2600 aC IMHOTEP

EGITTO

In Africa, reperti rinvenuti in Libia e Algeria e presso i Tibu del Tibesti (Etiopia), già descritti da Erodoto come i primitivi “Trogloditi Etiopi”, dimostrano come la pratica della trapanazione fosse diffusa anche in queste aree. In Kenia, poi, la trapanazione, probabilmente introdotta dagli Arabi, è ancora oggi praticata.

Nell’area che vide svilupparsi la civiltà dell’Antico Egitto, nonostante l’elevato numero di reperti, sono state trovate solo sei testimonianze di trapanazione cranica.  Le più antiche sono sicuramente quella trovata a Sesebi (Sudan), datata al tempo della XVIII o XIX Dinastia (circa il 1200 a.C.) e quella di Saqqara (Egitto) datata XXV Dinastia (600 a.C.) . In quest’ultimo caso la trapanazione fu bilaterale. Ma il contributo più importante allo sviluppo della neurochirurgia l’Antico Egitto lo diede nella persona del più grande medico Egiziano: Imhotep, che visse intorno al 2600 a.C.
Sacerdote, ufficiale, costruttore e architetto (è accreditato come l’artefice della piramide più antica, quella di Saqqara), visse alla corte del faraone Djoser della III Dinastia.
Considerato, quasi universalmente, il vero « Padre della Medicina », Imhotep è ritenuto l’ispiratore del testo contenuto nel famoso papiro detto “The Edwin Smith Surgical Papyrus“. Il papiro, scritto attorno all’anno 1700 a.C., ma basato su testi più vecchi almeno di 1000 anni, è considerato il primo trattato medico della storia dell’umanità.
Il papiro, lungo 4.68 metri e largo 33 cm, contiene la descrizione di 48 casi clinici: 27 traumi cranici; 6 lesioni della gola e del capo; 2 della clavicola; 3 delle braccia; 8 dello sterno; 1 della spalla e 1 della colonna vertebrale. Ciascun caso è presentato in modo logico: Titolo, Esame, Diagnosi, Trattamento e Glossario.
Titolo: il tipo di lesione e la localizzazione.
Esame: il caso e il modo di esaminarlo (test del sensorio, esplorazione della ferita e del movimento della parte lesa).
Diagnosi: il medico ha tre scelte e si pronuncerà nel modo seguente: A) per le lesioni curabili – “Un disturbo che io tratterò”; B) per i casi difficili (il medico tenta la cura, ma l’esito non è certo) – “Un disturbo per il quale lotterò”; C) nei casi incurabili – “Un disturbo che non può essere trattato”.
Trattamento: bendaggi, cuciture, cauterizzazioni, gessi e steccaggi. L’occorrente chirurgico comprende, miele, grasso e garze.
Glossario
Certamente, dal momento che parte del testo è perduto – si interrompe bruscamente -, il papiro doveva essere più lungo, probabilmente almeno 5 metri.  Al di là del valore storico e scientifico, questo documento è importante perché, nell’illustrare il caso n. 6 (una ferita cranica aperta, con frattura del cranio e apertura delle meningi), viene usata per la prima volta il termine « CERVELLO » (« Brain » nell’originale traduzione inglese del dr. Breasted) [vedi geroglifico a lato] per descrivere il contenuto della scatola cranica. Nello stesso caso vengono utilizzati anche i termini a noi oggi comuni di « Circonvoluzioni », « Meningi » e « Liquido cerebro-spinale ».
Altrettanto interessante è il caso n. 8: frattura del cranio con danni esterni non apprezzabili. Il paziente, però, lamentava emiparesi dal lato in cui era avvenuto il trauma (lesione da contraccolpo). Merito del chirurgo egizio è quello di aver individuato nel cervello l’organo di controllo del movimento.
Il caso n. 22 tratta un caso di frattura cranica (osso temporale). La descrizione dell’afasia lamentata dal paziente precede di alcuni millenni quella descritta da Paul Broca nel 1861!
Infine i casi n. 31, 33 e 48 concernono la colonna vertebrale (dislocazioni, fratture, compressioni vertebrali). In papiro riporta la sintomatologia dolorosa e motoria riscontrabile in questi casi. E’ interessante notare tutti i casi citati, eccetto l’ultimo, sono descritti come “Un disturbo che non può essere trattato”.

(da CONOSCERE LA NEUROCHIRURGIA: LA STORIA
a cura dello Staff della Clinica Neurochirurgica dell’Università di Pavia, 2004)