggi al riguardo. Purtroppo tutto lo studio che vi dedicò non bastò a salvare la vita di sua figlia che morì in tenera età proprio di questa appendicite. All’età di 55 anni Treves decise di lasciare la sua attività di medico per dedicarsi maggiormente alla scrittura di libri, articoli, memorie di viaggi e di vita. Morì a Losanna nel 1923.

Estratto da https://it.wikipedia.org/wiki/Frederick_Treves

1891. A manual of operative surgery by Frederick Treves, F.R:C:S:, Surgeon to, and  Lecturer on Anatomy at, The London Hospital; Member of the Board of Examiners of the Royal College of Surgeons. With 422 illustrations. Vol. II.Cassel & Company, London, 1891.

Ossivore di Hopkin

 

 

 

1892. SILVA (…-…) Appunti Malattie Nervose.

 

1892. Silva, Appunti Malattie Nervose.

1891 SILVA -CASI CLINICI DI NEUROLOGIA (scarica il PDF 93MB)

Manoscritto riprodotto mediante tecnica litografica ad uso degli studenti del corso del prof. Silva degli anni 1891-92. Sono riportati i seguenti casi clinici:

  • Paramioclono multiplex, pg. 2
  • Neurite crurale destra, pg. 13
  • Vertinine ab aure lesa e vertigine di Méniere pg, 18
  • Emicorea. Pg, 41
  • Paralisi pseudobulbare, pg.54
  • Emiparesi destra, pag. 85
  • Dei Tremori, pg. 93
  • Anosmia, pg 104
  • Paraplegia da compressione del midollo spinale, pg. 108
  • Mixoedema (cachessia pachidermica), pg. 124
  • Isterismo, pg. 144

Nell’ultima pagina è scritto: Avvertiamo che qui sono riferiti parecchi casi clinici trattati dal Prof. Silva nelle sue lezioni, come ad esempio di emiplegie, perché questo argomento fu svolto ampiamente l’anno scorso. Oltre a questi dovrebbero essere riferiti: un caso di epilessia accompagnata da spiccati caratteri somatici degenerativi, due di emiplegia da trauma al cranio in cui fu eseguita la trapanazione, uno di corea isterica, ecc. Ma la ritrettezza del tempo ci costringe nostro malgrado ad ammetterli.

Alcune immagini nel testo.

 

 

1893. A. D’ANTONA (1842-1913), La nuova Chirurgia del Sistema Nervoso Centrale.

 

D’ANTONA, Antonino. – Nacque a Riesi (Caltanissetta) il 18 dic. 1842 da Antonino e da Concetta Debilio. Compiuti in Sicilia gli studi classici, si trasferì a Napoli, dove si iscrisse alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università. Fu guidato, fino dall’infanzia, dalle cure di uno zio paterno, l’arciprete Gaetano D’Antona, che lo seguì anche negli anni della sua formazione universitaria. A Napoli ebbe maestri illustri di medicina e fu particolarmente vicino alle figure di O. Schrön, A. Cardarelli e F. Palasciano.

Ottenne la laurea nel 1866 e si indirizzò subito verso il campo prediletto della chirurgia. Intese perfezionare le sue attitudini e il suo metodo nello studio e nella ricerca, dedicando ancora qualche anno alla propria formazione. Desideroso di ampliare la sua istruzione attraverso la conoscenza dei principali ambienti scientifici italiani ed europei, compì viaggi di studio all’estero e per circa tre anni, dal 1866 al 1869, frequentò le più rinomate cliniche chirurgiche dell’epoca: fu a Vienna, dove conobbe C. A. T. Billroth e ne seguì la scuola, a Berlino, a Lipsia, presso J. F. Cohnheim; a Londra gli fu maestro T. S. Wells, che strinse poi con lui una solida amicizia.

Questo tirocinio in centri clinici di rilevanza internazionale gli procurò una eccellente formazione, orientata verso gli aspetti più moderni e stimolanti della chirurgia, e lo preparò alle nuove applicazioni della disciplina che affrontava in quegli anni profondi rinnovamenti scientifici. Tornato a Napoli, venne chiamato alla clinica universitaria di C. Gallozzi. Tuttavia, seguendo un costume assai diffuso e fiorente in Napoli a quell’epoca, si diede presto alla pratica dell’insegnamento privato. In questa attività conseguì un immediato successo: tenne uno studio aperto e frequentatissimo da molti allievi fino a circa il 1881; fondò e gestì per diversi anni una piccola “casa di salute” nella quale ricoverò e operò molti pazienti riportando buone affermazioni professionali.

In quegli anni diede alle stampe i suoi primi lavori scientifici: studi sulla flogosi, sul processo ulcerativo, sulle infezioni chirurgiche, sulla patologia e la clinica chirurgica delle affezioni osteo-articolari. Le sue prime pubblicazioni e l’esercizio fiorente della sua attività di docente privato ne consolidarono l’immagine di studioso e di buon didatta negli ambienti accademici. Nel 1881 vinse il concorso per il titolo di professore di patologia chirurgica nell’università di Padova. Nel 1884 ottenne la nomina a professore ordinario e la cattedra di patologia chirurgica nell’università di Napoli. Non trascurò mai la pratica clinica. Fu chirurgo all’ospedale dei Pellegrini e nel 1888 vi occupò anche l’ambito posto di anatomopatologo.

Nel 1885 gli si offrì la possibilità di coprire la cattedra di clinica chirurgica nell’università di Modena, ma vi rinunciò per non lasciare Napoli: in questa città infatti aveva oramai acquisito una larga rinomanza che lo collocava tra i membri principali della reputata scuola chirurgica napoletana. Il D’Antona si distinse soprattutto come patologo chirurgo, sia in campo scientifico, sia in quello didattico; i suoi insegnamenti erano sempre molto frequentati ed egli dettò una serie molto nota di lezioni di patologia chirurgica, che non vennero però raccolte organicamente in stampa. Quando, a seguito della legge Baccelli del 1889, all’insegnamento della patologia chirurgica fu aggiunto quello della propedeutica clinica, il D’Antona prodigò ogni sua cura perché nella scuola da lui diretta gli allievi potessero acquisire solide basi teoriche e pratiche per la loro formazione professionale. Sotto la sua guida si formarono molti eccellenti chirurghi, tra i quali E. Tricomi, G. D’Urso e G. Pascale, che rinnovarono radicalmente la chirurgia ospedaliera e privata; dalla sua scuola uscirono in quegli anni numerose pubblicazioni sue e dei suoi allievi. Nel maggio 1896 fu delegato, insieme a E. Bottini, a rappresentare la Società italiana di chirurgia a Berlino nel XXV anniversario della Società tedesca di Chirurgia.

Il 25 ottobre 1896 fu nominato senatore del Regno; tuttavia partecipò poco ai lavori del Senato. Nel 1903, succedendo al Palasciano e al Gallozzi, fu preposto alla cattedra e all’istituto di Clinica Chirurgica. Nella sua lunga attività scientifica e clinica il D’Antona si occupò di molti argomenti della patologia e della clinica chirurgica, diede importanti contributi in diversi settori e lasciò numerose pubblicazioni.

Tra i lavori sulla flogosi il più noto è quello Della infiammazione (Napoli 1876),opera dei primi anni di ricerca, che ne metteva in evidenza le doti di studioso e le capacità di sintesi scientifica. Sulla scorta dell’esperienza maturata nei suoi viaggi di studio, egli dava una completa rassegna delle principali teorie contemporanee sul problema, discutendole alla luce di sue personali osservazioni. Il D’Antona collegava il processo infiammatorio all’intervento di un agente flogogeno in grado di interferire nei meccanismi delle correnti nutritive e circolatorie, alterandole profondamente. Nel 1883 raccolse nel volume Saggi di chirurgia addominale. Trenta laparatomie (Napoli 1883) le note relative alla varia casistica operata nella sua casa di salute. Alla chirurgia addominale dedicò sempre gran parte della sua attività e molti suoi lavori successivi trattarono argomenti di clinica e tecnica chirurgica di questo settore. Si interessò della chirurgia della milza, eseguì interventi di splenectomia e di splenopessia. Nel 1885, precedendo di un anno E. Bergmann, al quale viene spesso attribuita la paternità di questo intervento, introdusse la tecnica della nefrectomia paraperitoneale; del resto, si occupò con frequenza di chirurgia renale, pubblicò una casistica di ventidue nefrectomie e descrisse un nuovo metodo di sutura e di innesto degli ureteri. Si interessò della terapia chirurgica della tubercolosi e presentò una relazione sulla tubercolosi gastrointestinale al convegno internazionale contro la tubercolosi tenutosi a Roma nel 1912.

Si dedicò con interesse anche alla chirurgia del Sistema Nervoso: cervello, cervelletto, midollo spinale. Fu tra i cultori degli studi di topografia cranio-cerebrale insieme a C. Giacomini, G. Chiarugi, P. Broca, F. Padula. Ideò un suo metodo per la determinazione della topografia cranio-encefalica fondato, come già quello di T. Kocher, su linee tracciate sul capo, a partenza da punti precisi, alle quali corrispondevano i solchi, i giri e le aree da delimitare. Nei due volumi La nuova chirurgia del sistema nervoso centrale (Napoli 1893-1894) raccolse tutto il corpo dei suoi studi e dei suoi contributi originali, riunendoli in una trattazione che integrava tutto il panorama delle conoscenze più aggiornate del settore.

L’attività del D’Antona spaziò insomma in tutti i campi della chirurgia. Si occupò anche di ortopedia e di traumatologia. Le sue osservazioni sui traumatizzati del terremoto di Messina e Reggio nel 1908 gli permisero di mettere in evidenza alcune particolarità delle lesioni e di descrivere la sindrome da schiacciamento. Ancora, ebbe larga esperienza in ginecologia; in molti lavori diede precisa documentazione di una ampia casistica personale in tema di isterectomia e di ovariectomia. Si occupò di chirurgia vascolare e della toracoplastica delle fistole toraciche. In campo più strettamente tecnico, il D. è ricordato soprattutto per l’introduzione del metodo antisettico nella scuola chirurgica napoletana, cui conseguì una sensazionale flessione della mortalità operatoria. L’antisepsi propugnata dal D. completava quindi il perfezionamento delle tecniche operatorie realizzato dal Gallozzi, rendendo possibili i grandi progressi della moderna clinica chirurgica.

Il nome del D’Antona fu però, negli ultimi anni, legato anche alle spiacevoli vicende di un processo che lo vide imputato di omicidio colposo per un caso di responsabilità professionale. Si trattò di una lunga e tribolata questione che ebbe vasta risonanza, anche fuori dall’ambito locale, per la notorietà scientifica dell’imputato e per la sua appartenenza al Senato del Regno. Un paziente operato dal D’Antona nella casa di cura dell’Ospedale della Pace, nell’ottobre del 1900, venne a morte qualche settimana dopo l’intervento. Si trattava, secondo il chirurgo, dell’esito naturale della malattia che egli aveva diagnosticato, al tavolo operatorio, come cancro (cfr. A. D’Antona, Brevi chiarimenti di fatto intorno al mio processo, Napoli 1904). Tuttavia all’autopsia era stata rinvenuta nella cavità addominale una garza chirurgica dimenticata durante l’operazione. Su richiesta dei parenti del paziente, si aprì un processo che ebbe alterne e contraddittorie vicende e che vide comparire, in qualità di periti, alcuni tra i più illustri nomi della medicina del tempo. Dopo una prima conclusione di non darsi luogo a procedere, per mancanza di indizi nel 1901, fu avviato un secondo processo nel 1903. Nel febbraio 1904 si aprì la discussione della causa davanti a tutto il Senato riunito in Alta Corte di giustizia, sotto la presidenza di G. Finali. Dopo un dibattito lungo, reso laborioso anche dalla complessità dei diversi pareri peritali, il D’Antona venne assolto per non aver commesso il fatto. Nella memoria dell’opinione pubblica, però, il nome del chirurgo restò fatalmente legato per molto tempo a quel processo. Negli ultimi anni il D’Antona diede ancora numerose e valide prove delle sue qualità di clinico e di docente, attraverso i molti lavori scientifici propri e dei suoi allievi. Nell’autunno del 1912 comparvero i primi segni di una grave malattia. Le sue forze declinarono in breve tempo, ma egli resse l’insegnamento ancora per tutto un anno accademico. Nell’estate seguente le sue condizioni di salute si aggravarono. Morì in Napoli il 21 dic. 1913.

Bibl.: Necrol. in Annuario d. Univers. di Napoli, 1914-15, pp. 295-301; G. Pascale, La chirurgia moderna e la scuola napoletana (PalascianoGallozziD’Antona), in Annali di chirurgia, VI (1927), pp. 1-63; A. Malatesta, Ministri, deputati, senatori dal 1848 al 1922, Milano 1940, p. 315; L. Torraca, Il processo D.,in La Riforma medica, LXV (1950, 34, pp. 931-37; T. Sarti, Il Parlamento subalpino e nazionale, Roma 1896, p. 1062; I. Fischer, Biograph. Lex. der hervorragenden Ärzte…, I, p. 32; Encicl. Ital., XII, p. 351

Estratto da Giuseppe Armocida, http://www.treccani.it/enciclopedia/antonino-d-antona_(Dizionario-Biografico)/

1894. A. D’antona, La nuova Chirurgia del Sistema Nervoso Centrale (Cervello, Cevelletto, Midollo Spinale), Lezioni dettate nell’Ospedale Clinico di Napoli raccolte e pubblicate dal Dr. Giuseppe Janni. Vol. II. Con 5 figure intercalate nel testo. Napoli, Tipografia Angelo Trani, 1894.

 

 

 

1894. GIUSEPPE ZUCCARO (…-…), Nuova trefina e nuovo metodo di trapanazione temporanea del cranio.

 

1894. Nuova trefina e nuovo metodo di trapanazione temporanea del cranio: comunicazione fatta nella seduta 30 marzo alla sezione chirurgica dell’XI. Congresso Medico Internazionale in Roma, del Dr Giuseppe Zuccaro

Signori, se c’è una resezione temporanea del cranio, non ce n’è tuttavia una trapanazione temporanea. Questa operazione non può essere eseguita con il trapano abbiamo le trefine così come le abbiamo avute finora. Credendo che sarebbe utile aprire grandi brecce nel cranio, con formazione di lembi osteoplastici, senza causare il minimo scuotimento e agitazione alla scatola cranica e al suo contenuto, ho immaginato un particolare trefina.

Trefina di Zuccaro, da Padula, Chirurgia Cranica, pg. 178.

Vi presento, signori, lo strumento. Ha qualcosa della bussola e della trefina. Consiste di una maniglia e un cilindro d’acciaio, che termina in con un punto quasi conico. A due centimetri dalla punta, un’asta scorre trasversalmente in una finestra quadrata del cilindro verticale e una vite linea fissa il punto desiderato.
Questa barra orizzontale, un vero raggio di un cerchio, porta anche, alla sua estremità, una finestra quadrata in cui si fissa una lama in acciaio resistente, ben temperata, fissabile con una vite. Questa lama realizza con l’asse dello strumento un angolo convergente di quindici gradi e taglia l’osso obliquamente. Lo spessore di questa lama è

 

 

 


 

 

 

1895. FABRIZIO PADULA (1861-1933), Chirurgia Cranica.

 

Padula Fabrizio, di famiglia agiata, compì gli studi presso il liceo classico di Potenza. Conseguito il diploma superiore, si iscrisse alla facoltà di medicina e chirurgia a Napoli, laureandosi con il massimo dei voti. Dopo aver vinto un concorso nella Regia Marina, si trasferì a Venezia per prestarvi servizio medico e, dopo quattro anni, si spostò a Roma, insegnando medicina operatoria all’università romana e ricoprendo la mansione di medico del Municipio della capitale. Fu assistente di Francesco Durante a Roma. Libero docente in Anatomia Chirurgica e Medicina Operatoria nel 1896, tra il 1903 e il 1904 vinse i concorsi per la cattedra di medicina operatoria alle università Palermo, Genova e Napoli, optando per quest’ultima. Dal 1904 occupò la cattedra di Medicina Operatoria a Napoli. Accanto alla docenza nell’ateneo napoletano, Padula, durante la prima guerra mondiale, prestò servizio come capo reparto di chirurgia nell’ospedale di Marina di Napoli e poi come consulente medico di Corpo d’Armata, con il grado di maggior generale.

Fu anche consulente delle ferrovie, curando i ferrovieri con minori corrispettivi, e prestò la mansione gratuitamente a favore dei ceti meno abbienti. Oltre alla fama di chirurgo, Padula fu anche scultore e pittore, come ne fanno testimonianza le opere nella sua “Villa delle Fate” a Capodimonte e “Villa Padula” poi “Hotel Garden” a Pineto (TE, stupenda costruzione in stile veneziano a ridosso della Pineta Litoranea Pinetese, entrambe le ville sono state edificate agli inizi del Novecento. Si spense a Napoli nel 1933.

Sono da ricordare di lui gli studî sul ginocchio valgo statico (1882), sulle vie che debbono seguire i proiettili penetranti nell’orbita (1887), sulla fisiopatologia del cammino dopo asportazione dello sciatico (1889), sulla fisiopatologia del cuore e dei grossi vasi dopo pericardiectomia (1890), sull’ernia crurale, ecc.; i volumi sulla chirurgia cranica (Roma 1896), e sull’anatomia chirurgica dell’arto superiore (Roma 1904; quello sull’inferiore rimase incompiuto).

Estratto da: Mario Donati, http://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-padula_%28Enciclopedia-Italiana%29/ ,  e   https://it.wikipedia.org/wiki/Fabrizio_Padula

1905. Fabrizio Padula, Chirurgia Cranica, Le operazioni che si praticano sulle ossa del cranio, metodi e processi operatori relativi. Roma, 1905.

Visionare tutto il libro al link: https://archive.org/details/b21698788/

 

 

 

 

1895. GIOVANNI MINGAZZINI (1859-1929), Il cervello in relazione con i fenomeni psichici.

 

MINGAZZINI Giovanni, nacque ad Ancona il 15 febbraio 1859 da Ferdinando, ingegnere, e da Cesira Franceschelli. Nella prima età si trasferì con la famiglia a Roma. Immatricolato nell’anno 1877-78 presso la Facoltà Medica dell’Università di Roma, già da studente dimostrò interesse per gli studi di anatomia frequentando l’istituto di F. Todaro, con il quale si laureò nel 1883. In quell’ambiente compì le sue prime esperienze, nutrendosi a una scuola aperta all’avanzata delle dottrine evoluzionistiche, in cui prendeva vigore un movimento positivistico di interpretazione biologica dei dati anatomo-fisiologici e in cui ricevevano impulso gli studi di embriologia comparata. Per l’impegno profuso in qualità di giovane neolaureato, il Mingazzini fu insignito dei premi Corsi e poi Maggi. In quegli anni coltivò anche un’esperienza clinica, addestrandosi all’esercizio pratico della medicina negli ambienti ospedalieri: dopo la laurea, infatti, il Mingazzini aveva intrapreso la carriera ospedaliera nell’arcispedale romano di S. Giovanni, ottenendo presto, tuttavia, di poter privilegiare gli studi e la carriera accademica. Divenuto nel 1885 assistente nell’istituto anatomico diretto dal suo maestro, nel 1889, conseguì la libera docenza in anatomia umana normale.

Il Mingazzini si era perfezionato con una esperienza biennale a Monaco di Baviera, presso il laboratorio del manicomio di quella città. Con Todaro aveva affrontato gli aspetti anatomici e fisiologici del sistema nervoso, raggiungendo presto una riconosciuta competenza anche in campo clinico-neurologico. Le prime pubblicazioni, che risalgono al periodo trascorso nell’istituto di anatomia, affrontano quasi esclusivamente lo studio del Sistema Nervoso Centrale. Poco dopo la laurea, nel 1884, il M. aveva già dato alle stampe un piccolo manuale di anatomia che conobbe una ristampa nel 1889 (Manuale di anatomia degli organi nervosi centrali dell’uomo: ad uso dei medici e degli studenti di medicina, Roma 1889). Mentre si inseriva nella corrente biologica di interpretazione anatomo-fisiologica, il Mingazzini non perdeva il contatto con l’insegnamento di J. Moleschott e poi di L. Luciani, e di G. Sergi per quel che riguardava il settore antropologico, coltivando specialmente gli studi di morfologia e istopatologia cerebrale. Tali interessi lo condussero all’ospedale romano di S. Maria della Pietà nella sua sede della Lungara, dove era stato chiamato come settore anatomopatologo nel 1891 e dove fondò un laboratorio anatomopatologico particolarmente avanzato nelle indagini strumentali, che presto si avvalse di una ricca collezione di preparati istologici. Se dapprincipio aveva subito una forte impronta di stampo evoluzionistico, in un secondo momento il Mingazzini non rimase indifferente alle proposte del neocostituzionalismo, aderendo a un modello che si andava affermando allora nella scienza medica italiana. Nel 1905 subentrò a C. Bonfigli nella carica di direttore del manicomio, mantenendo l’incarico fino al 1924, anno della chiusura. Non smise per questo l’insegnamento universitario: dopo la libera docenza in anatomia normale, nel 1894 conseguì anche quella in neuropatologia e psichiatria. L’incarico ufficiale gli venne nel 1896, quando successe a E. Sciamanna nell’insegnamento della clinica di malattie nervose e mentali. Nominato nel 1900 straordinario nella stessa materia, il Mingazzini ottenne l’ordinariato nel 1910; infine, nel 1921, succedendo ad A. Tamburini, divenne direttore della clinica di malattie nervose e mentali, reggendola poi fino al 1929. Sotto la sua direzione, iniziata nel 1905, la clinica neurologica cambiò sede, spostandosi dal manicomio ai locali di patologia medica nel policlinico Umberto I e nel 1924 trovò una collocazione in un proprio edificio nel quartiere universitario.

Il M. è considerato il fondatore della scuola neurologica romana nonché uno fra i massimi interpreti italiani degli studi specialistici raccolti sotto il titolo di «neuropatologia», termine che evidenzia il particolare carattere anatomo-clinico di tale indirizzo di ricerche. In quattro decenni di attività professionale, sviluppò l’esplorazione minuziosa delle funzioni del sistema nervoso centrale, analizzandone morfologia e fisiologia anche nei risvolti patologici e clinici. È evidente il ruolo che le tecniche anatomiche svolsero nel suo lavoro come strumento privilegiato di conoscenza in ambito neurologico. I suoi studi hanno permesso un avanzamento notevole nel campo della neurologia e anche della psichiatria, settore disciplinare che si andava affermando a Roma con orientamento in senso neurologico, nonostante le difficoltà incontrate per essere riconosciuto in ambito universitario come separato dalla neurologia.

All’atto di nascita della Società italiana di neurologia (Roma, 8 apr. 1907) – evoluzione della Società frenopatica (1861) e poi freniatrica (1873) – il Mingazzini fu uno dei due vicepresidenti con E. Morselli, mentre il presidente fu L. Bianchi. In quello stesso anno si tenne la prima riunione della corrispettiva società tedesca (cfr. Note sopra il primo congresso della Società di neurologia tedesca tenuto a Dresda (settembre 1907), in Il Policlinico, sez. pratica, XIV [1907], 44, pp. 1391-1394), la Deutsche Gesellschaft für Neurologie, che si era costituita da pochi mesi con W.H. Erb e H. Oppenheim. Appariva indebolita la tradizione di associare le discipline neurologiche con quelle psichiatriche e la neuropatologia sembrava stringere un nuovo sodalizio con la chirurgia, in particolare con le branche della otorinolaringoiatria e oftalmologia. Nel 1921, riconosciuto ormai come un caposcuola, il Mingazzini inaugurò la neonata cattedra di clinica delle malattie nervose e mentali. Egli si faceva difensore del concetto di P. J. Moebius nella prospettiva di fondare istituti per i malati nervosi poveri (Sulla necessità di ospedali per i malati nervosi poveri, in Il Policlinico, sez. pratica, XXI [1914], 4, pp. 144 s.). La sua personale adesione alla nosologia tedesca risulta anche dalla considerazione delle cefalee come psicosi nevralgiche (si veda la prefazione del M. al libro dell’allievo M.A. Broglio, Contributo allo studio clinico dell’emicrania, Roma 1905), al cui proposito dichiarava di condividere la teoria sulle psicosi «consecutive ad irritazione spinale» delineata da W. Griesinger. Sullo stesso binario, si collegava a Griesinger e H. Schüle per quel che riguarda le «disfrenie nevralgiche», rivendicando in diversi lavori l’entità delle «psicosi nevralgiche». Nello Studio clinico sulle psicosi nevralgiche (in sensu lato) – in Riv. sperimentale di freniatria e medicina legale delle alienazioni menta­li, 1899, vol. 25, pp. 401-444, 563-606, in collab. con G. Pacetti – il Mingazzini ampliava la già abbondante casistica che sembrava provare l’esistenza delle forme psicopatiche in rapporto causale con le nevralgie.

Grazie ai suoi frequenti soggiorni all’estero, rinsaldò i legami con la Germania, e contribuì ad accrescere il prestigio della scienza medica italiana anche in altri Paesi d’Europa e in America. Nel settembre 1887 aveva partecipato al XII congresso dell’Associazione Medica Italiana tenutosi a Pavia, presentando nella sezione di Anatomia e Fisiologia una serie di osservazioni anatomiche sopra crani e cervelli di criminali e soffermandosi sul valore morfologico dei caratteri atavici rilevati caso per caso (Sopra 30 crani ed encefali di delinquenti italiani, ibid., 1888, vol. 14, pp. 1-48). Già in questo lavoro si delinea una tesi che appare sostanzialmente differente da quella di C. Lombroso, in quanto faceva procedere le deduzioni in senso inverso a quello descritto da Lombroso, dalle evidenze anatomopatologiche a quelle di ordine clinico, talché le tare degenerative sarebbero consistite negli esiti di anomalie e arresti di sviluppo contingenti, piuttosto che ereditari o costituzionali. Già in questa fase del suo lavoro, il Mingazzini appare attento ai dati rigorosi dell’osservazione morfologica e dell’esperimento, dati che S. Maria della Pietà forniva in abbondanza soprattutto dopo che negli anni del suo primariato come anatomopatologo, diede un forte impulso alla pratica dell’autopsia. Il primo gabinetto fisiopatologico, che con lui divenne il laboratorio di anatomia patologica, fu eletto a cenacolo prediletto da un gruppo di neurologi che era in stretti rapporti scientifici con la scuola neuropatologica di Monaco, diretta da Franz Nissl. Il suo interesse per la neuropatologia tedesca si riversò anche sul patrimonio librario del laboratorio, che il Mingazzini arricchì di una serie di traduzioni di opere straniere (cfr. 1800-1950. Un catalogo per la pazzia. La Biblioteca «Cencelli» del Santa Maria della Pietà in Roma, Manziana 1992).

Campo di interesse prediletto del Mingazzini rimase quello anatomico, eccellendo per completezza e sicurezza di conoscenze. Studiò la fine struttura del nucleo e delle connessioni con le fibre arciformi del bulbo. Si dedicò allo studio del nucleo lenticolare e della regione prelenticolare (Sulla sintomatologia delle lesioni del nucleo lenticolare, Riv. sperimentale di freniatria e medicina legale delle alienazioni mentali, 1901, vol. 27, pp. 68-93, 484-503; 1902, vol. 28, pp. 317-389), arrivando a stabilire l’esistenza di una nuova sindrome putaminale acuta chiamata anche «emiparesi lenticolare di Mingazzini», dovuta alla lesione di quella parte anatomica. Sulla scorta di numerosi preparati anatomici da tagli seriali praticati tra il ponte e il nucleo lenticolare dimostrò che le emiparesi dovute alla lesione del nucleo non sono sempre causate dal danno delle fibre motrici della capsula interna, potendo venire dalla distruzione di fibre supplementari associate alla via piramidale o al fascicolo rubrospinale. Indagò il decorso delle fibre cerebello-ponto-cerebellari, ampliando le conoscenze anatomiche delle stazioni di raccordo di quel complesso sistema (Intorno al decorso delle fibre appartenenti al pedunculus medius cerebelli ed al corpus restiforme, in Arch. per le scienze mediche, XIV [1890], 11, pp. 245-262). Le afasie furono un tema molto discusso dal Mingazzini che, d’accordo con S.E. Henschen, sostenne la dottrina per la quale nei primi anni di vita la funzione del linguaggio è comune ai due emisferi, subendo in un secondo tempo la perdita funzionale dell’area destra di Broca, con l’arresto delle connessioni all’area acustica di sinistra (Le afasie, Roma 1923). Al Mingazzini si lega un argomento che porta il suo nome, nel quale le vie fasico-motorie provenienti dall’emisfero destro si incrociano con quelle di sinistra, originando un fascio di fibre verbo-articolari che hanno il compito di trasportare ai nuclei bulbari il segnale motorio corrispondente alla immagine verbale ricevuta dalle fibre motorio-fasiche (Note cliniche ed anatomo-patologiche sopra la sede delle vie verbofasiche e verboartriche, Firenze 1916). Attraverso i reperti anatomopatologici e in base alla contemporanea osservazione clinica, egli riscontrò oltre a una afasia sensoriale pure una contrazione del linguaggio parlato nei pazienti con perdita bilaterale dell’area di Broca, con una emissione quasi esclusivamente monosillabica. Tale constatazione gli consentì di sostenere l’idea che l’area di Broca dovesse conservare il ricordo delle immagini motorie prodotte non già dalle parole ma dalle singole sillabe, poi ordinate sulla base dei comandi provenienti dall’area verbo-acustica.

Il Mingazzini affrontò diverse forme degenerative dell’encefalo e si occupò anche della patologia tumorale cerebrale, centrando l’attenzione sulla sintomatologia e ponendo le prime basi per una classificazione clinica dei tumori del lobo temporale (Contributo clinico ed anatomico allo studio dei tumori del lobo parietale, in Riv. sperimentale di freniatria e di medicina legale delle alienazioni mentali, 1898, vol. 24, pp. 655-673; Contributo allo studio dei tumori incipienti della superficie cerebrale e del midollo spinale, ibid., 1901, vol. 27, pp. 912-945). Considerò inoltre un ventaglio molto ampio di neoplasie che colpiscono con maggiore frequenza il Sistema Nervoso Centrale (Ascessi e tumori dell’encefalo. Osservazioni cliniche ed anatomopatologiche …, in Riv. di patologia nervosa e mentale, 1919, vol. 24, marzo-aprile, pp. 65-90; maggio-agosto, pp. 129-164). Per svolgere pienamente lo studio sui tumori, negli anni Venti si era recato al manicomio di Amburgo dove poté studiare, esaminare e fotografare una coppia di cervelli di scimmie antropomorfe, utili per le sue ricerche comparative specialmente in rapporto alle varietà morfologiche delle solcature e all’insula.

Il lavoro sui tumori occupò gli ultimi anni di attività del Mingazzini e la sua morte impedì la desiderata pubblicazione di uno specifico trattato. Aveva affrontato l’esame del Cervelletto con riguardo alla sua duplice funzione di accumulatore di forza e di regolatore della sinergia dei movimenti, redigendo quella classificazione delle lesioni croniche del cervelletto che venne poi unanimemente accettata.

Pubblicò alcuni lavori sull’infezione da sifilide e sulle sue conseguenze per l’asse cerebro-spinale, nel periodo in cui si aprivano le vie di una efficace terapia (La cura del Salvarsan nella sifilide nervosa, e la reazione di Wassermann, in Il Policlinico, sez. pratica, XVIII [1911], 49, pp. 1545-53) e fu tra i primi in Italia ad applicare la malarioterapia nella demenza paralitica. Aveva studiato il decorso del Nervo Ipoglosso, esplorandolo nelle scimmie e giungendo alla definizione precisa dei gruppi di cellule che innervano le corde e il velopendulo. Uno dei suoi ultimi lavori fu quello sul callosum, dove raccolse le nozioni anatomiche, fisiologiche e cliniche sulla importante via commensurale dell’encefalo (Der Balken. Eine anatomische, physiopathologische und klinische Studie, Berlin 1922). Nella sua vasta produzione scientifica trovò spazio anche una certa attenzione alle problematiche criminologiche, che allora venivano anche indagate con gli strumenti della neuromorfologia (Sul significato della depressione parieto-occipitale, in Riv. sperimentale di freniatria e di medicina legale, 1892, vol. 18, pp. 122-127).

Il Mingazzini aveva partecipato alle attività della Società freniatrica e più in generale al movimento freniatrico italiano, ma anche in psichiatria difese sempre l’autonomia dell’organicismo cui aderiva, fondato innanzitutto sui rilievi anatomoclinici. Pur simpatizzando con Lombroso, con il quale collaborò al volume La perizia psichiatrico-legale (Torino 1905), il Mingazzini non si mostrò particolarmente sensibile alle teorie lombrosiane, mantenendosi aderente a criteri puramente anatomopatologici e neurologici che non permettevano astrazioni e generalizzazioni criminologiche. La distanza che mise tra il suo pensiero ed altre correnti che fiorivano all’interno dell’antropologia, con ripercussioni evidenti sulle predisposizioni medico-legali e psichiatriche, emerge bene nel saggio Il cervello in relazione con i fenomeni psichici (studio sulla morfologia degli emisferi cerebrali dell’uomo), Torino 1895, dedicato significativamente a Todaro. Nel saggio, oltre a raccogliere quanto fino allora prodotto sulla correlazione tra organi e funzioni cerebrali, presentava i punti salienti di una letteratura che negli ultimi anni si era occupata dei fenomeni cerebrali di carattere psichico. Il Mingazzini si muoveva con certa disinvoltura nel campo della morfologia della corteccia cerebrale, cercando tra le solcature la stimmate somatica della sospetta degenerazione tra le razze allora dette «inferiori» oppure tra le differenze di sesso. Dalle comparazioni riportate in numerose figure e quadri sinottici, non risultavano segni netti a favore delle ipotesi biologiche sostenute da una parte del consorzio scientifico, neppure nei casi del delinquente, dell’idiota, del sordomuto o dei microcefali nei quali le abnormità del cervello avrebbero dovuto essere state dominanti. Tra i due fronti opposti, sostenendo gli uni il ruolo dell’atavismo, gli altri quello della condizione patologica nella degenerazione, il Mingazzini trovò un ragionevole compromesso affermando la necessità di entrambe le cause. In tal modo ridimensionò il campo della antropologia criminale, indebolendo le basi della classificazione dei «tipi» della scuola criminale positiva.

Maestro autorevole e sempre attivo in campo accademico, il M. diede vita a una scuola compatta e internazionalmente riconosciuta. Fra i suoi allievi si contano G. Amantea, A. Clementi e G. Perusini, nonché il suo primo assistente, G. Fumarola, che gli dedicò lo studio sulla Diagnostica delle malattie del sistema nervoso (Roma 1922), in cui veniva chiaramente esemplificato l’indirizzo della scuola romana, come quella che metteva «al primo posto l’anatomia» e poi a seguire la fisiologia. Il Mingazzini collaborò all’opera curandone la prefazione e due capitoli: il primo sulla Anamnesi e l’ultimo Sulla diagnosi nelle malattie nervose, per cui si atteneva a un esame neurologico molto accurato, ripartito sostanzialmente nelle tre parti della motilità, dei riflessi, della sensibilità, nell’esame del linguaggio sostanziale, delle prassi e dello psichismo. Nei casi più difficili si arrivava comunque a formulare, sulla base del complesso sintomatologico, i tre capisaldi di ogni sindrome morbosa: lo stato, la base e la forma, restando in attesa di qualche segnale che conducesse alla formula diagnostica definitiva clinica e anatomo-patologica. Una delle sue opere più importanti in questo senso, oltre ai numerosi contributi sparsi su vari argomenti, è la raccolta di Lezioni di anatomia clinica dei centri nervosi (illustrate con numerose figure nel testo e una tavola separata) ad uso dei medici e degli studenti (Torino 1908), che divenne poi l’omonimo trattato con due edizioni ravvicinate (Anatomia clinica dei centri nervosi, ibid. 1908 e 1913), la seconda delle quali accresciuta di quasi un terzo rispetto alla prima. Il Mingazzini morì a Roma il 3 dic. 1929.

Fonti e Bibl.: Necr., A. Piazza, G. M., in Rendiconti dell’Ist. marchigiano di scienze, lettere ed arti (Ancona), V-VI (1929), pp. 25-27; E. Riva, Prof. G. M., in Riv. sperimentale di freniatria, LIII (1929), pp. 546 s.; G. Fumarola, G. M., in Il Policlinico, sez. pratica, 1929, n. 51, pp. 1900-1902; E. Medea, G. M. Cenno necrologico, in Rendiconti dell’Ist. lombar­do di scienze e lettere, s. 2, LXII (1929), pp. 805-807; G. Fumarola, G. M., in Annuario della R. Università degli studi di Roma 1928-1929, Roma 1929, pp. 449-452. Si vedano inoltre: C. Ferrio, La psiche e i nervi. Introduzione storica ad ogni studio di psicologia, neurologia e psichiatria, Torino 1948, p. 347; A. Alessandrini, G. M. (1859-1929), in Minerva medica, XLVIII (1957), 94, pp. 3962 s.; A. Pazzini, La storia della facoltà medica di Roma, Roma 1961, I, pp. 229 s.; II, p. 512; F.M. Ferro et al., M. e i neuropsichiatri della Scuola romana tra ’800 e inizio del ’900: analisi delle cartelle dell’ospedale S. Maria della Pietà, in Lo sviluppo storico della neurologia italiana: lo studio delle fonti, a cura di G. Zanchin – L. Premuda, Padova 1990, pp. 171-180; O. Scarpino et al., Originalità del contributo di G. M. allo sviluppo della neurologia, ibid., pp. 233-241; C. D’Angelo, La nascita e gli sviluppi del «Laboratorio di anatomia patologica ed istopatologia», in L’ospedale S. Maria della Pietà di Roma, Bari 2003, II, pp. 267-270; F. Liggio, Il laboratorio di anatomia patologica ed istopatologia dell’ospedale psichiatrico provinciale «Santa Maria della Pietà» di Roma dall’inaugurazione della nuova sede in Monte Mario (1914) alla definitiva chiusura (1995), ibid., III, pp. 189-200; G. Alemà, Profili e idee: M., Cerletti e Gozzano, in Atti del XXXVIII Congresso della Società italiana di neurologia, Firenze … 2007 (pubbl. on line: http//syllabus.neuro.it/2007); Enc. Italiana, XXIII, p. 361.

Estratto da G. Rigo – G. Armocida, http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-mingazzini_(Dizionario-Biografico)/

 

1895. Giovanni Mingazzini, Il cervello in relazione con i fenomeni psichici (studio sulla morfologia degli emisferi cerebrali dell’uomo), con un’introduzione del prof. Sergi e 43 figure. Torino, Fratelli Rocca Editori, 1895.

 

 

 

1896 MAURICE AUVRAY (1968-1945), Les Tumeurs Cérébrales.

 

1896. Les Tumeurs Cérébrales par Maurice Auvray, prosecteur de la Faculté de Mèdecine, ancien interne laureat des Hopitaux de Paris, membre adjoint de la Societè Anatomique. Avec 29 figures dans le texte. Paris, Librairie Bailliere et Fils, 1896.

1896 AUVRAY -TUMEURS CEREBRALES (scarica il PDF 100MB)

 

 

1898. PIERRE SEBILEAU (1860-1953), Thérapeutique chirurgicale des maladies du Crane.

Pierre Sebileau (1860-1953) è stato patrigno del chirurgo plastico Léon Dufourmentel. Venne accolto come medico interno all’Ospedale di Bordeaux (dal 1879) e a Parigi (dal 1884) dove in seguito lavorò come prosettore nel 1888. In seguito divenne chirurgo dell’Hôpital Lariboisière specializzandosi nel campo della otorinolaringologia. Nel 1893 divenne professore Associato alla Facoltà di Medicina di Parigi. Oltre ai suoi studi sull’orecchio, il naso e la gola, Sebileau rivolse i suoi studi alle malattie genito-urinarie e ai reni.

Estratto da https://en.wikipedia.org/wiki/Pierre_Sebileau

1898. Pierre Sebileau, Thérapeutique chirurgicale des maladies du Crane, Professeur Agrégé a la Faculté de Medicine de Paris, Chirurgien des Hopitaux. Avec figures dans le texte, Paris, Octave Doin, Editeur, Place de l’Odeon, 8, 1898.

1898 SEBILEAU -THERAP CHIR MALADIES DU CRANE. Scaricare PDF 68 MB

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fig 001Fig. 1 I solchi e le circonvoluzioni cerebrali.

fig 002Fig. 2 I centri corticali motori e sensitivi.

fig 003Fig. 3. I centri motori del lobo fronto-parietale secondo Warnot e Laurent (superficie esterna).

fig 004Fig. 4. I centri motori del lobo fronto-parietale secondo Warnots e Laurent (superficie interna)

fig 005Fig. 5. I centri corticali motori e sensitivi secondo Debove e Achard, 1893.

fig 006Fig.6. Punti di repere della superficie del cranio, secondo Chipault.

fig 009Fig. 9. Topografia cranio-cerebrale secondo Chipault.

fig 010Fig. 10. Trapano di Charriére con la sua corona [sega circolare]. (secondo Chipault)

fig 011Fig. 11. Come si applica il trapano.

fig 012Fig. 12. Trefina a mano (secondo Chipault)

fig 013Fig. 13. Trapano di Poulet.

fig 014Fig. 14. Craniotomo di Poirier.

fig 015Fig. 12. Pinza-trapano di Farabeuf.

fig 016Fig.13. Sgorbia e martello.

fig 017Fig. 14. Spatola di Lannelongue.

 

 

 

1800 (seconda metà). RACCOLTA DI STRUMEMTI CHIRURGICI

 

Alcuni di questi strumenti, già in uso nell’800, hanno mantenuto la loro efficacia fino alla metà del ‘900.

Trefina marchiata DEMAUREX. Vedi Padula 1895, Auray 1896, Sebileau 1898.

 

Trefina LUER A PARIS. Sul manico è innestata una punta per foro da 16 mm con un meccanismo di blocco regolabile secondo lo spessore della teca. Vedi Treves 1891.

 

Trapano a manovella marchiato GENTILE FRANCE. E’ montata una punta per fori da 6 mm con stop alla profondità regolabile. Accanto, una punta per fori esplorativi nel caso di una emorragia epidurale. Vedi Sebileau 1898, Monod 1904.

 

Punte intercambiabili con meccanismi di regolazione della profondità del solco sulla base dello spessore della teca da utilizzare con un trapano a manovella e adatti a produrre fori cranici da 18 o 23 mm. Vedi Sebileau 1898, Monod 1904.

 

Pinza ossivora adatta anche alla asportazione  o sollevamento di frammenti affondati.

 

Pinza ossivora a cucchiaio marchiata GENTILE FRANCE. Il piede smusso va inserito sotto la teca, mentre il rebbi superiore, a cucchiaio, è adatto ad asportare un frammento di osso tecale. Vedi Padula 1895.

 

Tenaglia tagliateca marchiata con un “serpente che avvolge un bastone con pomolo sormontato da una corona“. L’uncino si inserisce tra osso e dura e nel serrare la pinza si taglia una fessura nella teca. Gli unicni hanno tre spessori: 1, 1,5 e 2 mm. Vedi Padula.

 

Tenaglia tagliateca marchiata STILLE SWEDEN. Vedi Padula.

 

Tenaglia tagliateca marchiata GENTILE FRANCE. Vedi Padula.