1.18 1901-1950 Neurologia e Chirurgia Cranica / Neurology and Cranial Surgery.

 

1901-1952.  Autori Vari. Trapanazioni craniche nelle Isole del Polinesia: Isole della Società, Tahiti, Fiji, Bismarck, Nuova Britannia, Nuova Irlanda, Duca di York.

Ci sono alcune aree del mondo in cui le trapanazioni craniche sono ancora praticate da praticanti della medicina tradizionale. Una delle aree dove queste operazioni sono state recentemente scoperte sono la Polinesia e la Melanesia [Bibliografia 1900-1947]. Le trapanazioni non sono state riportate in Micronesia, le isole più a nord nel Pacifico. … Trapanazioni craniche sono state riportate nella Polinesia  soprattutto nelle Isole della Società, compresa Tahiti  [vedi Bibliografia, 1923-1952]. In Oceania la pratica di fare fori nel cranio ha raggiunto il massimo in Melanesia, le isole occidentali a sud dell’Equatore [Vedi Bibliografia, 1907-1952]. … È stato riportato nella maggior parte delle grandi isole come le Fiji e l’arcipelago delle isole Bismarck, Nuove Ebridi, Nuova Caledonia e nelle isole della Lealtà. … Nell’arcipelago Bismarck le trapanazioni craniche sono state riportate nella Nuova Britannia, Nuova Irlanda, nell’isola Duca di York ed anche in qualche piccola isola. Lo strumento è stata l’ossidiana, una conchiglia o un dente di squalo. In Nuova Bretagna (Neu Pomera) l’operazione è stata fatta soltanto nelle fratture di solito con una pietra lanciata con una fionda. L’apertura è stata raschiata con una pietra tagliente, i frammenti tolti, ls cute suturata ed applicata una fasciatura [vedi Bibliografia, 1901-1936-38]. … Descrizioni di crani forati, fotografie dei nativi sopravvissuti o di operazioni sono state registrate [vedi Bibliografia 1900-1951]. … Nella Nuova Irlanda (Neu Mecklenburg) le indicazioni alla trapanazione sono state meno “chirurgiche” oltre le fratture sono state raccomandate anche nell’insanità considerata il risultato di “pressione sul cervello” e per “sensazione di stiramento”. Sono state anche fatte per epilessia e cefalee. … Un tipo di operazione nella Nuova Irlanda è stato interessante perchè costituiva nel fare due o tre canaletti verticali nella fronte. L’operazione è diventata di moda e veniva proposta coma amuleto (cioè per proteggersi) e come aiuto alla longevità. Ford ha detto che le trapanazioni sono scomparse negli ultimi 30 anni nella Nuova Britannia e nella Nuova Irlanda non tanto per la priobizione governativa quanto per la proibizione dell’uso delle fionde quanto per la riduzione di questa pratica medica.

Includere o aggiungere materiali estranei come scorza di cocco probabilmente aumenta l’incidenza delle infezionie aumenta il tasso di mortalità. Sarasin (1929) nel riportare le trapanazioni sulle Isole della Lealtà, ha osservato una scorza di cocco in situ e ha sentito parlare di un uomo che ne aveva cinque nella sua testa. Cortecce, foglie di banano e conchiglie di mare sono state usate per inserire o coprire il foro di trapano, nelle Isole della Lealtà e di Bismarck [Bibliografia 1901-1937].

La Nuova Guinea e la Papua orientale sono il limite occidentale delle isole del Pacifico dove sono state praticate trapanazionei craniche [Bibliografia, 1907-1937]. Non si sa per certo se tale pratica era conosciuta tra i Reef Warrior dello Stretto di Torres, tra la Nuova Guinea e l’Australia (Ford, 1937) e mella stessa Australia. Molti autori si sono posti la domanda se la trapanazione cranica fosse conosciuta in Nuova Zelanda, ma la scoperta di Woffel (1925-36) di una cranio Neozelandese nel Museo di Storia Naturale di Vienna di un cranio trapanato per una frattura ha dato la risposta.In un paese grande come la Nuova Zelanda e con una tale storia scritta sembra strano che non si abbiano notizie di più crani trapanati.

Estratto da Margetts Edward L., Trepanation of the skull by the Medicine-men of Primitive Cultures, with particular reference to present day native East African practice, in Brothwell Don and Sandson A.T.,  Disease in Antiquity, Charles C. Thomas, 1829, pg. 675.

 

 

 

 

1901-1950.  Autori Vari. Trapanazioni craniche in America del sud: Perù e Bolivia.

Mentre che le operazioni di trapanazione cranica avrebbero raggiunto l’Oceania dal Perù (Heyerdal, 1952) non ci sono stati adeguati rapporti disponibili che questo costume sia stato presente in Perù in epoca storica, sebbene le trapanazioni siano state menzionate in passato da Bandekier (1904), Hrdlička (1906), Freeman (1924) e Stewart (1950). … La trapanazione cranica è stata praticata dagli Indiani Aymara in Bolivia agl’inizi del ‘900 e attivamente indicata fino al 1950 per la cura della cefalea. Freeman (1924) ha notato che “Sulle montagne del Perù, Chili (sic) e Bolivia la trapanazione è tutt’ora praticata per le fratture (sic) da uomini-medici nativi”. …

Estratto da Margetts Edward L., Trepanation of the skull by the Medicine-men of Primitive Cultures, with particular reference to present day native East African practice, in Brothwell Don and Sandson A.T.,  Disease in Antiquity, Charles C. Thomas, 1829, pg. 676.

 

 

 

1906. Medicina e Uomo-medicina.

La medicina è un agente o un’influenza utilizzata per prevenire, alleviare o curare alcune condizioni patologiche o i suoi sintomi. La portata di tali agenti tra gli indiani era ampia, spaziando, come tra le altre popolazioni primitive, dalla magia, dalla preghiera, dalla forza di suggestione e da una moltitudine di mezzi simbolici ed empirici, a rimedi reali e più razionalmente usati.
Laddove gli indiani vengono in contatto con i bianchi, i vecchi metodi per combattere i mali fisici hanno lentamente ceduto il passo alle iniziative curative della civiltà. Il bianco a sua volta ha adottato dagli indiani un certo numero di preziose piante medicinali, come cinchona, jalapa, hydrastis [Hydrastis canadensis], ecc.
In generale, le tribù mostrano molte somiglianze riguardo alla medicina, ma gli agenti effettivi impiegati differiscono con le tribù e le località, così come con i guaritori individuali. Magia, preghiere, canzoni, esortazioni, suggerimenti, cerimonie, feticci e alcuni specifici e procedure manuali sono impiegate solo da uomini-medicina o donne-medicina; altri rimedi o procedure specifiche sono proprietarie, generalmente tra alcune donne anziane della tribù; mentre molti rimedi vegetali e semplici manipolazioni sono di conoscenza comune in una determinata località.
L’impiego della magia consiste nell’opporsi a una presunta influenza maligna come quella di uno stregone, degli spiriti dei morti, degli animali mitici, ecc., dal potere soprannaturale dei feticci del guaritore ed altri mezzi. Le preghiere sono rivolte a divinità e spiriti benevoli, invocando il loro aiuto. Vengono cantate canzoni curative, che consistono in preghiere o esortazioni. Sgridate vengono dirette a spiriti malvagi che arebbero causato la malattia, e spesso sono accentuate dai rumori per spaventare gli spiriti. La  suggestione  viene esercitata in molti modi direttamente e indirettamente. Le cerimonie curative di solito combinano tutte o la maggior parte delle iniziative menzionate. Alcuni di essi, come descrive Matthews tra i Navaho [Utah e del Nuovo Messico], sono molto elaborati, prolungati e costosi. I feticci utilizzati sono pietre o oggetti in legno dalla forma particolare, legno bruciato da un fulmine, piume, artigli, capelli, figurine di animali mitici, rappresentazioni del sole, di lampi, ecc., che dovrebbero incarnare un potere misterioso in grado di prevenire le malattie o di contrastarne gli effetti. Le manipolazioni consistono in sfregamenti, pressioni con le mani o i piedi, o con una fascia o una corda (come nel travaglio del parto o negli attacchi dolorosi al torace), manipolazione delle ossa, tagli, cauterizzazioni, scarificazioni, coppettazioni, salassi, cataplasmi, clismi, il bagno di sudore, succhiare il veleno o gli ascessi provocati dai serpenti, lenire l’irritazione, cavare i denti, bendare, ecc. La dieta e l’astinenza totale dal cibo erano forme di trattamento in voga in varie località. Le medicine vegetali erano, e in alcune tribù e lo sono ancora, numerose. Alcuni di queste sono impiegati a causa di una somiglianza reale o immaginaria con la parte colpita, o come feticci, a causa di un presunto mitico antagonismo alla causa della malattia. Quindi una pianta con uno stelo simile a un verme può essere somministrata come un vermifugo; uno che ha molti processi simili a capelli viene utilizzato tra gli Hopi [Arizona] per curare la calvizie. Tra gli Apache [Arizona, Nuovo Messico e Oklahoma] il polline sacro noto come ha-dn-tin viene dato o applicato a causa del suo presunto effetto soprannaturale. Altre piante sono impiegate come rimedi semplicemente per motivi tradizionali, senza alcun chiaro parere sulle loro modalità di azione. Infine, tutte le tribù hanno familiarità con e impiegano catartici ed emetici; in alcuni casi anche diaforetici, diuretici, medicine per la tosse, ecc. Ogni tribù basa anche la conoscenza di alcune piante velenose dei suoi dintorni e dei loro antidoti.

Le parti delle piante utilizzate come medicinali sono spesso radici, occasionalmente ramoscelli, foglie o corteccia, ma raramente fiori o semi. Sono usati freschi o secchi, e più comunemente sotto forma di un decotto. Di questo una quantità considerevole, tanto quanto una tazza, viene somministrata in una volta, di solito al mattino. Solo eccezionalmente la dose viene ripetuta. Generalmente viene utilizzata una sola pianta, ma tra alcuni indiani ben quattro piante; sono combinati in una singola medicina; alcuni Opata mescolano indiscriminatamente un gran numero di sostanze. I medicinali sono venduti a un prezzo elevato. Alcune di queste piante, per quanto sono note, possiedono un vero valore medicinale, ma molte sono abbastanza inutili per lo scopo per cui sono prescritte. C’è una convinzione diffusa che gli indiani conoscano importanti dettagli per malattie veneree, morsi di serpente, ecc., Ma fino a che punto questa convinzione può essere vera non è stata ancora dimostrata.

Le sostanze animali e minerali sono anche occasionalmente utilizzate come rimedi. Tra le tribù del sud-ovest il morso di un serpente viene spesso trattato applicando alla ferita una porzione della superficie ventrale del corpo dello stesso serpente. I Papago [Arizona e Messico] usano i grilli come medicina; il Tarahumare [Messico settentrionale], lucertole; l’Apache, le uova dei ragni. Tra il Navaho e altri l’ocra rossa unita al grasso viene utilizzata esternamente per prevenire scottature. L’argilla rossa e sterilizzata sotto un falò viene utilizzata dalle donne Apache delle White Mountain per indurre la sterilità; gli Hopi soffiano carbone, ceneri o altri prodotti di fuoco su una superficie infiammata per contrastare il presunto fuoco che provoca il disturbo. Gli antisettici sono sconosciuti, ma alcuni degli agenti detergenti o polveri curative impiegati probabilmente servono come tali e senza volerlo da parte degli indiani.
L’esatto modo di agire terapeutico è assolutamente sconosciuto all’indiano come dall’ignorante uomo bianco. Tra alcune tribù il termine per medicina significa “mistero”, ma tra l’altro viene fatta una distinzione tra pratiche taumaturgiche e medicine reali. Occasionalmente il termine “medicina” viene esteso a una classe superiore di feticci molto apprezzati che dovrebbero essere dotati di un misterioso potere protettivo su un individuo o persino su una tribù (vedi Orenda) [Irochesi tra Canada e Stati Uniti ad est]. Tali oggetti formano il contenuto principale delle cosiddette borse della medicina.
In molte località fu preparata in occasioni speciali una “medicina” tribale. Gli Irochesi hanno usato un simile rimedio per curare le ferite e gli Hopi ne preparano ancora in occasione della loro danza del serpente. Tra le tribù che preparano teswin o tesvino [bevanda alcoolica preparata dal mais], in particolare l’Apache, parti di un numero di piante amare, aromatiche e persino velenose, in particolare una specie di datura [Datura è una solanacea, pianta altamente velenosa], vengono aggiunte al liquido per renderlo “più forte”; questi sono chiamati medicinali.
La causa e la natura della malattia sono per gli indiani in gran parte dei misteri, che li ha attribuiti a cause soprannaturali. In generale, ogni malattia che non poteva chiaramente essere connessa con un’influenza visibile era considerata come l’effetto di un’introduzione nel corpo, da parte di esseri sovrannaturali malevoli o offesivi o attraverso la stregoneria praticata da un nemico in grado di nuocere e di produrre dolore o altri sintomi, o di assorbire la vitalità del paziente. Queste convinzioni, anche le più razionali riguardano molte piccole indisposizioni e lesioni che hanno portato allo sviluppo di forme separate di trattamento e ad una varietà di guaritori.
In ogni tribù indiana c’erano, e in alcune tribù ci sono ancora, un certo numero di uomini, e forse anche un certo numero di donne, che erano considerate i possessori di poteri soprannaturali che consentivano loro di riconoscere, contrastare o curare la malattia; e c’erano altri che conoscevano ancor meglio i rimedi reali rispetto alla media. Queste due classi erano i “fisici”. Spesso erano distinti nella designazione e si differenziavano nella loro capacità di influire sulle persone e sulle responsabilità. Tra i Dakota [i Sioux, vivevano nelle pianure centrali degli Stati Uniti e del Canada meridionale] uno era chiamato wakan witshasha, “uomo misterioso”, l’altro pejihuta witshasha, “uomo-radice”; tra i Navaho uno è khathali, “cantante “, l’altro izéëlini, “produttore di medicinali”; tra gli Apache uno è il taiyin, “meraviglioso”, l’altro semplicemente izé, “medicina”.
Si credeva che l’uomo misterioso, o taumaturgo, avesse ottenuto dalle divinità, di solito attraverso i sogni, ma a volte prima della nascita, poteri di riconoscere e rimuovere le misteriose cause della malattia. Gli furono “date” canzoni o preghiere appropriate e divenne posseduto da uno o più potenti feticci. Annunciava o esibiva questi attributi, e dopo aver convinto i suoi membri della tribù di avere i requisiti adeguati, veniva accettato come guaritore.
In alcune tribù era chiamato a curare tutte le malattie, in altre le sue funzioni erano specializzate e il suo trattamento era considerato efficace solo in una tipo di sintomi. Era temuto e rispettato. In numerosi casi, l’uomo di medicina combinava le funzioni di uno sciamano o di un prete con quelle di un guaritore e quindi esercitava una grande influenza sul suo popolo. Si credeva che tutti i sacerdoti possedessero alcuni poteri di guarigione. Nella maggior parte delle tribù popolose gli uomini-medicina di questa classe erano associati in corporazioni o società, e in occasioni speciali eseguivano grandi guarigioni o
cerimonie del “dono della vita (vitalità)” in cui abbondavano di canti, preghiere, rituali; e il rito si protraeva per un periodo da alcune ore a nove giorni.
La procedura ordinaria dell’uomo-medicina era la seguente: indagava sui disturbi, i sogni e le trasgressioni del paziente sui tabù, che esaminava, e quindi pronunciava la sua opinione sulla natura (generalmente mitizzata) del disturbo. Quindi pregava, esortava o cantava, forse perfino con l’accompagnamento di un sonagli; faceva passaggi con la sua sciarpa, a volte inumidita con saliva, sopra la parte interessata; e infine metteva la sua bocca sul punto più doloroso e succhiava forte per estrarre il principio causa della malattia. Apparentemente, ottenneva questo risultato, spesso per mezzo di un gioco di prestigio, estraendo la causa dell’offesa a forma di spina, ciottolo, capelli o altro oggetto, che venivano poi gettati via o distrutto; infine somministrava una polvere misteriosa o altra “medicina” tangibile e talora lasciava anche un feticcio protettore. Vi erano molte varianti di questo metodo, secondo i requisiti del caso, e l’uomo-medicina non mancava mai di esercitare quanta più influenza mentale era possibile sul suo paziente. Per questi servizi il guaritore era generalmente veniva ben compensato. Se il caso non cedeva al trattamento più semplice, si poteva ricorrere a una cerimonia di guarigione. Se tutti i mezzi fallivano, in particolare nel caso di malattie interne o di adolescenti o giovani adulti, l’uomo-medicina spesso suggeriva una strega o un mago come causa e la designazione di qualcuno come colpevole spesso metteva a repentaglio la sua vita. Se il medico perdeva diversi pazienti in successione, poteva essere sospettato lui stesso o di essere stato privato del suo potere soprannaturale o di essere diventato uno stregone, la cui pena era di solito la morte.
Questi guaritori sciamani di regola erano uomini astuti e con esperienza, alcuni erano personaggi sinceri, nobili, degni di rispetto; altri erano ciarlatani in misura maggiore o minore. Si trovano ancora tra le tribù meno civilizzate, ma stanno diminuendo di numero e perdendo la loro influenza. Donne-medicina di questa classe furono trovate tra gli Apache e alcune altre tribù.
Il più capace tra gli uomini-medicina praticava anche un intervento chirurgico primitivo e aiutato da manipolazioni esterne o altrimenti da complicati trattamenti. Indubbiamente il più difficile metodo curativo praticato era la trapanazione del cranio. Questa operazione è stata comune ed è ancora praticata in Perù, dove ha raggiunto il suo massimo sviluppo tra le tribù americane. La trapanazione era anche conosciuta in tempi abbastanza recenti tra i Tarahumare di Chihuahua [I Tarahumara costituiscono una popolazione che risiede nell’attuale territorio del Chihuahua nel Messico nord occidentale], ma non è mai stato ritrovata oltre il nord del Messico.
L’altra classe di uomini- e donne-medicina corrispondono agli erboristi e alle vecchie ostetriche rurali tra i bianchi. Le donne predominavano. Non formavano società, non erano così rispettati o molto temuti come quelli dell’altra classe, non erano così ben compensati e avevano meno responsabilità. In generale usavano molto più buon senso nella loro pratica, erano a conoscenza degli effetti benefici della sudorazione, cataplasma, moxa, scarificazione, varie manipolazioni e numerosi rimedi vegetali, come purgativi, emetici, ecc. Alcune di queste donne-medicina erano frequentemente convocate in caso di parto e alcune volte erano di aiuto materiale.
Oltre a queste due classi principali di guaritori, esistevano in alcune tribù grandi società-medicina, composte principalmente da pazienti guariti da gravi disturbi. Queste sono state particolarmente presenti tra i Pueblos [I Pueblo sono una tipologia di villaggi realizzati storicamente dai popoli nativi americani nelle aree del Nuovo Messico e Arizona]. A Zuñi [la maggior parte degli Zuñi vive nella riserva Zuñi, fra gli Stati dell’Arizona e del Nuovo Messico] esistono ancora diverse società di questo tipo, i cui membri includono la maggior parte della tribù la cui organizzazione e funzioni sono piuttosto complesse. I membri ordinari non sono dei veri guaritori, ma si ritiene che siano più competenti per assistere nella particolare linea di malattie che sono la specialità della loro società e quindi possono essere chiamati dagli attuali uomini-medicina per prestare assistanza. Partecipano anche alle cerimonie della propria società. Vedi Anatomia, Deformazione della testa artificiale, Salute e malattia, Fisiologia.
Per scritti sull’argomento consultare: Hrdlicka, Osservazioni fisiologiche e mediche, Bull. 33, B. A. E., 1907 (in corso di stampa).

Estratto da Hrdlicka A., Medicine and medicine-men, Washington, Smithsonian Institution, Bureau of American Ethnology, 1906, Bull. 30, part 1, pg 836839.

 

 

 

1913-1950. Trapanazioni craniche in Africa: Algeria, Marocco, Isole Canarie, Ciad, Botswana, Sudafrica.

L’operazione di trapanazione cranica per rimuovere i frammenti di osso conseguenti ad un trauma cranico è tutt’ora esistente nell’Africa nord-occidentale. La trapanazione è attualmente ben conosciuta dai chirurghi Arabi della stessa Arabia, ed è stata presente fin dai primi tempi della storia medica. Essa è praticata abitualmente dai Chaouia (Shawia) Berberi Arabizzati della catena dell’Atlante sahariano, particolarmente nei monti Auri a nord di Biskra vicino alla città di Costantina, in Algeria, vicino a Timgad l’antica Thamugadi. La trapanazione non è sconosciuta nelle pianura a nord e a sud della catena dei monti dell’Atlante. Hilton-Simpson (1913-1922) ha scritto relazioni sulla pratica nei Monti Auri. Il cuoio capelluto sul trauma è ribaltato per scoprire l’osso e controllare l’emorragia, quindi, per far uscire il pus o il sangue, viene praticato un buco nel cranio facendo girare un trapano tra i palmi delle mani [tipo trapano ippocratico]. Si presta attenzione a proteggere il cervello e le sue membrane e ad evitare le suture craniche, che si ritiene siano il destino del paziente scritto dalla mano di Allah. Usando seghe ed elevatori, l’ “osso cattivo” viene rimosso giorno dopo giorno. Infine, la ferita viene ricoperta con miele, burro ed erbe e lasciata maturare. L’operazione è nota anche tra i berberi di Kabyle più vicini alla costa e ad ovest del Marocco. Bertherand, già nel 1855, ha indicato di aver sentito parlare di “mauri medeci” che praticavano la trapanazione per fratture craniche ma non è stato in grado di confermare la pratica. Rimase per Martin (1867) e Parigi (1868) per documentare la trepanazione dei Kabyles. Da allora c’è stata un’ampia letteratura francese aggiuntiva (Lucas-Champion-niere, 1878-1912; Malbot e Vemeau, 1897; Malbot, 1898; Vedrenes 1885) che è stata sintetizzata (De Nadaillac, 1882; i Duneau, 1886; Fletcher , 1882; Forgue,. AL938; Guiard, 1930; Larrey, 1867; Lucas-> Championniere, 1878; Terrier e Peraire, 1895). I trapanatori cranici nativi in ​​Algeria dicono che abbiano insegnato le loro abilità in “scuole”, secondo Malbot e Verneau (1897), Malbot (1898) e Vedrenes (1885), ma Hilton-Simpson non fu in grado di confermarlo. Busacchi (1935) ha riprodotta una fotografia di E. Chantre “Kabyle trapanato da Palestro” (Bertholon e Chantre 1913), Bailey (1961) ha scritto che il cranio trovato dal chirurgo Francese in Marocco è stato usato per insegnare la procedura di [trapanazione]. Un cranio (Fig. 1) collezionato da Hilton-Simpson (1920) proveniente da El-Kantara negli Aures [Monti Auri] può esser stato esaminato al Pitt-Rivers Museum di Oxford. Probabilmente è trapanato, ma è “archeologico” piuttosto che recente, essendo stato scavato senza riferimenti e non esiste una storia ante mortem dell’esemplare. Potrebbe anche essere un teschio romano. La collezione Hilton-Simpson di strumenti di trapanazione negli Aures e frammenti di teschio di operazioni reali si trovano nello stesso museo (Hilton Simpson, 1913-22; Butt, 1961).
Crani e strumenti provenienti dall’Algeria raccolti da chirurghi francesi possono essere visti nel Museo Nazionale di Storia Naturale (Jardin des Plantes) a Parigi (Forgue, 1938; Guiard, 1930; Malbot e Vemeau, 1897) e il Museo di Val-de- Grace (Vedrenes, 1885).

I Guanche delle Isole Canarie, un popolo aborigeno ormai estinto, era probabilmente un gruppo berbero, che trapanò il cranio (Beattie, 1930; Hooton, 1925; Meyer, 1896; Schmeltz, 1896; Tillmanns, 1883; Von Luschan, 1896-9 ) e cauterizzato o raschiato il cranio per realizzare cicatrizzazioni come nel principio del neolitico europeo il T sincipitale (stessi riferimenti e anche Bockenheimer, 1922; Chil y Naranjo, 1878; Lehmann-Nitsche 1903-5; MacCurdy, 1905). I crani di Guanche raschati possono essere visti nel Wellcome Historical Medical Museum (Underwood, 1951), e il Museum fur Volkerkunde (Von Luschan, 1896-7) e teschi di Guanche traforati nel Museo di Santa Cruz a Tenerife (Hooton, 1925) . I teschi di Guanche raschiati e trapanati descritti da Beattie (1930) e da lui dichiarati nel Redpath Museum della McGill University sono fuori posto o persi, o ad un certo punto l’attuale curatore non è stato in grado di trovarli.

Il Teda (Tebou, Tibbu, Tebu, Ted, Toubou, Tubu, Tabu o Tu) del isolato Tibesti nel Ciad [a sud della Libia] e nella Libia meridionale sono probabilmente una miscela Berbera-Negra. Dalloni (1935) notò le informazioni fornite da P. Noel che i chirurghi Teda di Caouar esplorarono ferite craniche e resecarono l’osso. Anche Cline (1950) lo notò, ma ha parafrasato Dalloni. La spedizione di Cambridge nel Tibesti nel 1957 documentò l’usanza della trepanazione da parte dei medici nativi di Teda (Akester, 1958-9; Steele, 1958). L’unica indicazione per l’operazione era mal di testa. La tecnica consisteva nel raschiare frammenti di cranio con uno strumento appuntito. Un paziente traumatizzato ebbe una doppia operazione e portò con sé due pezzi di osso. I rapporti non commentavano il significato dei frammenti, ma sarebbero certamente un souvenir o un simbolo e molto probabilmente un amuleto.

Non ci sono pervenute informazioni sulle trapanazioni craniche nell’Africa Occidentale e Centrale. Talbot (1926) ha notato in Nigeria “il solo luogo dove la trapanazione cranica è stata eseguita e sembra che sia stato nel Distretto di Bende, dove si dice che spesso ci si doveva ricorrere in caso di malattia grave. I pazienti si riprendevano quasi  invariabilmente, ma non tutti i medici erano in grado di eseguire l’operazione”.

C’è un teschio nel Wellcome Museum che si dice provenga dal Senegal ed ha un foro irregolare non guarito nell’osso frontale destro. La storia di questo cranio non è sufficiente per segnalarlo dettagliatamente come un esemplare probabilmente trapanato.

Non è stata registrata alcuna testimonianza oculare di vere trapanazioni craniche in Sudafrica. Esistono prove ragionevoli che l’operazione del cranio fu praticata dai Boscimani [nel Botswana] (Drennan, 1937 e comunicazione personale, 1960). Drennan disse che sia lui che Raymond Dart credevano che la operazione ante-mortem del cranio fosse diffusa tra i Boscimani, ma era probabilmente eseguita con un cauterio. La cauterizzazione dello scalpo (e del cranio) è comune in molte tribù primitive dell’Africa.

Ci sono ancora molte indagini da fare sui nativi sudafricani per quanto riguarda la pratica medica tradizionale, e forse con particolare enfasi sulla ricerca di procedure di trapanazione cranica. Bloom (1962, 1964) fu sull’orlo di scoprire, in prima persona, informazioni su questa pratica negli Zulu intorno a Durban. Ne ha scritto (1962) “Un inyanga ha suggerito che quando la testa di un paziente è troppo calda, fa molto male e pulsa dopo aver subito un duro trauma, la cura è quella di fare un’apertura sulla zona colpita e, quando viene raggiunto l’osso, raschiarla e poi lasciare che la ferita guarisca, a quel punto il mal di testa si sarà calmato. Questa operazione, simile alla trapanazione è nota come umhlahlo e l’autore si rammarica di non essere stato in grado di sapere dai suoi informatori  la frequenza con cui veniva eseguita, che erano (forse comprensibilmente) reticenti ed evasivi. La follia causata da un colpo alla testa è conosciuta come ukuphambana.

Citati da Margetts Edward L., Trepanation of the skull by the Medicine-men of Primitive Cultures, with particular reference to present day native East African practice, in Brothwell Don and Sandson A.T.,  Disease in Antiquity, Charles C. Thomas, 1829, pg. 678.

 

 

 

 

1918. Medicina in Azerbaijan.

Nel 1918, l’Azerbaigian riacquistò l’indipendenza e il primo ministero della sanità guidato da Khudadat bey Rafibeyli fu istituito dalla Repubblica democratica dell’Azerbaigian (ADR).
Nel 1919 fu fondata la Baku State University con il dipartimento medico. La storia dei corsi di medicina fu stabilita. Il Prof. Razumovski è stato il primo Decano (1919-1920) del Dipartimento medico. Dr. Nariman Najaf oglu NarimanovLeft: Dr. Nariman Najaf oglu Narimanov.
Nell’aprile del 1920, la Repubblica Democratica dell’Azerbaigian fu catturata dall’11ª Armata Rossa (bolscevichi) e venne formato il governo sovietico dell’Azerbaigian. Il dottor Nariman Narimanov, un medico, fu il primo primo ministro. Il dott. Aghahuseyn Kazimov (1920-1921) e il dott. Mirmovsun Gadirli (1921-1935) furono i primi ministri delle cure mediche del popolo.
Nel 1930 fu fondata l’Università Medica dell’Azerbaigian. Direttore Prof. Aziz Aliyev. Prof. Mirasadulla MirkasimovLeft: Prof. Mirasadulla Mirkasimov · Tra il 1920 e il 1940 sono state fondate centinaia di nuove cliniche. Il prof. Mirasadulla Mirkasimov, il prof. Mustafa Topchibashev, il prof. Alibey Alibeyov, il prof. Kamil Balakishiyev sono stati i medici e studiosi.
Durante il 1918-2005, un certo numero di articoli e libri sulla storia della medicina sono stati pubblicati in Azerbaigian da A.Rustamov, M.Efendiyev, F.Alakbarli, M.Abdullayev, J.Tagdisi, N.Goyushov, ecc.
In Nel 2004 è stata fondata l’Associazione Azerbaijan of Medical Historians (AAMH).
Nel 2005, l’UNESCO ha incluso tre manoscritti medici medievali della collezione di Baku’s Institute of Manuscripts nel registro internazionale del programma “Memory of the World”, che contiene i più importanti monumenti scritti dell’Umanità.

Da Farid Alakbarli. Important Dates in the History of Medicine in Azerbaijan. http://www.alakbarli.aamh.az/index.files/4.htm © “Elm”. History & Heritage Website.

 

 

 

1904. CHARLES MONOD (1843-1921), Trattato di Tecnica Operatoria.

 

Charles Edmond Monod è nato nel 1843 figlio del chirurgo Gustave Monod. Nel 1866 è Esterno degli Ospedali di Parigi e dal 1868 al 1872 Interno. Nel 1873  si laurea con medaglia d’argento. Nel 1875 è Aggregato di chirurgia al concorso del 1877 diventa Chirurgo degli Ospedali. E’ in servizio all’Hospice des Incurables a Ivry tra il 1883 e il 1887 e nel 1887 all’Hopital Saint Antoine dove tiene dei corsi e delle conferenze. Nello stesso anno sostituisce Paul Broca  e Ulysse Trélat.

Nell’1880 è Segretario Generale della Société de Chirurgie e ne diventa Presidente nel 1896. Membro dell’Accadémie de Medicine, sezione di Patologia Chirurgica nel 1895 ne diventa presidente nel 1916.

Muore nel 1921.

 

1904. Trattato di Tecnica Operatoria per CH. MONOD,  e J. VANVERTS  Traduzione italiana del Dottor RAFFAELE MINERVINI, Volume primo, con 529 figure intercalate. Società Editrice Libraria, Milano, 1904.

 

 

 

 

1914. ADOLFO STRUMPELL (1853-1925)

 

Ernst Adolf Gustav Gottfried von Strümpell nel 1875 condusse un lavoro sperimentale di fisiologia sotto la guida di Ludwing: fece una serie di ricerche riguardanti l’influsso di stimoli meccanici sulla conduzione dei nervi motori periferici e numerose esperienze sul nervo ischiatico del coniglio (non portato ad una conclusione definitiva). Nel 1877-1878 sperimentò lavori scientifici nel campo della clinica medica e si servì di un caso grave di anemia essenziale per precisare le variazioni del cambio azotato e della eliminazione delle sostanze rilevate dall’esame clinico delle urine. Verso il 1881 si occupò dello studio dei riflessi tendinei e cercò di dimostrare, con l’aiuto di Ugo Kroneker, la natura riflessa di tali fenomeni misurando il tempo che intercede tra lo stimolo meccanico e la comparsa della contrazione muscolare. Fece anche un’accurata analisi dei sintomi spastici. Nel 1883 proseguì i suoi lavori sull’anatomia patologica tanto da portare un contributo non indifferente alla studio della neurite multipla primaria e poté descrivere la paralisi spinale spastica ereditaria (fondamento anatomico costituito da un’alterazione combinata di diversi sistemi di fibre nei codoni posteriori e laterali del midollo). Nel 1884 al congresso dei naturalisti riferì i risultati attenuti sulla encefalite acuta dei bambini in analogia con la poliomielite e questo probabilmente fu impulso per l’ulteriore sviluppo delle indagini relative alla encefalite. Nell’aprile del 1893 a un congresso di medicina interna, fu il primo relatore sul tema di discussione “Le nevrosi traumatiche”: dimostrò l’origine psicogena di una gran parte di tali forme morbose e i loro stretti rapporti con l’isteria. A Breslavia portò avanti dei lavori su alcuni argomenti scientifici: il senso di pressione della cute e degli strati profondi.

Estratto da https://it.wikipedia.org/wiki/Adolph_Str%C3%BCmpell

 

1914. Adolfo Strumpel, Malattie del Sistema Nervoso, in Patologia medica e terapia, vol. 2, parte 2, Traduzione di Rodolfo Bonfigli. Con 111 illustrazioni e una tavola. Vallardi, 1914.

 

 

 

 

 

 

1920. E. JANBRAU, P. LACÈNE, R. PROUST, L. TIXIER, L.C. ZAPPELLONI

E. Janbrau (1873-1950) urologo prof aggregato alla Facoltà di Montpellier, P. Lacène (), R. Proust () professore aggregato alla Facoltà di Parigi, chirurgo primario degli Ospedali, chirurgia del cranio e vertebrale. L. Tixier () professore aggregato alla Facoltà di Lione.

 

1920. Compendio di Patologia Chirurgica, vol. 1, Patologia chirurgica generale lesioni generali dei tessuti cranio, colonna ventebrale e bacino, per opera di E. Janbrau, P. Lacène, R. Proust, L. Tixier. Traduzione e note di  L.C. Zappelloni. 2° edixione italiana sull’ultima originale diretta da Roberto Alessandri. Francesco Vallardi, Milano, 1920.

 

 

 

 

 

 

1922. ALBERTO STEFANELLI

 

Alberto Stefanelli è stato Docente al Regio Istituto Tecnico di Cremona nel 1920 (come si legge nella Prefazione).

 

1922. Alberto Stefanelli, I microscopici dispositivi periferici dei nervi, Sozogno editore, Milano, 1922.

 

 

 

 

1924. HARVEY CUSHING (1869-1939)

 

Harvey Williams Cushing (1869-1939) è stato un chirurgo statunitense, ritenuto un pioniere della neurochirurgia e dello studio dell’ipofisi. Cushing fu sempre attratto sin dall’inizio della sua carriera di studente dalla figura del grande anatomista belga Vesalio, di cui inizierà una biografia dettagliata che non porterà a termine a causa del suo decesso. Nacque in una delle famiglie più ricche e influenti del periodo, una delle famiglie che scrissero non solo la storia degli Stati Uniti ma anche quella della medicina statunitense. Harvey si iscrisse all’Università di Yale, nel Connecticut, nel 1887. La sua permanenza nel campus del Connecticut fu di quattro anni, periodo che egli terminò ottenendo la qualifica di A.B., Bachelor of Arts, ovvero medico generico, nel 1891. Nel settembre del 1891 si trasferì a Boston, nel lontano Massachusetts, per intraprendere la specializzazione nella rinomata Harvard Medical School, una delle migliori quattro degli Usa. Nell’autunno del 1892 il Professor Richardson gli offrì un posto come suo assistente nella preparazione dei pazienti alle operazioni chirurgiche, e alla loro anestesia. Un’altra innovazione di Cushing fu l’introduzione dell’asepsi, ovvero un iter di procedure antisettiche che permettevano di fermare ogni tipo di infezione dovuta a contaminazione del campo operatorio. Il terzo anno (1894) fu un anno nefasto. Rimase tremendamente scosso dalla morte di una giovane paziente durante la somministrazione di anestetico nella fase preoperatoria, ipotizzando un eccesso di etere. In questo periodo la corrispondenza con il padre divenne più cupa, la sua autocolpevolizzazione lo portava sempre di più verso la depressione. Dopo due settimane passate in compagnia del cugino Eddie a l’Avana, tornato rivitalizzato a Harvard, insieme al suo collega Ernest Codman, Harvey ideò la Ether Chart, una delle prime schede anestesiologiche in cui i dottori dovevano registrare le più importanti funzioni vitali del paziente, tra le quali la frequenza cardiaca e respiratoria, la temperatura corporea, i dosaggi dell’anestetico usato (etere o cloroformio), in modo che durante l’intervento chirurgico il paziente fosse continuamente tenuto sotto controllo e monitorato. Nel 1895 si concluse il periodo universitario di Harvey Cushing, il quale ottenne la laurea in Medicina e Chirurgia col massimo dei voti e con lode. Ottenne l’internato in medicina e chirurgia al Massachusetts General Hospital di Boston, anche se riceverà un posto per l’internato al Johns Hopkins Hospital, Baltimora, dove resterà per quattro anni.

Al termine degli anni di “residenza” in chirurgia, agli inizi del Novecento, Harvey si trasferì dapprima in Svizzera, a Berna, dove intraprese degli studi approfonditi sulla pressione arteriosa e intracranica, sotto l’egida protettiva e lo sguardo vigile del Professore T.Kocker (futuro Premio Nobel per la Medicina nel 1909, inventore delle pinze ematiche) e del Professor H. Kronecker, stimato fisiologo. Dalla Svizzera si spostò in Inghilterra a Londra, dove tenne degli incontri con Victor Horsley, e a Liverpool con Sir Sherrington, famoso neurofisiologo pioniere degli esperimenti sulla corteccia motoria dei primati, anche lui futuro premio Nobel. Di significativa rilevanza fu il passaggio in Italia, a Pavia per l’esattezza, dove Cushing venne in contatto con Scipione Riva-Rocci, ideatore del primo sfigmomanometro a mercurio che consentiva di misurare accuratamente la pressione arteriosa del paziente. Dato che lo strumento non aveva trovato fortuna in Europa, e Harvey ne aveva già intravisto le potenzialità eccellenti, lo portò con sé a Baltimora non solo per farne riconoscere la straordinaria innovazione, ma anche per utilizzarlo durante gli interventi chirurgici come strumento di precisione per monitorare la pressione arteriosa del paziente anestetizzato.

Harvey tornò a Baltimora ufficialmente nel 1902 quando gli venne offerto il titolo di Professore Associato di Chirurgia. Decise quindi di istituire un corso di anatomia chirurgica affiancato alla costruzione di un laboratorio di anatomia e chirurgia sperimentale che soprannominò Hunterian Lab. Fu in questo periodo che Harvey cominciò a intravedere la sua vocazione per il sistema nervoso. Nel corso di un’autopsia a una giovane donna che soffriva di cefalee, rilevò la presenza di una ampia cisti ipofisaria, sintomatologia che riscontrerà in molteplici interventi. Per questo motivo iniziò a tenere un registro dei casi che gli si sottoponevano per redigere due pubblicazioni riguardo alla ghiandola Pituitaria e gli adenomi basofili ad essa correlati. Nel 1912 ricevette con grande felicità la nomina di Professore di Chirurgia all’Università di Harvard, dove s’inserì nel reparto ospedaliero P.B. Brigham e continuò la sua ricerca sui tumori. La sindrome di Cushing, nota anche come ipercortisolismo, è una condizione patologica della ghiandola ipofisaria o pituitaria. Il merito di Cushing fu appunto quello di mettere in correlazione tali neoplasie ipofisarie con l’iperproduzione di glucocorticoidi.

Il periodo più significativo della vita di Cushing è il decennio 1920-1930 durante il quale il chirurgo rivoluzionò l’uso delle vecchie tecniche chirurgiche. Uno dei più grandi problemi della neurochirurgia erano le copiose emorragie che rendevano impraticabili le operazioni. Harvey pose fine a questo problema inventando delle clip d’argento che tamponavano la fuoriuscita del sangue dai vasi, e nel caso ci fossero state emorragie copiose, introdusse l’uso dell’aspiratore chirurgico. Ma ciò che lo fece passare alla storia fu l’invenzione del bisturi elettrico con la funzione coagulatrice-cicatrizzante. In collaborazione col fisico William Bowie Harvey, Cushing mise a punto uno strumento che gli permetteva di operare pazienti affetti da tumori altamente vascolarizzati, che mai nessuno in precedenza era riuscito a operare. In questo periodo la sua fama crebbe con legge esponenziale. Tutti i medici del mondo vollero conoscerlo e numerosi pazienti affetti dalle neuropatologie fino ad allora incurabili vollero suoi consulti privati. In questo periodo si annovera la nascita della fondazione Harvey Cushing Society (1931), alla quale s’iscrissero i più noti neurochirurghi dell’epoca, e di notevole rilevanza fu la presentazione al Congresso Internazionale di Berna di un rapporto da lui redatto sull’incidenza della mortalità in sala operatoria, utilizzando le sue pionieristiche tecniche: l’incidenza si era ridotta dal 90% al 10% con l’introduzione di tali tecniche.

Nel 1926 Cushing e il suo ex allievo Percival Bailey collaborarono strettamente per realizzare una nuova classificazione dei tumori cerebrali che rivoluzionò e spazzò via il precedente metodo di catalogazione. Infatti, prima della loro osservazione, tutti i tumori endocranici ricadevano sotto la denominazione di Glioma. Già Virchow, nel lontano 1867, aveva teorizzato che tali tumori originassero dal tessuto encefalico di supporto e Golgi nel 1875 dimostrò la presenza delle cellule della nevroglia in tali gliomi.

Nel 1933 tornò a Yale con la nomina di Professore di Neurologia e poi come Emerito. Nella sua carriera di medico aveva prodotto all’incirca 300 pubblicazioni, ultima delle quali sui meningiomi. Nella sua amata New Haven, intento a redigere una biografia sulla vita di Vesalio, si spense all’età di settant’anni a causa di un infarto miocardico.

 

1924. Les Tumeurs du Nerf  Auditif et le Syndrome de l’angle ponto-cerebelleux par Docteur Harvey Cushing, … avec 262 figures dans le texte. Paris, Librairie Octave Doin, 1924.

 

 

 

 

 

1930. STRUMENTO PER LEUCOTOMIA

 

La lobotomia è ritenuta uno dei procedimenti più controversi nella storia della salute mentale. Fu ideata da Antonio Egas Moniz negli anni ’30. Da allora cominciò a diffondersi in tutto il mondo fino agli anni ’50, quando cominciò a cadere in disuso a causa dei suoi imprevedibili e gravissimi effetti collaterali.

Il Leucotomo era uno strumento in uso n ella psicochirurgia con lo scopo di ridurre gli effetti nocivi di forme patologiche mentali non altrimenti controllabili. È uno strumento chirurgico con cui si recidevano le fibre nervose del lobo prefrontale nell’intervento di lobotomia prefrontale. La sua forma permette di passare attraverso un foro ed è fatto in modo  tale da raggiungere un settore sufficientemente ampio di fibre della porzione prefrontale producendo il minor danno possibile a livello della corteccia cerebrale.

 

 

 

1946.  Trapanazioni craniche in America del nord: Columbia Britannica

L’operazione [trapanazione cranica] era conosciuta dagli aborigeni del Nord America prima dell’arrivo dei bianchi in Alaska, Columbia Britannica, Stai Uniti e Messico. … Non ci sono rapporti sicuri che sia ancora praticata dalle tribù Indiane. Kidd (1946) ha osservato un caso della costa atlantica della Columbia Britannica che si era avvicinato ad un missionario portando un trapano a mano e lo pregava di fargli un foro nella testa per fare uscire il demone che causava il suo mal di testa. Ci sono più di una dozzina di crani trapanati provenienti dalla Columbia Britannica, ma sono reperti archeologici per cui vanno fuori dai confini di questo saggio.

Estratto da Margetts Edward L., Trepanation of the skull by the Medicine-men of Primitive Cultures, with particular reference to present day native East African practice, in Brothwell Don and Sandson A.T.,  Disease in Antiquity, Charles C. Thomas, 1829, pg. 677.