1.02 12000 – 3000 AF Chirurgia cranica primitiva e i ritrovamenti in Africa

Contents
  1.   La Chirurgia cranica primitiva La chirurgia dei popoli primitivi già in tempi an­tichissimi aveva raggiunto un certo grado di perfe­zione tecnica che ci stupisce. I più antichi stru­menti erano certo pietre acuminate e servivano ad estrarre corpi estranei, a fare il salasso, a svuotare gli ascessi, a scarnificare i tessuti, ma anche ad ope­razioni assai più gravi, come la trapanazione del cranio. Prunières e Broca dimostrarono per i primi nel 1875 che molti millenni prima della nostra epoca storica, nel periodo neolitico veniva eseguita con singolare frequenza la trapanazione del cranio: ope­razione certo la più antica della quale si trovi trac­cia. Presto si potè constatare che la trapanazione veniva eseguita – probabilmente in origine per allontanare le schcggie e i frammenti nelle fratture del cranio, poi forse per scopi magici – più frequentemente nella regione sincipitale, ma talora anche in quella frontale ed occipitale. L’operazione veniva praticata sicuramente con selci acuminate, messe in rapido movimento in linea circolare. Ma oltre a questa trapanazione probabilmente praticata a scopo terapeutico, con istrumenti primitivi, ma pure perfet­tamente atti allo scopo, come dimostrò il Holländer che se ne servi con ottimi risultati, la trapanazione veniva praticata anche sul cadavere, allo scopo di to­gliere dal cranio di individui antecedentemente trapanati in vita, e che forse per questo venivano conside­rati come taumaturghi, delle piastre ossee dei diametro di pochi centimetri (rondelle) che servivano quali amuleti. Tali crani trapanati furono trovati in tutte le parti del mondo e particolarmente nelle regioni ap­partenenti al ciclo delle culture matriarcali più anti­che, nel tempo e nei luoghi nei quali si usavano quali armi la fionda e la mazza a clava di legno o a pomo di pietra. Anche da questo lato è interessante consta­tare l’identità tra la medicina dei popoli antichissimi e quella che ancora si conserva in popoli viventi in un grado di civiltà inferiore. Infatti, la trapanazione del cranio fu usata ancora in tempi assai vicini a noi fra certe popola­zioni delle isole Bismarck, della Bolivia e del Perù e fu riscontrata da un missionario inglese nel 1874 come pratica comune presso gli abitanti dell’Isola della Lealtà, nella forma di una curiosa mutilazione del cranio, lungo le suture coronarie e sagittarie, della quale il Manouvrier trovò tracce sicure in un cranio femminile neolitico, mutilazione questa indicata col nome di T sincipitale. Tutte queste operazioni devono la loro origine senza dubbio ad una concezione de­moniaca e magica assai più, o per lo meno assai prima che all’idea di azioni curative. In analoghi concetti pare si debbano anche ricercare le origini delle operazioni mutilanti degli organi genitali, operazioni delle quali si trovano tracce in tempi antichissimi e contemporaneamente presso varie razze, come è antichissimo l’uso della infibulazione, della castrazione e della cosi detta operazione di mica, che consisteva nella uretrotomia ester­na fatta allo scopo di limitare la prolificazione operazione ancora in uso presso certi popoli australiani, della circoncisione, ecc. Queste operazioni mutilanti sostituiscono il sacrificio umano alla divinità che fu certo assai frequente nei popoli primitivi e assumono più tardi un significato simbolico. La circoncisione è molto diffusa nell’Àfrica equatoriale ove è indicata con la parola ganza, viene praticata quasi sempre collettivamente, di solito una volta all’anno e sepa­ratamente per i due sessi. Le giovanette, di solito a 15 o 16 anni, sono poste a sedere sul suolo con le coscie divaricate. L’operatore esegue quindi con un coltello a lama ri­curva l’ablazione del clitoride, ma quasi sempre aggiunge una mutilazione delle piccole labbra e qualche volta anche delle grandi labbra. Nella regione dcU’Ouhanghi e del Chart questa mutilazione rituale è generalmente diffusa. Contemporaneamente però avviene per la chirurgia quello che abbiamo osservato per la medicina e per la terapia: accanto alle operazioni che hanno origine in concezioni magiche, altre ve ne sono che perseguono uno scopo pratico: cosi si trovano negli scheletri dei tempi antichissimi ossa amputate e tracce sicure di altri razionali interventi ope­rativi. La prima epoca e più antica della storia della medicina trova dunque il suo parallelo e diremo quasi il suo specchio fedele nella medicina attuale dei popoli primitivi, né ciò può meravigliare chi sappia come presso questi noi possiamo egualmente osservare tutte le forme primitive della vita individuale e sociale. Da questa primitiva medicina empirica e magica si sviluppa, per logica necessità, con l’organizzazione di caste nelle quali l’esercizio della medicina magica era conservato come un segreto tradizionale, e delle quali era massimo vanto la conoscenza delle forze superiori, sanatrici o malefiche, la medicina sacerdotale. Forse gli stessi capi antichi che erano stati vittoriosi nelle fierissime lotte contro i nemici ed ai quali l’opinione popolare attribuiva uno smisurato potere, furono per i primi ritenuti capaci di domare anche le forze della natura, di prevedere il futuro e di guarire le malattie. Forse sono questi i pri­mi fondatori delle religioni più antiche che ai nostri lontani progenitori apparvero inve­stiti di misterioso potere; o invece forse furono i sacerdoti delle più antiche religioni che nell’esercizio delle loro funzioni di intermediari fra il potere divino e gli umani, custodi dei segreti della terra e del cielo, avocarono a sé, naturalmente, anche l’esercizio di quello che costituisce il sommo potere ed il massimo attributo della divinità in tutti i tempi e presso tutte le razze: la facoltà di decidere della vita e della morte e quindi la facoltà di guarire le malattie. Dal punto di vista storico, la medicina empirica precede probabilmente la medicina magica e quella sacerdotale; ma, accanto a questa come accanto a quella, la medicina empirica vive la sua vita rigogliosa, talora soverchiando perfino il potere e l’autorità dell’uomo investito di poteri soprannaturali, tal altra crescendo all’ombra del misticismo. Comunque, quando si studia la storia delle religioni, intimamente connessa a quella della medicina, perché esse tendono essenzialmente al medesimo scopo, cioè la difesa dell’individuo dal male, e perché l’attributo essenziale delle divinità di tutte le religioni e di tutti i tempi è quello di guarire, si nota che, allorché le religioni incominciano ad assu­mere strutture determinate, la medicina esce dal libero campo delle prime esperienze, dal contatto quotidiano con la natura ove essa aveva iniziato i primi passi malsicuri, ed entra nei santuari che ne divengono per lunghi secoli il tempio e la scuola. Da Castiglioni A., Storia della Medicina, Mondadori, Milano, 1936, pg. 23-26     12000 – 2000 AF in Africa
  2.  12000 AF. Cranio del mesolitico trapanato scoperto a Taforalt (Marocco)
  3. 7000 AF. Un’antica trapanazione nell’est Africa in Sudan
  4. 5000 AF. La medicina nell’antico Egitto
  5. 3500-2500 AF. Crani perforati nell’Antico Egitto
  6. 2600 a.C. Imhotep e il Papiro Chirurgico di Edwin Smith
  7. 2600 a.C. Imhotep il Personaggio
  8. 3000-2500 a.C. Il Papiro di Edwin Smith
  9. Papiro di Edwin Smith
  10. [ XIV secolo a.C. ] La favola di Sinuhe l’Egiziano
  11. VIII – I secolo a.C. Tumi strumento comune agli Egizi, Etruschi, Aztechi, Incas e Maya
  12. 8000-2000 AF Trapanazioni Craniche in Medioriente
  13. 5000 a.C. Cranio trapanato a Chalanghan-Tepe (Agdham), Azerbaijan

 

La Chirurgia cranica primitiva

La chirurgia dei popoli primitivi già in tempi an­tichissimi aveva raggiunto un certo grado di perfe­zione tecnica che ci stupisce. I più antichi stru­menti erano certo pietre acuminate e servivano ad estrarre corpi estranei, a fare il salasso, a svuotare gli ascessi, a scarnificare i tessuti, ma anche ad ope­razioni assai più gravi, come la trapanazione del cranio.

Prunières e Broca dimostrarono per i primi nel 1875 che molti millenni prima della nostra epoca storica, nel periodo neolitico veniva eseguita con singolare frequenza la trapanazione del cranio: ope­razione certo la più antica della quale si trovi trac­cia. Presto si potè constatare che la trapanazione veniva eseguita – probabilmente in origine per allontanare le schcggie e i frammenti nelle fratture del cranio, poi forse per scopi magici – più frequentemente nella regione sincipitale, ma talora anche in quella frontale ed occipitale. L’operazione veniva praticata sicuramente con selci acuminate, messe in rapido movimento in linea circolare. Ma oltre a questa trapanazione probabilmente praticata a scopo terapeutico, con istrumenti primitivi, ma pure perfet­tamente atti allo scopo, come dimostrò il Holländer che se ne servi con ottimi risultati, la trapanazione veniva praticata anche sul cadavere, allo scopo di to­gliere dal cranio di individui antecedentemente trapanati in vita, e che forse per questo venivano conside­rati come taumaturghi, delle piastre ossee dei diametro di pochi centimetri (rondelle) che servivano quali amuleti. Tali crani trapanati furono trovati in tutte le parti del mondo e particolarmente nelle regioni ap­partenenti al ciclo delle culture matriarcali più anti­che, nel tempo e nei luoghi nei quali si usavano quali armi la fionda e la mazza a clava di legno o a pomo di pietra. Anche da questo lato è interessante consta­tare l’identità tra la medicina dei popoli antichissimi e quella che ancora si conserva in popoli viventi in un grado di civiltà inferiore. Infatti, la trapanazione del cranio fu usata ancora in tempi assai vicini a noi fra certe popola­zioni delle isole Bismarck, della Bolivia e del Perù e fu riscontrata da un missionario inglese nel 1874 come pratica comune presso gli abitanti dell’Isola della Lealtà, nella forma di una curiosa mutilazione del cranio, lungo le suture coronarie e sagittarie, della quale il Manouvrier trovò tracce sicure in un cranio femminile neolitico, mutilazione questa indicata col nome di T sincipitale.

Tutte queste operazioni devono la loro origine senza dubbio ad una concezione de­moniaca e magica assai più, o per lo meno assai prima che all’idea di azioni curative. In analoghi concetti pare si debbano anche ricercare le origini delle operazioni mutilanti degli organi genitali, operazioni delle quali si trovano tracce in tempi antichissimi e contemporaneamente presso varie razze, come è antichissimo l’uso della infibulazione, della castrazione e della cosi detta operazione di mica, che consisteva nella uretrotomia ester­na fatta allo scopo di limitare la prolificazione operazione ancora in uso presso certi popoli australiani, della circoncisione, ecc. Queste operazioni mutilanti sostituiscono il sacrificio umano alla divinità che fu certo assai frequente nei popoli primitivi e assumono più tardi un significato simbolico.

La circoncisione è molto diffusa nell’Àfrica equatoriale ove è indicata con la parola ganza, viene praticata quasi sempre collettivamente, di solito una volta all’anno e sepa­ratamente per i due sessi. Le giovanette, di solito a 15 o 16 anni, sono poste a sedere sul suolo con le coscie divaricate. L’operatore esegue quindi con un coltello a lama ri­curva l’ablazione del clitoride, ma quasi sempre aggiunge una mutilazione delle piccole labbra e qualche volta anche delle grandi labbra. Nella regione dcU’Ouhanghi e del Chart questa mutilazione rituale è generalmente diffusa.

Contemporaneamente però avviene per la chirurgia quello che abbiamo osservato per la medicina e per la terapia: accanto alle operazioni che hanno origine in concezioni magiche, altre ve ne sono che perseguono uno scopo pratico: cosi si trovano negli scheletri dei tempi antichissimi ossa amputate e tracce sicure di altri razionali interventi ope­rativi. La prima epoca e più antica della storia della medicina trova dunque il suo parallelo e diremo quasi il suo specchio fedele nella medicina attuale dei popoli primitivi, né ciò può meravigliare chi sappia come presso questi noi possiamo egualmente osservare tutte le forme primitive della vita individuale e sociale.

Da questa primitiva medicina empirica e magica si sviluppa, per logica necessità, con l’organizzazione di caste nelle quali l’esercizio della medicina magica era conservato come un segreto tradizionale, e delle quali era massimo vanto la conoscenza delle forze superiori, sanatrici o malefiche, la medicina sacerdotale. Forse gli stessi capi antichi che erano stati vittoriosi nelle fierissime lotte contro i nemici ed ai quali l’opinione popolare attribuiva uno smisurato potere, furono per i primi ritenuti capaci di domare anche le forze della natura, di prevedere il futuro e di guarire le malattie. Forse sono questi i pri­mi fondatori delle religioni più antiche che ai nostri lontani progenitori apparvero inve­stiti di misterioso potere; o invece forse furono i sacerdoti delle più antiche religioni che nell’esercizio delle loro funzioni di intermediari fra il potere divino e gli umani, custodi dei segreti della terra e del cielo, avocarono a sé, naturalmente, anche l’esercizio di quello che costituisce il sommo potere ed il massimo attributo della divinità in tutti i tempi e presso tutte le razze: la facoltà di decidere della vita e della morte e quindi la facoltà di guarire le malattie.

Dal punto di vista storico, la medicina empirica precede probabilmente la medicina magica e quella sacerdotale; ma, accanto a questa come accanto a quella, la medicina empirica vive la sua vita rigogliosa, talora soverchiando perfino il potere e l’autorità dell’uomo investito di poteri soprannaturali, tal altra crescendo all’ombra del misticismo. Comunque, quando si studia la storia delle religioni, intimamente connessa a quella della medicina, perché esse tendono essenzialmente al medesimo scopo, cioè la difesa dell’individuo dal male, e perché l’attributo essenziale delle divinità di tutte le religioni e di tutti i tempi è quello di guarire, si nota che, allorché le religioni incominciano ad assu­mere strutture determinate, la medicina esce dal libero campo delle prime esperienze, dal contatto quotidiano con la natura ove essa aveva iniziato i primi passi malsicuri, ed entra nei santuari che ne divengono per lunghi secoli il tempio e la scuola.

Da Castiglioni A., Storia della Medicina, Mondadori, Milano, 1936, pg. 23-26

 

 

12000 – 2000 AF in Africa

 12000 AF. Cranio del mesolitico trapanato scoperto a Taforalt (Marocco)

Traumatismi (Dastugue, 1962)
Alcuni traumi hanno interessato il cranio ma, in effetti, sono state poche le fratture riscontrate: solo 3 su 41. Sembra logico aggiungere due casi di trapanazione perché è davvero un trauma, che per essere intenzionale, non si traduce in una lesione duratura dell’osso.

Cranio maschile con ocra XII C1. Notare l’affossamentoesistente sul frontale a destra.

– Il cranio XII C1 presenta sull’osso frontale, a 10 mm dalla sutura coronale e la linea temporale superiore, un infossamento di 13 mm di diametro con un ripido margine antero-superiore (PL. III).
– Sul cranio XII C2 c’è anche una piccola depressione che si trova sulla sutura parietale destra a 30 mm dalla sutura sagittale e coronale. Ha un profilo quasi quadrangolare e misura 10×12 mm. La sua profondità è di 1,5 mm e nel suo angolo antero-esterno, parte una linea di frattura lineare lunga 17 mm.
– Infine il cranio XXVI porta un infossamento parietale sinistro quasi circolare di 31 mm di diametro, profonda nel centro di 4 mm. Un’area marcatamente cicatrizzata corrisponde alla linea di frattura. Nell’endocranio, una proiezione cicatriziale corrisponde alla parte depressa.

a. – Fusione congenita di due vertebre. b.- Trapanazione: vista posteriore del cranio [XXVI] che mostra l’espetto generale dell’orificio [cranico, in sede parietale sinistro vicino alla sutura lambdoidea]. c. – Vista ingrandita dell’orificio che mostra le irregolarità del contorno dovute al processo di cicatrizzazione. d. – Radiografia che mostra l’integrità delle suture e dei canali diploici adiacenti all’orificio che permettono di eliminare una eziologia traumatica come una “frattura”. e. – Tomografia che mostra la convergenza armoniosa dei bordi dell’orificio risultante dal processo di riparazione. 

Questi tre affondamenti hanno il carattere di fratture per il colpo di un oggetto contundente: l’ultimo sicuramente non è stato seguito da una morte rapida perché porta alcune tracce di riparazione ossea.
Questa è una lesione molto diversa trovata sul cranio XXVI (Pl. V, b e c). È un orifizio che si trova sul parietale sinistro nella sua metà posteriore, 45 mm al di fuori del lambda. È approssimativamente ovale con una grande estremità postero-esterna e misura 10,5 x 8,5 mm. Il suo carattere essenziale è quello di essere infundibuliforme, la sua periferia essendo smussata a spese del tavolo esterno. Inoltre, le pareti di questo vero imbuto sono fatte di osso neoformato che ha chiuso gli orifizi della diploë e realizza una perfetta continuità tra i due tavoli. Questi risultati, insieme con l’assenza di lesioni alla tavola interna confermata dalla radiografia (tavola V), impongono la diagnosi di trapanazione seguita da sopravvivenza.
È anche interessante notare che il frammento di cranio recante il numero I 1952 (XII C1) ha subito un tentativo incontestabile di trapanazione. Questo è sotto forma di una depressione infundibuliforme che perfora l’unica tavola esterna ma presenta anche chiari caratteri di rigenerazione ossea poiché le trabecole del diploë sono mascherate da una lamella continua che copre il fondo (Fig. 1). …
Per l’autore sembra assolutamente stabilito che la trapanazione del cranio precedentemente considerata come non risalente nel tempo oltre il periodo neolitico, sia stato tentato dalle popolazioni epipaleolitiche e perfettamente riuscito poiché i due operati di Taforalt sono sopravvissuti. Questa sopravvivenza, nel caso di trapanazione completa, testimonia da parte dell’operatore di una certa padronanza tecnica.

La Necropoli Mesolitica di Taforalt ha rivelato la presenza di resti umani di epoca mesolitica come ha riportato da Denise Ferembach nel 1962. I resti scheletrici umani scoperti a Talforalt nel Marocco nord-orientale, in un contesto Mesolitico datato col carbonio-14 tra i 12.000 e 10.500 AF.
Il gruppo inumato è rappresentato da 80 adulti (39 maschi, 31 femmina e 10 dubbi), 6 adolescenti, e circa 100 individui sotto 16, di cui 45 in meno di 1 anno.
Di essi sono stati trovati: 41 crani, 11 con mandibole, più 19 mandibole isolate che erano integre. L’età massima alla morte era di circa 40 anni o poco più.
La pubblicazione descrive molto accuratamente i resti scheletrici di Taforalt e l’aspetto fisico della popolazione che assieme alla ben nota serie di Afalou, appartengono ambedue alla cultura “iberomarusiana”, cioè appartenente a popolazioni proto-mediterranee che dall’Europa attraverso la Spagna si è distribuita nel nord del Marocco e in Algeria (Afalou).
Gli abitanti di Taforalt erano persone grandi e forti, presumibilmente di etnia simile a quella degli Afalou e degli Obercasse (Germania) ma che hanno costituito un gruppo isolato per aver vissuto a lungo nella stessa grotta con un tasso molto alto di spina bifida e relativi difetti sacrali, una mortalità infantile molto alta, e la presenza esagerata di ossa di wormiane. …
Riguardo agli aspetti patologici degli scheletri di Taforalt, Dastugue osserva che nel complesso sembravano godere buona salute. Egli non ha trovato tracce di rachitismo, osteomieliti, tubercolosi ossea, o cancro e quasi nessun difetto congenito a parte le frequenti anomalie sacrali già descritte. Anche le fratture erano eccezionali per lo standard di quel periodo preistorico; solamente due individui avevano gravi traumi cranici. Uno di loro era sopravvissuto a lungo con buona guarigione. L’osteoartrite e in particolare la spondilosi ipertrofica era molto comune così come in molte altre popolazioni preistoriche.
Due lesioni parietali in parte guarite sono interpratate da Dastugue come cicatritri di una trapanazione, e almeno una è proprio così. Una ricorda la doppia cicatrice sul cranio di Gambetta (Balout and Briggs, 1949; Briggs, 1955).
Una donna con lesioni multiple deve essere stata immobilizzata finchè le ossa fratturate non sono guarite completamente. Questo dimostra un accudimento di soggetti infermi che non era stato riconosciuto in precedenti scoperte. [vedi anche l’homo neanderthalensis di Shanidar 1].

Estratto da
Briggs L.C., An African Mesolithic Series in Northeastern Morocco, Nature, 1964, pg 684-685.
Dastugue J., II. Pathologie des hommes de Taforalt, in Ferembach D., avec la collaboration de Dastugue J. et Portrat-Targowla M-J., La Necropole epipaleolithique de Taforalt (Maroc Oriental), Paris, 1962.

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7000 AF. Un’antica trapanazione nell’est Africa in Sudan

La scoperta è stata fatta durante gli scavi nell’insediamento neolitico (V-IV millennio aC) a Omdurman in Sudan. “I morti furono poi sepolti all’interno dell’insediamento – era un’abitudine ampiamente praticata” – ha detto al PAP il dott. Maciej Jórdeczka dell’Istituto di archeologia ed etnologia (IAE) PAS di Poznań.
La trapanazione è una procedura consistente nel creare un buco nel cranio per scopi medici o magico-religiosi. Gli scienziati non sono in grado di determinare chiaramente il motivo per cui la procedura è stata eseguita sulla persona, i cui resti sono stati trovati durante gli scavi.

Il buco nel cranio in questo caso era circolare, con un diametro di circa 2 cm.

La grotta dove è stato scoperto il cranio trapanato. (Foto M. Jòrdeczka)

La sorpresa per gli scienziati era l’età “avanzata” del defunto: 55-65 anni. L’età media di 7 mila anni fa in Sudan era in realtà molto più bassa. Quasi nessuno ha vissuto in un’epoca così “venerabile” – dicono gli esperti.
L’antropologo del Museo Archeologico Nazionale di Varsavia, il Dr. Łukasz Maurycy Stanaszek ha stabilito che la ferita risultante dalla trapanazione non era guarita, il che significa che la procedura potrebbe aver portato alla morte dell’uomo. Non esclude che il foro possa essere stato creato dopo la morte dell’uomo per scopi magici non specificati, come “liberare uno spirito malvagio dal corpo”. Lo scienziato ha sottolineato che il foro è stato realizzato con tecnica corretta. Il bordo del foro è abbastanza regolare e liscio, il che dimostra senza dubbio l’uso di speciali strumenti per raschiare e forare. Egli ha parlato di di pietra focaia, coltelli o trapani.
“La trapanazione non è l’unica ragione per cui questa sepoltura è interessante” – ha detto il dott. Jórdeczka a PAP. Un conchiglia è stata posta sul temporale dell’uomo, e tutto il suo corpo è stato ricoperto di un minerale color ocra – rossastra, usato fin dal periodo del Paleolitico come colorante. Il defunto è stato messo nella posizione fetale, fortemente compresso – le sue ginocchia sono state tirate fino alla fronte. L’uomo era di circa 160 cm. d’altezza. L’antropologo è stato in grado di rilevare tracce di disturbi comuni anche oggi, come la carie o la parodontite.
In Khor Shambat gli archeologi hanno anche trovato ricche tracce di insediamenti, anche più antichi, del cosiddetto periodo mesolitico di Khartoum (10-7 mila anni fa).
“Il vero tesoro per noi è la capacità di rintracciare gli strati formati dall’attività umana nel corso di migliaia di anni, nel caso del Sudan centrale è un’eccezione: la stragrande maggioranza dei siti, sia Mesolitici che Neolitici, non ha stratigrafie Khor Shambat ci fornirà quindi una nuova prospettiva della cronologia degli insediamenti “- ha aggiunto il Dr. Jórdeczka.
L’insediamento di Khor Shambat era situato proprio sul Nilo, su una piccola collina. I suoi abitanti pescavano e cacciavano animali, tra cui antilopi e cinghiali. Con l’avvento del Neolitico, la percentuale di animali selvatici nella loro dieta è diminuita a favore dei bovini.
È interessante notare che anche gli archeologi sono riusciti a scoprire i resti di un cane – l’analisi dell’archeozoologia ha dimostrato che faceva parte della dieta delle persone di quel tempo.
Gli archeologi polacchi della IAE PAS hanno iniziato gli scavi a Khor Shambat nel 2012. Successivamente i lavori sono stati finanziati dal Centro polacco di archeologia mediterranea dell’Università di Varsavia. Hanno riconosciuto il posto come molto importante dal punto di vista scientifico perché erano stati studiati solo alcuni siti archeologici di questo periodo in Sudan.
La stagione di quest’anno, che si è svolta a marzo, è stata la prima stagione finanziata dal National Science Center. Gli studi sul campo proseguiranno il prossimo anno.
PAP – Scienza e borsa di studio in Polonia

http://scienceinpoland.pap.pl/en/news/news%2C410305%2Ctrepanation-of-the-skull-before-millennia-ago-in-sudan.html

 

 

 

5000 AF. La medicina nell’antico Egitto

La conservazione di numerose mummie egiziane ha permesso di sviluppare significativamente lo studio della paleopatologia e della sanità e delle malattie nell’Antico Egitto. Gli antichi egiziani credevano che alla morte l’aba (un uccello con la testa umana) volasse tra la tomba ed il mondo dei vivi.

 

 

3500-2500 AF. Crani perforati nell’Antico Egitto

Popolazione studiata
Lo studio presente si basa su due parti: 1. la stima della frequenza dei difetti ossei dovuti a traumi cranici gravi in due antiche popolazioni, compresa la morfologia e il tipo di lesione; 2. evidenza di sopravvivenza al trauma cranico e di segni di un possibile intervento terapeutico. Le due popolazioni provengono dalle maggiori necropoli dell’antico Egitto che si trovavano nella Tebe ovest e in Assuan.
La prima popolazione è costituita dagli abitanti dell’antica capitale dell’Egitto, Tebe, che sono stati sepolti nelle “tombe dei nobili” durante il periodo del Nuovo Regno e successivo. Esse comprendono la classe più alta della popolazione. Questa necropoli è stata utilizzata circa tra i 3500 e i 2500 anni fa. Dalle tombe sono stati estratti 566 individui.
La seconda popolazione proviene dai resti umani delle necropoli di Qubbet-el-Hawa ed Elefantina. Due cimiteri della popolazione di classe medio-alta nella provincia di Assuan del Vecchio Regno e in seguito che comprende circa 5000-2500 anni fa.
Da queste due popolazioni 982 sono stati i crani che sono stati studiati. I parametri demografici delle popolazioni sono stati simili rispetto all’età e al sesso con spettanza di vita intorno ai 26 anni (esclusa la mortalità infantile).
Nella popolazione Tebana sono stati identificati 4 crani (0,7%) con perforazioni craniche e in quella di Assuan 6 crani (0,6%).
I 4 casi Tebani mostravano difetti ossei cranici: 2 nella regione occipitale e 2 nella regione parietale. In un caso la teca era ricoperta dal tessuto connettivo mummificato, ma senza segni di guarigione (caso DAN 93.11-8). Questa lesione apparteneva ad un maschio adulto. Altri due casi, uno con lesione occipitale e l’altro parietale (casi TT95-142 e DAN 95.1-24) rivelano i margini smussati con una morfologia ad imbuto ed una reazione ossea nel tavolato interno che indica una sopravvivenza per un lungo periodo di tempo. Un caso appartenava ad una giovane femmina di circa 20-25 anni e nell’altro non è stato possibile determinare il sesso.
Dei 6 casi di Assuan 4 appartenevano a maschi, 1 ad una femmina ed 1 non è stato possibile determinare il sesso. I 4 maschi mostravano circa 20-35 anni e gli altri 2 circa 50-60 anni compresa la femmina. In due casi con grandi fratture affondate, una occipitale e l’altra parietale, non era evidente alcun processo di guarigione mentre altri tre (tutti in sede parietale) mostravano ai bordi processi di guarigione marginale, smussamento dei difetti ai margini e localizzata, ma nuovo rimaneggiamento osseo in superficie. Un altro trauma parietale ha rivelato un ampio difetto osseo senza segni di reazione ossea. Tuttavia, poichè il bendaggio superficiale si infossava nella lesione cranica, è da considerare una lesione peri-mortem.

Difetto in sede occipitale di un frammento di cranio di un individuo maschio in una mummia scheletrizzata. a. L’esterno della superficia [cranica] rivela un difetto ovoidale con margini netti. b. L’aspetto interno, al contrario, mostra un allargamento infundibolare del difetto e la formazione di nuovo osso ai bordi del difetto.

Difetto cranico in una testa di mummia intatta. a. L’aspetto esterno mostra una superficie intatta fatta da un tessuto molle e poche bende di lino. b. Alla Tomografia computerizzata, tuttavia, la regione parietale rivela un difetto osseo con assenza di frammenti. I margini sono allargati ad imbuto e mostrano qualche reazione ossea.

Descrizione di un caso con evidenza di terapia neurochirurgica.
Questo caso è particolare perchè si tratta di un cranio completo mummificato con i tessuti molli superficiali ampimente coperti da bende di lino (il caso della collezione Franz-Parsche portato all’Istituto di patologia dell’Università Ludwig-Maximilians di Monaco, caso P1).
É stato ampiamente studiato con Tomografia Computerizzata nel 1999 da Szeimies rivelando un esteso difetto osseo nel parietale sinistroche è stato ricoperto da uno strato rimasto intatto di tessuto connettivo, capelli e bende di lino. I frammenti ossei erano assenti. I margini del difetto, smussati e con focolai di nuovo osso (segno di riparazione ossea). Inoltre era presente una linea di frattura al bordo superiore del difetto che percorreva l’osso parietale.

Discussione
Nonostante l’elevato numero di traumi con perforazione cranica abbiamo osservato un solo caso di trauma con evidente trattamento intravitale mediante rimozione dei frammenti. La sopravvivenza del paziente ha dato luogo all’arrotindamento dei margini e alla formazione di nuovo osso: segni di un avviato processo di guarigione.

Estratto da Nerlich A.G., Zink A., Szeimies U., Hagedorn H.G., Rosing F.W. Perforating dkull trauma in ancient Egypt and evidence for early neurosurgical therapy, in Trepanation History, Discovery, Theory. Edited by Robert Arnott, Stanley Finger and C.U.M. Smith, Sweet&Zeitlinger, 2018

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La Medicina dell’antico Egitto teneva in grande considerazione lo studio dei “polsi arteriosi” da cui traeva molte indicazioni diagnostiche e terapeutiche e considerava il cuore come l’organo fondamentale per la vita comprese le emozioni ed i sentimenti.
Il cervello non era considerato un organo importante ed infatti veniva asportato ed eliminato per l’imbalsamazione, mentre il cuore ed altri visceri erano conservati nei vasi detti canopi e posati nella tomba accanto alla mummia. In Egitto non sono stati crani con segni di trapanazione a scopo terapeutico. (FG)

Erodoto, Storie.

 1) C’è gente che attende a questo lavoro e professa quest’arte. 2) Viene portato un cadavere, e costoro presentano modelli di mummie in legno, dipinte al naturale. E dicono che l’imbalsamazione più accurata sia quella di colui di cui uno scrupolo religioso mi vieta di fare il nome in tale circostanza. Poi mostrano il secondo tipo, inferiore a questo e meno costoso, e il terzo che è il più a buon mercato. Danno questa spiegazione, e chiedono ai clienti secondo quale tipo vogliono imbalsamato il loro morto. 3) I clienti si mettono daccordo per un prezzo e si ritirano. Nell’officina restano gli artigiani e se si tratta del tipo di imbalsamazione più accurata vi attendono come segue. Estraggono anzitutto con un ferro ricurvo il cervello dalle narici, in parte così, in parte introducendovi dei farmaci. 4) Poi con una pietra etiopica tagliente, praticano un’incisione all’inguine; tirano fuori senz’altro tutti gl’intestini; trattili fuori, li nettano per bene con vino di palma, e li tornano a pulire con polvere di aromi. 5) Quindi riempiono il ventre di pura mirra tritata, di cannella e di altri aromi, tranne l’incenso, e richiudono cucendo. E dopo salano il corpo immergendolo nel salnitro per settanta giorni: non devono lasciarlo nel sale per un periodo più lungo. 6) Trascorsi settanta giorni lavano il morto e spalmandolo di gomma, che gli egiziani usano in genere invece della colla, avvolgono il corpo con fasce tagliate in tela di bisso. 7) Quindi i parenti ritirano la mummia, fanno fare una scultura di legno in forma umana, e v’includono il morto. Ve lo rinchiudono, e lo tengono gelosamente in una camera funeraria ponendolo ritto contro la parete.

Da Erodoto, Libro II, 86. http://www.mauronovelli.it/Erodoto%20Storie.htm

 

2600 a.C. Imhotep e il Papiro Chirurgico di Edwin Smith

Il contributo più importante allo sviluppo della neurochirurgia nell’Antico Egitto lo diede il più grande medico Egiziano: Imhotep, che visse intorno al 2600 a.C. scrivendo o dettando una serie di 48 casi clinici in cui la traumatologia cranica e vertebrale sono la parte preponserante.
Medico, sacerdote, ufficiale di corte, costruttore e architetto (è accreditato come l’artefice della piramide più antica, quella di Saqqara), visse alla corte del faraone Djoser della III Dinastia.
Considerato, quasi universalmente, il vero « Padre della Medicina », Imhotep è ritenuto l’ispiratore del testo contenuto nel famoso papiro detto “The Edwin Smith Surgical Papyrus“. Il papiro, scritto attorno all’anno 1700 a.C., ma basato su testi più vecchi almeno di 1000 anni, è considerato il primo trattato medico della storia dell’umanità.
Il papiro, lungo 4.68 metri e largo 33 cm, contiene la descrizione di 48 casi clinici: 27 traumi cranici; 6 lesioni della gola e del capo; 2 della clavicola; 3 delle braccia; 8 dello sterno; 1 della spalla e 1 della colonna vertebrale. Ciascun caso è presentato in modo logico: Titolo, Esame, Diagnosi, Trattamento e Glossario.
Titolo: il tipo di lesione e la localizzazione.
Esame: il caso e il modo di esaminarlo (test del sensorio, esplorazione della ferita e del movimento della parte lesa).
Diagnosi: il medico ha tre scelte e si pronuncerà nel modo seguente: A) per le lesioni curabili – “Un disturbo che io tratterò”; B) per i casi difficili (il medico tenta la cura, ma l’esito non è certo) – “Un disturbo per il quale lotterò”; C) nei casi incurabili – “Un disturbo che non può essere trattato”.
Trattamento: bendaggi, cuciture, cauterizzazioni, gessi e steccaggi. L’occorrente chirurgico comprende, miele, grasso e garze.
Certamente, dal momento che parte del testo è perduto – si interrompe bruscamente -, il papiro doveva essere più lungo, probabilmente almeno 5 metri. Al di là del valore storico e scientifico, questo documento è importante perché, nell’illustrare il caso n. 6 (una ferita cranica aperta, con frattura del cranio e apertura delle meningi), viene usata per la prima volta il termine « CERVELLO » (« Brain » nell’originale traduzione inglese del dr. Breasted) [vedi geroglifico in alto] per descrivere il contenuto della scatola cranica. Nello stesso caso vengono utilizzati anche i termini a noi oggi comuni di « Circonvoluzioni », « Meningi » e « Liquido cerebro-spinale ».

Geroglifici indicanti il Cervello

Altrettanto interessante è il caso n. 8: frattura del cranio con danni esterni non apprezzabili. Il paziente, però, lamentava emiparesi dal lato in cui era avvenuto il trauma (lesione da contraccolpo). Merito del chirurgo egizio è quello di aver individuato nel cervello l’organo di controllo del movimento.
Il caso n. 22 tratta un caso di frattura cranica (osso temporale). La descrizione dell’afasia lamentata dal paziente precede di alcuni millenni quella descritta da Paul Broca nel 1861!
Infine i casi n. 31, 33 e 48 concernono la colonna vertebrale (dislocazioni, fratture, compressioni vertebrali). In papiro riporta la sintomatologia dolorosa e motoria riscontrabile in questi casi. E’ interessante notare tutti i casi citati, eccetto l’ultimo, sono descritti come “Un disturbo che non può essere trattato”.

Estratto da Conoscere la Neurochirurgia: la storia, a cura dello Staff della Clinica Neurochirurgica dell’Università di Pavia, 2004. http://www-3.unipv.it/paoletti/neuro/didattica/conoscere/storia/storianch1.htm

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2600 a.C. Imhotep il Personaggio

Imhotep (nome greco, Imouthes, 2667-2600 aC circa) era un erudito egiziano (una persona esperta in molte aree di apprendimento) meglio conosciuto come l’architetto della piramide a gradoni di Re Djoser a Saqqara. Il suo nome significa “Colui che viene in pace” ed è l’unico egiziano oltre ad Amenhotep ad essere completamente divinizzato, diventando il dio della saggezza e della medicina (o, secondo alcune fonti, dio della scienza, della medicina e dell’architettura). Imhotep era un prete, visir del re Djoser (e forse dei successivi tre re della Terza dinastia), un poeta, un medico, un matematico, un astronomo e un architetto.
Sebbene la sua piramide a gradoni sia considerata la sua più grande conquista, fu anche ricordato per i suoi trattati medici che consideravano la malattia e le ferite come naturali, invece di punizioni inviate da dei o inflitte da spiriti o maledizioni.
Fu divinizzato dagli egiziani nel c. 525 a.C. e fu equiparato al semidio della guarigione di Asclepio da parte dei Greci. Le sue opere erano ancora estremamente popolari e influenti durante l’Impero Romano e gli imperatori Tiberio e Claudio avevano entrambi i loro templi inscritti con lode al dio benevolo Imhotep.

https://www.ancient.eu/imhotep/

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3000-2500 a.C. Il Papiro di Edwin Smith

Secondo Breasted, il papiro di Edwin Smith è una copia di un antico manoscritto composito che conteneva, oltre al testo dell’autore originale (3000-2500 aC) che corrisponde all’epoca in cui è vissuto Imhotep.
Nel 1660 a.C. il manoscritto antico venne copiato e nel 18.. venne acquistato da Edwin Smith. Ai primi del novecento la sorella di Edwin Smith lo donò all’Università di Chicago. Negli anni venti venne tradotto, su incarico dell’Accademia delle Scienze di New York, da James Henry Breasted, allora direttore dell’Oriental Institute dell’Università di Chicago che lo pubblicò nel 1930.

Papiro di Edwin Smith, Caso 4 nel documento originale in Ieratico
[scrittura corsiva egiziana]

Il papiro contiene 48 casi clinici sistematicamente sistemati, cominciando con ferite alla testa e procedendo verso il torace e la colonna vertebrale, dove il documento sfortunatamente si interrompe. Questi casi sono tipici piuttosto che individuali e ogni presentazione di un caso è suddivisa in titolo, esame, diagnosi e trattamento. C’è una netta differenziazione tra i trattamenti chirurgici razionali e le misure medico-magiche scarsamente presenti nella trattazione.

Soldato egiziano con un’ascia con due occhielli, dal tempio funerario di Mentuhotel II a Deir el-Bahri
http://www.womeninthebible.net/war-in-the-bible/axe-battle-war/

Significativamente, la trapanazione non è menzionata. Il che depone per l’ipotesi che presso gli Egizi la trapanazione cranica fosse soprattutto un evento rituale e non terapeutico. I casi descritti infatti riportano, da un punto di vista neurochirurgico, essenzialmente casi di traumatologia cranica e vertebrale.

Le diciassette colonne (877 linee), tutto ciò che è conservato di questo antico trattato, che occupa la parte anteriore del Papiro di Edwin Smith, contiene quarantotto casi, tutte ferite o indotti da ferite (con due probabili eccezioni).
La trattazione inizia con la testa e il cranio, procedendo quindi verso il basso attraverso il naso, la faccia e le orecchie, fino al collo, alla clavicola, all’omero, al torace, alle spalle e alla colonna vertebrale, dove il testo viene interrotto, lasciando incompleto il documento.
Senza alcuna indicazione esterna della disposizione del testo, il contenuto del trattato è tuttavia attentamente suddiviso in gruppi di casi, ogni gruppo si interessa di una determinata regione.

Il papiro di Edwin Smith propone 48 casi clinici di cui fa un esame accurato e una valutazione prognostica con cinque passaggi:
1. Titolo.
2. Esame
3. Diagnosi
4. Trattamento (a meno che non si tratti di un caso fatale, considerato non trattabile).
5. Glosse (un piccolo dizionario di termini oscuri, se del caso, impiegato nella discussione del caso).

Elenco dei Casi clinici:
1. Una ferita alla testa, penetrante l’osso (descrizione incompleta per danneggiamento del papiro).
2. Una ferita aperta nella testa, che penetra nell’osso.
3. Una ferita aperta nella testa, penetrante l’osso e perforazione del cranio.
4. Una ferita aperta nella testa, che penetra fino all’osso e che affonda nel cranio.
5. Una ferita aperta nella testa con frattura comminuta composta del cranio
6. Una ferita aperta nella testa con composto frattura comminuta del cranio e rottura delle membrane meningee.
7. Una ferita aperta nella testa, penetrante nell’osso e perforazione delle suture.
8. Frattura comminuta composta del cranio che non mostra alcuna ferita visibile.
9. Ferita sulla fronte che produce la frattura comminuta composta del cranio.
10.Ferita aperta nella parte superiore del sopracciglio, penetrante per l’osso.
11. Un naso rotto.
12. Una rottura nell’osso nasale.
13. Frattura composta comminuta nel lato del naso.
14. Ferita di carne in un lato del naso che penetra nella narice.
15. Perforazione dell’osso nella regione della mascella e dello zigoma.
16. Dividere l’osso nella regione del mascalzone e dello zigoma.
17. Frattura composta dell’osso nella regione del maxillo e dello zigoma.
18. Ferita nel tessuto molle del temporale (muscolo massettere), l’osso è illeso.
19. Perforazione nel temporale.
20. Ferita nel temporale perforando l’osso.
21. Una spaccatura nell’osso temporale.
22. Composto frattura comminuta dell’osso temporale.
23. Fessura nell’orecchio esterno.
24. Frattura della Mandibola.
25. Dislocazione della Mandibola.
26. Ferita nel labbro superiore.
27. Ferita aperta al mento.
28. Ferita aperta in Gola penetrante il laringe.
29. Ferita aperta su una vertebra cervicale.
30. Distorsione in vertebre cervicali.
31. Lussazione di una vertebra cervicale.
32. Spostamento di una vertebra cervicale.
33. Vertebra cervicale schiacciata.
34. Dislocazione delle due clavicole.
35. Frattura delle due clavicole.
36. Frattura dell’omero.
37. Frattura dell’omero con rottura di tessuto molle sovrastante.
38. Frattura scomposta dell’omero.
39. Tumori o ulcere al seno possono essere il risultato di ferite.
40. Ferita nel seno.
41. Ferita infetta o possibilmente necrotica al seno.
42. Distorsione delle articolazioni Sterno-Costali.
43. Lussazione delle articolazioni Sterno-Costali.
44. Costole fratturate.
45. Tumori sporgenti al seno.
46. ​​Ascesso con prominente testa sul petto.
47. Ferita spalancata nella spalla.
48. Distorsione in una vertebra spinale (descrizione incompleta per danno al papiro).

Metodologia della traduzione
Il documento originale attira l’attenzione su titoli, diagnosi, e definizioni di particolare importanza (come ad es. le caratteristiche chiave necessarie per determinare l’estensione di ferita) usando inchiostro rosso (fig. 1). Abbiamo tradotto il testo in frasi in osservanza con il formato dell’egiziana struttura grammaticale del documento originale Ieratico, che usa serie di frasi per evidenziare sintomi significativi. Il documento originale è stato scritto in sezioni. Queste sono indicate come “Tavole” e portano un numero variabile di righe di testo, comprese tra 20 e 26.

Descrizione dei Casi Clinici (reperite in diverse fonti)

Metodologia della traduzione
Il documento originale attira l’attenzione su titoli, diagnosi, e definizioni di particolare importanza (come ad es. le caratteristiche chiave necessarie per determinare l’estensione di ferita) usando inchiostro rosso (fig. 1, solo per Sanchez, 2007).
E’ stato tradotto il testo in frasi in armonia con il formato dell’egiziano nella struttura grammaticale del documento originale, Ieratico, che usa serie di frasi per evidenziare sintomi significativi. Il documento originale è stato scritto in sezioni.

Caso 1.
Titolo: Istruzioni riguardanti una ferita alla testa, che penetra nell’osso del suo cranio
Esame. Se esaminerai un uomo che ha una ferita nella testa, che penetra l’osso del suo cranio, (ma) non ha uno squarcio, tu dovresti palpare la sua ferita (o, tu dovresti posare la tua mano sopra essa [ferita] dovresti trovare il suo cranio danneggiato, senza essere perforato, un taglio o una alterazione su esso, (la conclusione alla diagnosi).
Diagnosi. Dovresti dire riguardo a lui: “Uno che ha una ferita alla testa, mentre la sua ferita non ha due labbra, …, nè squarcio, sebbene [penetri nell’osso] della sua testa. E una malattia che io tratterò.”
Trattamento. Tu dovresti apporvi della carne [fresca] [il primo giorno](e) in seguito trattarla con grasso, [miele] (e) garza ogni giorno finchè non guarisce.
Glosse. A – … [nota filologica].
[FG]

Caso 2.
Titolo: Istruzioni riguardanti una ferita aperta nella sua testa, penetrante fino all’osso.
Esame: Se esamini un uomo che ha una [apertura] ferita [nella] sua [testa], penetrando fino all’osso, dovresti posare la mano su di essa (e) [dovresti] pal[pare la] [ferita]. Se trovi il suo cranio [illeso, non c’è una perforazione in esso …
Diagnosi: Dovresti dire per quanto riguarda [lui]: “Uno ha una bocca aperta nella sua testa, un disturbo che tratterò”.
Trattamento: [Tu] dovresti legare [carne fresca su di esso il primo giorno; tu dovresti applicare per lui due strisce di lino e trattare poi con grasso, miele, (e) garz]a ogni giorno fino a quando non si riprende.
Glossa. : Per quanto riguarda: “Due strisce di lino” [significa] due fasce [di lino che si applicano sulle due labbra della ferita aperta per far sì che quella le unisca] una all’altra.

Caso 3.
Titolo: [Istruzioni riguardanti] una ferita nella sua testa, penetrante fino all’osso (e) perforante il suo [cranio].
Esame: [Se esaminate un uomo che ha una ferita aperta nella testa], penetrante fino all’osso, (e) perfora il suo cranio; tu dovresti palpare la sua ferita; [dovresti trovarlo incapace di guardare le sue due spalle] e il suo petto, (e) soffre della rigidità al collo …
Diagnosi: Dovresti dire [rivolgendoti] a lui: “Uno che ha [una ferita aperta nella sua testa, penetrante fino all’osso,] che gli perfora il cranio, inoltre soffre di rigidità al collo. Un disturbo che tratterò”.
Trattamento: Ora [dopo averlo cucito, dovresti posare [carne] fresca sulla sua ferita il primo giorno. Non dovresti bendarlo. Mettilo a riposo dove riposa di solito fino a che passa il periodo [di guarigione] della sua ferita. Dovresti medicarlo in seguito con grasso, miele e garza ogni giorno, finché non si riprende …
Glossa: Per quanto riguarda: “Mettere a riposo al suogiaciglio”, significa metterlo nella sua dieta abituale, senza somministrargli alcuna prescrizione.

Caso 4: Ferita alla testa, Composta, Distanziata, Frammenti cranici sollevati [Traduzione del testo Ieratico del Papiro di Edwin Smith: Tavola II, righe da 2 a 11]
Titolo. Istruzioni mediche per una ferita sanguinante da uno lacero-contusione / taglio nella sua testa, con penetrazione fino all’osso e il suo cranio è fratturato. (Riferendosi a frattura del grande frammento classificata dagli antichi medici come pŠn, probabilmente pronunciato “peshen”.)
Esame. Se esamini un uomo sanguinante per ferita lacero-contusa / taglio nella sua testa, che è penetrata fino all’osso e il suo cranio è fratturato (frattura con grandi frammenti).
– Tu devi sondare la sua ferita. Dovresti trovare qualche cosa lì che è “preoccupante” sotto le dita, e se è molto mobile;
– e ha un gonfiore che sopra essa sporge;
– Egli sanguina da entrambe le sue narici;
– e dalle sue orecchie;
– e se soffre di rigidità al collo;
– e non è in grado di guardare le sue braccia e il suo petto,
Diagnosi … allora devi dire a lui: “Uno che ha una ferita lacera da uno trauma/taglio nella sua testa, che è penetrata fino all’osso: che il Suo cranio è frammentato. (frattura con frammenti di grandi dimensioni)
– Egli sanguina sia dalle narici che dalle orecchie
– Egli soffre di rigidità al collo: (Questa è) una condizione medica con la quale combatterò. “
Trattamento. Perché trovi quell’uomo con una frattura (grande frattura dei frammenti) del cranio: Non devi bendarlo.
– Metti [lui] a terra, sul suo luogo di riposo, fino a quando passa il tempo della sua sofferenza. Significa che il suo trattamento è seduto in posizione verticale.
-Fai per lui: due sostegni in mattoni (per mantenere la sua posizione verticale) fino a quando non si capisce che ha superato la crisi.
-Quindi, dovresti mettere l’olio sulla sua testa e ammorbidire (massaggiandola) la zona del collo e le spalle.
-Tu dovrsti fare [sempre] la stessa cosa per ogni uomo che trovi con una frattura scomposta del suo cranio.
Glosse: [le Glosses di Breasted]. …
A: Per quanto riguarda una frattura divisa del suo cranio (pŠn) (grande frattura frammentata), significa: un frammento di osso si separa da [un altro] frammento di osso nella volta della sua testa, mentre i frammenti rimangono nel tessuto della sua testa e non si estraggono.
B: Per quanto riguarda: il gonfiore che è sopra di esso sporge molto: significa che il gonfiore che è sopra quella (frammentata) frattura, sale verso l’alto (e si trova al di sopra della frattura).
C: Per quanto riguarda [la prognosi]: sai se ha superato la crisi: significa che stai dicendo che tu sai se morirà o vivrà per ciò [il trauma]. [Questa] è una condizione medica per la quale io posso impegnarmi.
Commento. Nel caso 4, le caratteristiche della ferita indicano che un pŠn è una frattura scomposta di un osso grande in cui si è verificata un’interruzione della teca, con pezzi spostati e sollevati [per edema cerebrale]. Ciò implica un colpo tangenziale alla testa con un’arma affilata, pesante, a lama larga, come una grande ascia. La definizione A fornisce una spiegazione chiara di questo tipo di lesione, e la definizione B spiega il suo aspetto esterno. Il sanguinamento è presente dal naso e dalle orecchie, suggerendoci la presenza di fratture della base del cranio. La rigidità del collo del paziente è evidente quando tenta di seguire i comandi per guardare le sue spalle o il petto. Considerando la gravità della lesione alla testa, trauma con emorragia subaracnoidea sarebbe la probabile fonte di questa rigidità. Sembra che gli antichi medici egiziani abbiano avuto una buona comprensione dell’origine della rigidità del collo [maningismo] come riportato in precedenza nel papiro, nel caso 3. La definizione C, si riferisce al risultato in una frattura scomposta perforata del cranio: “Per quanto soffre di rigidità al collo, significa il suo irrigidimento per essere stato in precedenza ferito, questo irrigidimento è migrato al collo, così che il suo collo ne soffre”. Straordinariamente, conclude il medico quella rigidità del collo è una conseguenza del trauma cranico.
Questo è senza dubbio un trauma importante, ma il verdetto 2 lo è fatto. Il trattamento consiste nel riposo tranquillo in posizione seduta con sostegni di mattoni fino a quando il paziente ha superato “la crisi”. L’esatto significato di “crisi” è dato nella Definizione C: “[. . .] fino a quando non saprai se morirà o vivrà per questo “.

Caso 5: Ferita alla testa, Composta, Frammentata, Depressa [Traduzione del testo Ieratico del Papiro di Edwin Smith: Tavola II, riga 11 fino a 17]
Titolo. Istruzioni per quanto riguarda una ferita sanguinamente da una lacero-contusione / taglio nella sua testa, che ha spezzato (sd, pronunciato sedj) il suo cranio.
Esame.
-Quindi devi sondare la sua ferita.
-Devi scoprire con le tue dita se la frattura che è nel suo cranio è affondata in profondità,
– e un gonfiore che è sopra di essa sporge,
– e sanguina dalle sue narici,
– e dalle sue orecchie,
– e soffre di rigidità al collo,
– e ha scoperto che non è in grado di guardarsi le spalle e (giù al) petto.
Diagnosi. Allora devi dire di lui: “Tu sei uno che ha una ferita da taglio sanguinante nella sua testa, che è penetrata fino all’osso e distrutto il tuo cranio, (frattura del cranio depresso e comminuito) di chi soffre rigidità al collo: (Questo è) una condizione medica che si farà non sarai in grado di trattare.“
Trattamento. Non bendarlo.
-Assicuralo al suo posto di riposo, fino al momento in cui la crisi passa.
Glosse. .
A. Per quanto riguarda una frattura
nel suo cranio: significa le ossa create da quel trauma sono depresse all’interno della volta del suo cranio (frattura depressa comminuta). Il libro The Nature delle [Sue] ferite dice, riguardo alle fratture frammentate: “la volta del suo cranio è in molti frammenti, che sono depresse all’interno del suo cranio.”
Commento. Il caso 5 è un “cranio frammentato e con frammenti depressi, in cui si percepiscono frammenti ossei sotto le dita dell’esaminatore. C’è anche l’evidenza che suggerisce la presenza di fratture della base del cranio e meningismo, ma, in questo caso, al paziente viene assegnato il verdetto 3: “(Questo è) una condizione medica che non sarai in grado di trattare.” Il paziente è curato co il riposo e un supporto fisico e non deve essere bendato. Il meccanismo traumatico nel caso 5 implica un colpo diretto, diretto al cranio che ha spinto i frammenti ossei dentro il cranio. Questo tipo di lesione avrebbe potuto essere prodotto con un’arma come una mazza. Tale infortunio è evidente sull’area zigomatico-mascellare nel mummia della 17esima Dinastia del Re Seqenenre Tao, che morì in battaglia, circa 1574 aC.

Caso 6: Ferita alla testa, Composta, Comminuta, Depressa, Frattura cranica, e Lacerazione durale. [Traduzione del testo Ieratico del Papiro di Edwin Smith: Tavola II, righe 17, Tavola III riga 1]
Titolo. Istruzioni mediche per ferita sanguinante / taglio ferita nella sua testa che penetra nell’osso, fracassando il cranio ed esponendo il cervello all’nterno del suo cranio.
Esame. Se esamini un uomo per una ferita / taglio nella sua testa, che penetra nell’osso, fracassando il cranio ed esponendo il cervello nel suo cranio:
– Devi sondare la sua ferita.
– Devi essere in grado di trovare (in) quella frattura che è nel suo cranio, increspature (come) quelle che si verificano (in) rame nel processo di fusione,
– e qualcosa all’interno che si cede e pulsa sotto tue dita come il punto morbido al vertice di un bambino (fontanella) non ancora saldato e aperto come un “buco”. Una volta che si ha coscienza che non c’è pulsazione o fluttuazione sotto le tue dita, a meno che non ci sia un passaggio aperto al cervello nel suo cranio.
– Egli sanguina dalle sue narici,
– Egli soffre per rigidità al collo.
Diagnosi. (Questa è) una condizione medica che non sarai in grado di trattare.
Trattamento. Dovai spargere la sua ferita con olio
– Non fasciarlo
– Non mettere medicazioni su di essa fino a quando non si sa che ha superato la crisi!
Glosse.
A. Per quanto riguarda “lo sfondamento del suo cranio e dell’esposizione del cervello dal suo cranio”: la frattura affondata (comminuta) è grande, aprendosi all’interno del suo cranio e la membrana che avvolge il suo il cervello lacerato e il suo fluido fuoriesce dall’interno della sua testa.
B. Per quanto riguarda “quelle increspature che si verificano sul rame attraverso la fusione”: È il rame che viene rovesciato da un ramaiolo prima che sia forzato in uno stampo di pietra a causa di qualcosa che su di esso è estraneo (impurità) come rughe su di esso. Questo è come dire “come le increspature da eliminazione / esclusione”.
Commento. Il caso 6 rappresenta una ferita della massima gravità in cui vi è lacerazione del dura, esponendo il cervello. Reperire all’ispezione visiva e alla palpazione la superficie del cervello pulsante sono cose straordinarie, così come lo sono le spiegazioni mediche di una fontanella pulsante, e della dura madre e del midollo spinale. Il testo spiega anche che le pulsazioni della dura scompaiono quando la fontanella è chiusa a meno che non si verifica una lesione di questa natura. Il paziente descrive e anche mostra segni di meningismo e fratture della base cranica. L’opinione del medico è in questo caso è, comprensibilmente, il Verdetto 3. Tuttavia, sono raccomandate le misure di trattamento, due sono di particolare interesse per il loro deciso comando negativo: “Non fasciare, non applicare medicazioni, fino a quando saprai che ha superato la crisi. “

Caso 7.
Titolo. Istruzioni riguardanti una ferita diastasata nella testa , che penetra nell’osso e perfora il cranio.
Esame. Se tu esamini un uomo che ha una ferita diastasata sulla sua [testa], che penetra nell’osso, (e) perfora il cranio; tu devi palpare la su ferita; [devi tu vedere se è in grado di girare lo sguardo verso le spalle] e il suo petto, (e) che soffre per una rigidità al collo, [conclusione nella diagnosi).
Diagnosi. Tu devi dire [riguardo] a lui: “Uno che ha [una ferita diastasata sulla sua testa, che penetra l’osso, (e) perfora il suo cranio, mentre soffre di rigidità al collo. E’ una malattia che posso curare.”
Trattamento. Ora [dopo che l’avrai suturato, tu devi posare] carne [fresca] sulla sua ferita il primo giorno. Tu non lo dovrai bendare. Mettilo a riposo [sul suo giaciglio fino a che la sua ferita non sarà guarita]. Dovrai medicarlo in seguito con grasso, miele, e garze ogni giorno, finchè guarisce.
Glossa. A – … [nota filologica].
[FG]

Caso 8.
Titolo: Istruzioni riguardanti uno trauma nel suo cranio sotto la pelle della sua testa. Esame: se esamini un uomo che ha un colpo al cranio, sotto la pelle della sua testa, mentre non c’è nulla su di esso, dovresti palpare la sua ferita. Dovresti scoprire che c’è un gonfiore che sporge dal lato esterno di quello scontro che è nel suo cranio, mentre il suo occhio è storto per questo, sul lato di lui che ha quella ferita che è nel suo cranio; (e) cammina strascicando con la sua suola, sul lato di lui che ha quella ferita che è nel suo cranio …
Diagnosi: Dovresti considerarlo colui che ha colpito qualcosa che entra da fuori, come colui che non rilascia la testa della sua forchetta, e colui che non cade con le unghie in mezzo al palmo; mentre scarica il sangue dalle sue narici (e) da entrambe le orecchie, (e) soffre di rigidità al collo. Un disturbo da non trattare.
Trattamento: il suo trattamento è seduto, fino a quando [ottiene il colore], (e) finché non sai che ha raggiunto il punto critico ….
Glossa: Per quanto riguarda: “Cammina strascicando con la sua suola”, lui (il chirurgo) sta parlando del suo camminare con il suo unico trascinamento, così che non è facile per lui camminare, quando (la suola) è debole e girato sopra, mentre le punte dei suoi piedi sono contratte alla palla della sua suola, e loro (le dita dei piedi) camminano armeggiando per terra. Lui (il chirurgo) dice: “Mescola”, riguardo a ciò …

Caso 9.
Titolo. Istruzioni che riguardano una ferita frontale, impattante sulla conchiglia del cranio [la fronte].
Esame. Se tu esaminerai un uomo che ha una ferita sulla fronte, che schiaccia la conchiglia del suo cranio (conclusione nel trattamento).
Trattamento. Tu dovrai preparare per lui delle uova di struzzo, triturarle con del grasso (e) messe sulla ferita aperta. In seguito tu dovrai preparare per lui un uovo di struzzo, triturato e farne una poltiglia e metterla a seccare sulla ferita.
Glossa. A – … [nota filologica].
[FG]

Caso 20.
Titolo: Istruzioni riguardanti una ferita alla sua tempia, che penetra nell’osso, (e) perfora il suo osso temporale.
Esame: Se tu esamini un uomo che ha una ferita nella tempia, che penetra nell’osso, (e) perfora il suo osso temporale, mentre i suoi due occhi sono inettati di sangue, egli perde sangue dalle narici goccia a goccia, se metti le dita nella ferita (ed) egli esageratamente rabbrividisce; se gli chiedi qualcosa riguardante la sua malattia e lui non ti parla; mentre copiose lacricreme cadono da ambedue gli occhi, così che spesso porta la mano alla faccia e asciuga yutti e due gli occhi con il dorso della mano come fa un bambino, e non sa perchè lofa, ( le conclusioni portano alla diagnosi).
Diagnosi: Tu dovresti dire ciò che lo riguarda: “Ono che ha una ferita nella sua tempia, che penetra nell’osso, (e) che perfora il suo osso temporale; mentre perde sangue dalle narici, soffre per rigidità al collo, e non è in grado di parlare. La malattia non è tale da poter essere trattata”
Trattamento: Ora che hai un uomo che non è in grado di parlare, il suo sollievo è stare a riposo; finchè capirai che egli ha raggiunto il suo punto critico.
[FG]

Caso 21.
Titolo. Istruzioni concernenti un taglio nella tempia.
Esame. Se tu esamini un uomo che ha un taglio nella sua tempia, dovresti trovare un rigonfiamento [dell pelle] che protrude all’esterno del taglio, mentra fuoriesce sangue dalle sue narici e dall’orecchia dal lato della ferita, (e) sente dolore quando sente parlare, per cui, (le conclusioni seuono nella diagnosi).
Diagnosi. Dovresti dirli per ciò che lo riguarda: “Uno che ha un taglio nella sua tempia, mentre perde sangue dalle narici e il suo recchio ha avuto un trauma. E’ una malattia che ho intenzione di curare”
Trattamento. Devi metterlo a riposo fin tanto che avrà raggiunto il suo punto critico.
[FG]

Caso 22.
Titolo: Istruzioni per un trauma nella sua tempia.
Esame: Se esamini un uomo che ha un colpo nella sua tempia, dovresti posizionare il pollice sul suo mento e il tuo dito sull’estremità del suo ramo, in modo che il sangue scorrerà davanti alle sue due narici (e) dall’interno del suo orecchio che ha quel successo. Purificalo per lui con un batuffolo di lino finché non ne vedi i frammenti (di osso) all’interno del suo orecchio. Se tu lo chiami (e) lui è senza parole (e) non può parlare …
Diagnosi: dovresti dire riguardo a lui: “Uno ha una frattura nella tempia, scarica il sangue dalle sue due narici e dal suo orecchio, è senza parole, (e) soffre di rigidità al collo. Un disturbo da non trattare . “…
Glossa: Per quanto riguarda: “Tu vedi i suoi frammenti all’interno del suo orecchio”, significa che alcuni dei frammenti dell’osso si staccano per aderire al tampone che è stato introdotto per pulire l’interno del suo orecchio.

Caso 29.
Titolo: Istruzioni riguardanti una ferita aperta su una vertebra del suo collo.
Esame: se esaminate un uomo con una ferita aperta su una vertebra del suo collo, penetrante fino all’osso, e perforante una vertebra del suo collo; se esaminate quella ferita, (e) rabbrividisce eccessivamente, (e) non può guardare le sue due spalle e il suo petto …
Diagnosi: Dovresti dire riguardo a lui: “Uno ha una ferita al collo, penetra fino all’osso, perfora una vertebra del suo collo, e soffre di rigidità al collo, un disturbo con il quale combatterò. “
Trattamento: dovresti legarlo con carne fresca il primo giorno. Ora in seguito stendi (lui) alle sugiaciglio fino a che passa il periodo della sua ferita.

Caso 30.
Titolo: Istruzioni riguardanti una distorsione in una vertebra del suo collo.
Esame: se esamini un uomo con una distorsione in una vertebra del collo, dovresti dirgli: “guarda le tue due spalle e il tuo seno”. Quando lo fa, la visione che gli è possibile è dolorosa.
Diagnosi: dovresti dire riguardo a lui: “Uno che ha una distorsione in una vertebra del suo collo, è un disturbo che tratterò”.
Trattamento: dovresti legarlo con carne fresca il primo giorno. Ora dopo dovresti trattare [con] ywrw (e) miele ogni giorno fino a quando non si riprende.
Glossa: Per quanto riguarda: “Una distorsione”, sto parlando di una separazione di due membri (sebbene) esso (= ciascuno) è (ancora) al suo posto.

Caso 31.
Titolo: istruzioni riguardanti una lussazione in una vertebra del [suo] collo.
Esame: se esamini un uomo che ha una lussazione in una vertebra del collo, dovresti trovarlo privo di incapace di muovere le sue due braccia (e) le sue due gambe a causa di esso, mentre il suo fallo viene eretto a causa di esso, (e) l’urina scende dal suo membro senza che lui lo sappia; la sua carne ha ricevuto il vento; i suoi due occhi sono iniettati di sangue; è una dislocazione di una vertebra del collo che si estende fino alla spina dorsale che lo rende inconsapevole delle sue due braccia (e) le sue due gambe. Se, tuttavia, la vertebra centrale del suo collo è dislocata, è un emissio seminis che si manifesta sul suo fallo.
Diagnosi: dovresti dire riguardo a lui: “Uno che ha una lussazione in una vertebra del suo collo, mentre è incoscapevole delle sue due gambe e delle sue due braccia, e le sue urine escono.Un disturbo da non trattare.”
Glossa: Per quanto riguarda: “Una dislocazione in una vertebra del suo collo”, sta parlando di una separazione di una vertebra del suo collo da un altro, la carne che è sopra di esso è illeso; come si dice “E ‘wnh”, riguardo a cose che erano state unite insieme, quando una è stata recisa da un’altra.

Caso 32.
Titolo. Istruzioni che riguardano la lussazione in una vertebra del suo collo.
Esame. Se tu esamini un uomo che ha una lussazione in una vertebra del collo, la cui faccia è fissa [inespressiva], il cui collo non può ruotare, (e) tu dovresti dirgli: “Guarda il tuo petto (e) le tue due spalle,” (ed) egli è incapace di ruotare il suo viso in modo che possa guardare il suo petto (e) le sue spalle, (la conclusione segue nella diagnosi).
Diagnosi. Ti dovresti dirgli per ciò che lo riguarda: “Uno che ha una vertebra lussata nel suo collo. Una malattia che io posso curare.”
Trattamento. Tu dovresti bendarlo con carne fresca il primo giorno. Tu dovresti sciogliere i suoi bendaggi e applicare grasso sulla sua testa così come sul collo, (e) tu dovresti bendarlo con ymrw [che possiamo pronunciare imru, pare che sia un minerale che tuttavia non possiamo identificare essendo completamente sconosciuto al difuori del papiro di Smith. Per assonanza con il termine ysmry, pronunciamo emery, che compare in contributi asiatici, identificabile in un minerale velenoso che agisce come disinfettante nella gangrena]. Tu dovresti trattarlo in seguito [con] miele ogni giorno, (e) [dargli sollievo] nella posizione seduta finchè non guarisce.

Caso 33.
Titolo: Istruzioni riguardanti una vertebra schiacciata nel suo collo.
Esame: Se esamini un uomo con una vertebra schiacciata nel collo e scopri che una vertebra è caduta sulla prossima, mentre lui è senza voce e non può parlare; ha causato la caduta della testa verso il basso quella vertebra si schiaccia nel prossimo; e dovresti trovarlo è incosapevole delle sue due braccia e delle sue due gambe a causa di esso …
Diagnosi: Dovresti dire riguardo a lui: “Uno con una vertebra schiacciata nel suo collo; è inconsapevole delle sue due braccia e delle sue due gambe, e lui è senza parole. Un disturbo da non trattare. “…
glossa. Per quanto riguarda: “La sua testa che cade verso il basso ha causato quella vertebra rotta nel prossimo “, significa che è caduto a testa in giù sulla sua testa, guidando una vertebra del suo collo nel prossimo.
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Caso 48.
Titolo: Istruzioni riguardanti una distorsione di una vertebra [nella] colonna vertebrale.
Esame: se esamini [un uomo che ha una distorsione in una vertebra della colonna vertebrale, dovresti dirgli: “Estendi ora le tue due gambe (e) contraile entrambe (di nuovo)”. Quando li allunga entrambi li contrae entrambi immediatamente a causa del dolore che provoca nella vertebra della colonna vertebrale in cui soffre.
Diagnosi: dovresti dire riguardo a lui: “Uno che ha una distorsione in una vertebra della colonna vertebrale, un disturbo che tratterò”. Trattamento: dovresti metterlo prostrato sulle sue spalle; dovresti farlo per lui ….

Estratto da
Feldman R.P., Goodrich J.T., The Edwin Smith Surgical Papyrus, Child’s Nerv Syst (1999) 15:281–284.
Fischer R.F.G., Shaw P.L.F., El Papiro quirúrgico de Edwin Smith, An Med (Mex) 2005; 50 (1): 43-48
Goodrich J.T., History of spine surgery in the ancient and medieval worlds, Neurosurg. Focus / Volume 16 / January, 2004.
Minagar A., Ragheb J., Kelley R.E., The Edwin Smith Surgical Papyrus: Description and Analysis of the Earliest Case of Aphasia, J Med Biography, 2003.
Sanchez G.M., Burridge A.L., Decision making in head injury menagement in the Edwin Smith Papyrus, Neurosurg Focus, 2007,27, 1-9.
The Edwin Smith Surgical Papyrus. By James H. Breasted. Chicago: Univ.Chicago Press, 1930, 2 vols.
http://www.neurosurgery.org/cybermuseum/pre20th/epapyrus.html

Papiro di Edwin Smith

Il Papiro di Edwin Smith porta il nome di un giovane egittologo, che ebbe il solo merito di averlo acquistato, dal momento che soltanto dopo la sua morte la figlia consegnò l’importante manoscritto alla New York Historical Society; quest’ulti ma commissionò la relativa traduzione e divulgazione a J .H. Breasted e allievi.
Il testo, scritto in ieratico, è diviso in 48 capitoli, ognuno con tanto di titoli e capoversi tracciati in inchiostro rosso; sembra certo che esso sia la copia di un testo più antico; la materia medico-chirurgica vi è organicamente distribuita.
Alle malattie del cranio e del volto sono dedicati i primi 27 capitoli. Ogni argomento ha il suo titolo generale, cui seguono: l’esposizione dei sintomi, la diagnosi, la prognosi (considerata sotto tre alternative: curabile, trattabile, infausta) e la terapia consigliata. Circa settanta glosse spiegano terminologia e frasi usate.
Un esempio: Istruzioni per una ferita aperta nel capo, penetrante oltre l’osso nella cavità endocranica … devi palpare la ferita, benché egli sussulti violentemente. Devi fargli sollevare la faccia; se egli prova dolore nell’aprire la bocca e il suo cuore batte debolmente; se tu osservi che la saliva gli scende dalle labbra e non cade; se egli perde sangue da entrambe le narici e da entrambe le orecchie; se egli, poi, è incapace di guardare le proprie spalle e il proprio petto; se il suo collo è dolorante e rigido, tu dirai nei suoi riguardi: questi è uno che ha una ferita al capo, etc … lo posso curare. Dopo avergli dato un punto di sutura il primo giorno devi applicare della (carne) fresca sulla ferita aperta della testa e non devi bendarlo.
Legalo al palo degli ormeggi (glossa: cioè mettilo al suo regime abituale, senza prescrizioni) finché il periodo della lesione sia passato. Devi curarlo ogni giorno con grasso, miele e filaccia … Se poi tu trovi che la carne di quell’uomo ha sviluppato febbre dalla ferita … pus dalla ferita … Se lo troverai bagnato di sudore, se i legamenti del collo sono tesi, la sua faccia arrossata .. .l’odore del suo corpo è come urina di pecora, la bocca legata e il collo è rigido, la sua faccia è come se egli piangesse, allora tu dirai nei suoi riguardi: questi è uno che ha una ferita al capo … ha sviluppato pus, ha la bocca legata e ha il collo rigido: è un male che non tratterò (Curto, 1981; Leca, 1986).
Sembra certo che quei medici avessero nozione delle meningi (netnet = dura madre), del liquido cefalo-rachidiano (nekh), del cervello e delle sue circonvoluzioni (amen, teben) ed è certo che la chirurgia egiziana curasse malattie traumatiche, causate da eventi esterni e perciò stesso di facile diagnosi.
D’altra parte, la casistica delle ferite craniche nel papiro Smith è caratterizzata da una povertà di sintomi e da una ancor più povera classe di interventi.
Il fatto è che quei chirurghi non volevano prendere in seria considerazione né un intervento di craniotomia, né tanto meno una trapanazione vera e propria. Lo stesso strumentario usato è piuttosto primitivo, elementare, risultando costituito soltanto da coltelli litici o metallici, da lancette e da pinze rudimentali. Ecco perché qualcuno ha messo in forse «la tanto spesso millantata capacità dei medici egizi di trapanare il cranio a livello terapeutico», considerando la maggior parte delle craniotomie soltanto come varianti della tecnica d’imbalsamazione (Lise, 1978). …Altri papiri di epoche successive non affrontano i problemi della craniotomia e il famoso papiro Ebers (forse coevo al papiro Smith e forse proveniente dallo stesso sito), pur essendo il papiro più completo, nella sua parte chirurgica si limita a consigliare nel caso di ferite della volta cranica di togliere dall’area traumatizzata soltanto quei frammenti ossei spontaneamente staccatisi.
D’altra parte, nel testo accanto a osservazioni e consigli improntati alla obiettività clinica, vi sono componenti magiche e irrazionali. Lo stesso si dica per altri papiri, come l’Hearst (XVIII dinastia), quello di Berlino (XIX dinastia), quello di Londra (1300 a.C.), il Chester Beatty (1200 a.C.) e i papiri minori. Anche gli «ostraca» (schegge di calcare, o frammenti ceramici, che contengono ricette varie) ignorano l’argomento delle craniotomie.

Germanà F., Fornaciari G., Trapanazioni, craniotomie e traumi cranici in Italia, Giardini Editori in Pisa 1992.

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[ XIV secolo a.C. ] La favola di Sinuhe l’Egiziano

Antico Egitto
Le iscrizioni babilonesi ed egiziane raccomandano la trapanazione del cranio in certi casi. In altri casi, pronunciare invocazioni per espellere i demoni che causano la malattia sarebbe stato insufficiente. Questo fornisce un’idea di quanto strettamente la pratica medica fosse legata a concetti magici e religiosi al tempo.
Alcuni autori affermano che la trapanazione non era eseguita frequentemente nell’antico Egitto. Similmente, il papiro di Edwin Smith (700 a.C.), una copia di tecniche descrittive molto più antiche del papiro, non menziona questo tipo di procedura. Elliot Smith, un professore al Cairo, studiò circa 15.000 teschi dell’Egitto e non trovò tracce di trapanazione. (Gonzales-Arrieta, 2004; Martin-Araguz, 2002; Ceuz-Benitez, 2007; Garcia Albea, 1999, Krivoy, 2002; Finger, 2001) Gli studiosi hanno trovato alcuni teschi trapanati dall’antico Egitto, ma il loro numero è basso rispetto ad altre culture.
Ad esempio, l’antropologo ceco Hrdlick ha scoperto un teschio egiziano con segni di trapanazione e ha riportato la sua scoperta all’egittologo James Breasted. Il Museo della medicina QasrAl-Eini, una dipendenza dall’università del Cairo, conserva tre teschi trapanati dal tempo dei faraoni che mostrano segni che i pazienti sono sopravvissuti. Studi radiografici e tomografici di una mummia pre-tolemaica con un cranio trapanato hanno mostrato chiari segni di reazione degli osteoblasti lungo i bordi della craniotomia, indicando che il paziente è sopravvissuto. Allo stesso modo, la grande tomba di Maya e Merit a Saqqara conteneva anche un cranio con un foro nella zona occipitale e segni compatibili con la sopravvivenza del paziente. Questa operazione fu probabilmente eseguita per drenare un ematoma sottodurale.
Sinuhe l’Egiziano
Mika Waltari (1908-1979) scrisse il suo romanzo L’egiziano nel 1945, dopo aver trascorso 10 anni a studiare la cultura egiziana. L’autore dimostrò la sua abilità e il suo talento nel plasmare la storia documentata dell’antico Egitto con storie e leggende popolari. Ad esempio, trae spunto da The Story of Sinuhe, il racconto di un funzionario governativo nel regno di Senusret I (1956-1911 a.C. nella dodicesima dinastia del Regno di Mezzo). … La storia di Sinuhe, risalente al XIV secolo a.C., è conosciuta grazie a due dei papiri di Berlino, 10499 (B) e 3022 (R) scoperti nel 1863 dall’egittologo Chabas. Osserviamo anche le somiglianze con certi passaggi dell’Antico Testamento, in particolare, la storia di Mosè. Come quella figura biblica, Sinuhe fu abbandonato nel Nilo in una cesta, e la sua fuga potrebbe essere paragonata all’esodo di Mosè alla ricerca della Terra Promessa.
Nel 1941, pochi anni prima che Waltari pubblicasse il suo romanzo, lo scrittore egiziano e vincitore del premio Nobel Naguib Mahfuz (1911-2006), scrisse Awdat Sinuhi (La storia di Sinuhe). Questa novella si basa direttamente su testi antichi, ma ha anche la libertà di includere storie d’amore che non appaiono in termini teorici, e Mika Waltari avrebbe fatto lo stesso nella sua versione.
L’Egiziano fu il primo romanzo storico di Waltari e il suo libro di maggior successo. È strutturato in 15 capitoli scritti in prima persona da Sinuhe, il dottore regio che è stato svelato dalla morte di Amenhotep IV. Attraverso la storia, il concetto di medicina di Sinuhe si evolve dalla visione magica e religiosa a una visione più razionale ed empirica grazie alla sua esperienza e alla capacità di osservazione. (gonzales, 2004). L’ambientazione è l’antico Egitto, durante il regno di Amenhotep IV che cambiò il suo nome in Akhenaton e creò uno scisma religioso introducendo la venerazione di Aten come unica divinità. Waltari aveva già sviluppato un interesse per questo faraone, come dimostra la sua opera teatrale che fu rappresentata per la prima volta ad Helsinki nel 1938. …

La trapanazione ne l’Egiziano
L’egiziano è un’opera di finzione storica e la sua autenticità non ha pretese di evidenza scientifica, storica o medica. Come accennato prima, Waltari ha studiato questa materia e intrecciando la storia, la leggenda e la sua fantasia, ha presentato una riproduzione plausibile della vita in Egitto antico con una licenza artistica. Ad esempio, lui si riferisce frequentemente alla trepanazione, quando sembra che essa sia stata praticata solo raramente in Egitto.
È probabile che l’autore abbia letto una trepanazione in un testo greco-romano o medievale, dato che la tecnica e lo strumento sono stati descritti correttamente e minuziosamente. Allo stesso modo, durante le sue sedute di ricerca, potrebbe aver letto studi di paleopatologia su questa procedura neurochirurgica che lo ha così affascinato. Poiché la pratica era stata praticata in così tante popolazioni e culture fin dalla preistoria, decise di includerla nel suo racconto dell’antico. L’Egitto, anche se gli egiziani non hanno mai usato la tecnica e nessuno studio indica la trapanazione rituale nei faraoni morenti come descritto dall’autore.

Bibliografia
González-Arrieta M.L. Medicina y Literatura, un eslabón indisoluble. Enfoque literario sobre las aportaciones de la cultura egipcia a la Medicina. Gac. Méd. Mex. 2004;140:225-8.
Kshettry V.R., Mindea S.A., Batjer H.H., The management of cranial injuries in antiquity and beyond. Neurosurg. Focus. 2007;23(1):1-8.
Martín-Araguz A., Bustamante-Martínez C., Emam-Mansour M.T., Moreno-Martínez J.M. Neurociencia en el Egipto faraónico y enla escuela de Alejandría. Rev. Neurol. 2002;34(12):1183-94.
Cruz-Benítez L., Ramírez-Amezcua F.J. Estrategias de diagnóstico y tratamiento para el manejo del traumatismo craneoencefálico en adultos. Trauma. 2007;10(2):46-57.
García Albea E., La neurología en los papiros médicos faraónicos .Rev. Neurol. 1999;28(4):430-3.
Krivoy A, Krivoy J, Krivoy M. Aspectos neuroquirúrgicos parciales del Papiro de Edwin Smith. Gac. Méd. Caracas. 2002;110(3):386-91.
Finger S, Clower W.T., Victor Horsley on trephining in pre-historic times. Neurosurgery. 2001;48(4):911-8.

Collado-Vasquez S., Callillo J.M., Cranial trepanation in The Egyptian. Neurologia. 2014; 29(7):433-440.

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VIII – I secolo a.C. Tumi strumento comune agli Egizi, Etruschi, Aztechi, Incas e Maya

Nel libro di Tabanelli che tratta della Medicina degli Etruschi vengono descritti gli strumenti chirurgici trovati negli scavi archeologici del territorio occupato dagli Etruschi stessi. Con molto stupore sono stati ritrovati in terra etrusca degli strumenti molto simili a quelli ritrovati in Egitto e nei territori Aztechi, Incas e Maia che prendono il nome di tumi.
In questi ultimi territori ci sono iconografie in cui charamente si osserva il loro utilizzo per eseguire craniotomie. Non è certo che in Egitto e in Etruria tali strumenti venissero utilizzati per lo stesso scopo.
Erodoto scrive «con una pietra etiopica aguzza, dopo aver praticato un taglio lungo un fianco, estraggono gli intestini». Nessun riferimento ad uno strumento tagliente metallico di foggia simile a sopraddetto tumi.
Nessun reperto iconografico etrusco rappresenta il tumi ed il suo uso, quindi anche se si tratta indubbiamente di uno strumento da taglio non può dirsi con certezza per cosa era usato.

… un altro strumento ci interessa in particolare per la sua rarità. Esso è in bronzo, e presenta un estremo foggiato a mezzaluna e l’altro a forma di rozza impugnatura schiacciata. La lunghezza totale è di mm. 130, la larghezza massima di mm. 40 [Questo strumento fu descritto per la prima volta dal Marchi (I. c.)].
Considerando ritrovamenti simili, fatti nel Sud America, ed appartenenti al periodo pre-colombiano, l’oggetto da noi illustrato potrebbe, sotto ampia riserva, essere omologato ad un «thumi»; esso era di uso comune presso i chirurghi atzechi, incas e maya, e serviva alla trapanazione del cranio.
Questa affermazione ci pone un problema non facile a risolvere: i chirurghi greci e romani non conoscevano tale strumento; mai esso fu citato negli scritti degli autori dell’epoca, né di quelle successive, che dell’armamentario chirurgico si occuparono (Celso , Galeno , Paolo di Egina , Albucasi ).
Uno strumento simile a quello del Museo Etrusco di Chiusi è conservato nel Museo Preistorico Pigorini in Roma, al n. 65527 del catalogo. Si tratta di una «lama in bronzo piatta, a forma di foglia allungata, lunga cm. 20,5». Esso fu rinvenuto presso Volterra in una grotta sepolcrale di Monte Bradoni; non fu possibile precisarne l’epoca; e acquistata dal Sig. Italo Chierici, nel dicembre 1898, venne donato al Museo.
Si tratterebbe di un secondo «thumi» scoperto in Etruria? Oppure di uno strumento adibito ad altro scopo?
E qui noi entriamo nel gran mare delle ipotesi, ove è tutt’altro che facile navigare. A tale proposito ricordiamo incidentalmente che nel Museo Egiziano di Torino, ai numeri di catalogo 1608, 1609, 6312, esistono tre strumenti che, se non perfettamente identici, sono abbastanza somiglianti ai presunti «thumi» etruschi.
Di questi, uno è costituito da una estremità leggermente arcuata e tagliente e da una impugnatura; gli altri due sono pure simili, ma presentano una estremità a piccoli denti di sega.
La lunghezza di questi strumenti è rispettivamente di cm. 9,2, cm. 6,2, cm. 5,8; la larghezza di cm. 3,8, cm. 4, cm. 4,2.
Presso gli egizi era sicuramente eseguita la trapanazione del cranio.
Si deve ritenere che essa fosse fatta sul vivo: nel papiro di Smith sono descritte arterie meningee sicuramente osservate sul vivo, perché « pulsanti », e sono inoltre illustrate ferite della volta cranica, interessanti il tavolato osseo . Inoltre nel Museo anatomico della facoltà di medicina universitaria del Cairo, sono conservati due crani trapanati, che presentano i caratteristici fori rotondi, con reazione periostale sui margini .
Gli strumenti da noi illustrati sarebbero tre «thumi» egiziani? Oppure, tanto questi, quanto quelli di probabile provenienza etrusca, erano forse coltelli sacrificali, per sezionare le vittime da offrire alle divinità? O erano coltelli anatomici, destinati ad aprire i corpi umani, onde asportarne le viscere, prima della inumazione? O erano atti a qualche altro uso chirurgico oppure anatomico?
Le nozioni in nostro possesso sono troppo scarse, per affermare, o smentire con sicurezza, l’una o l’altra ipotesi.
In verità, una certa analogia fra questi strumenti esiste; ed essa potrebbe porre in luce rapporti, sia pure solo ipotetici, ma anche possibili, fra la chirurgia egiziana e quella etrusca. A tale proposito sono ben note e sicuramente confermate dalla archeologia le relazioni, in altri campi, esistenti fra questi due popoli. …

Bibliografia

A. C. Celso (I sec. a. C. – I sec. d. C.) nella sua opera, il « de Medicina » illustra estesamente il trapano, mentre non fa cenno del thumi, v. A. C. Celso (62). C. Galeno, Galen praxis, per Illberg Teubner edit., Lipsia 1905. Paolo di Egina, The Sevem books of Paulus Aegineta. Sydenham Society, London 1844-47. Albucasi, « La chirurgie» par L. Leclerc. Doin ed., Paris 1861. Per piu dettagliate notizie sull’argomento vedi: M. Tabanelli, Lo strumento chirurgico e la sua storia. Romagna Medica ed., Forlì 1958. A. Pazzini, Storia della medicina. Voi. I, pag. 41, Società editrice Libraria, Milano 1947. Questo dato contrasterebbe con quanto asserisce Erodoto sugli egizi: «con una pietra etiopica aguzza, dopo aver praticato un taglio lungo un fianco, estraggono gli intestini». Le storie, lib. Il, cap. 86, pag. 190, Sansoni ed., Firenze 1952.

Da Tabanelli M., Medicina degli Etruschi, Firenze, L. Olschki Editore, 1963.

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8000-2000 AF Trapanazioni Craniche in Medioriente

5000 a.C. Cranio trapanato a Chalanghan-Tepe (Agdham), Azerbaijan

Skull of the Stone Age with traces of trepanation, found in the village of Chalaganpepe (Agdam district). 5th millennium BC. National Museum of the History of Azerbaijan, Baku.

 

Breve storia della Medicina in Azerbaijan

Scavi archeologici nel sito di Chalagan-Tepe in Azerbaijan hanno rivelato un teschio umano con tracce di trepanning, che risale al V millennio aC. ·
Durante l’VIII-IV secolo a.C., la medicina negli antichi stati di Mannai, Media, Atropatena e Albania caucasica (l’attuale Azerbaijan) fu influenzata dalla medicina assira e babilonese. La teoria medica era basata sulla concezione zoroastriana di quattro elementi sacri (fuoco, acqua, terra e aria).
La medicina greca divenne famosa durante l’età dell’ellenismo (dopo il IV secolo aC).
Dopo il IV secolo d.C, la medicina popolare turca (sciamanesimo, magia, erbe medicinali) cominciò a diffondersi. I guaritori venivano chiamati “Gam” o “Otachi”, le medicine venivano chiamate “Ota”. La dea Öleng era considerata una protettrice dei guaritori.
Dopo la conquista araba (VII secolo d.C.), la medicina greco-araba arrivò in Azerbaigian. Ibn Sina (Avicenna, 980-1037 d.C.) fu il più autorevole studioso straniero. Uno dei più antichi manoscritti di “Canon” di Ibn Sina (1143 d.C.) è conservato nell’Istituto di manoscritti di Baku. …

1143. Manoscritto di Mansur ibn Muhammad immagine anatomica

Durante il Medioevo, gli studiosi azerbaigiani scrivevano libri di medicina in turco-azero, arabo e persiano. I manoscritti furono copiati da calligrafi, legati con pelle e decorati con disegni a colori di erbe medicinali, animali e minerali.
Nell’XI secolo d.C., l’Accademia Malham fu fondata dallo studioso Kafiaddin Omar a Shamakhi, in Azerbaijan. Farmacologia, medicina e anatomia sono stati studiati in questo centro. · Nel XIV secolo, l’Accademia Dar al-Shifa con un grande ospedale e farmacista fu fondata a Tabriz, nell’Azerbaigian orientale (l’attuale Iran). · Nel 1311, lo studioso azerbaigiano Yusif Ismail oglu Khoyi scrisse il libro intitolato “Collezione Baghdad”. Ha descritto diverse migliaia di droghe e ricette naturali. Khoyi era conosciuto anche con lo pseudonimo di “Ibn Kabir”. · Nel XV secolo d.C., c’erano più di 60 grandi ospedali in Azerbaigian, tra cui un ospedale nel palazzo dei “Sette Paradisi” del sultano Yagub Aggoyunlu (1478-1490) a Tabriz. Circa 1000 persone malate potrebbero essere curate contemporaneamente in questo ospedale e sono state utilizzate 866 ricette mediche.
Durante i secoli XVII-XVIII, alcuni studiosi azeri come Murtuzagulu Shamlu (ginecologia), Abulhasan Maraghi (teoria medica), Hasan Riza oglu Shirvani (farmacologia), Haji Suleyman Iravani (farmacologia) scrissero un certo numero di libri di medicina. Hanno usato 724 specie di piante medicinali.
Nel XVIII d.C., a seguito di guerre interminabili tra khanati locali (piccoli regni in Azerbaijan), molti ospedali e farmacisti furono rovinati e la medicina declinò.
All’inizio del XIX secolo i khanati settentrionali dell’Azerbaijan (Shirvan, Baku, Nakhchivan, Guba, Talysh, Karabakh, Shaki, Dardand, ecc.) Furono conquistati da Rusia, mentre i khanati meridionali (Tabriz, Khoy, Ardabil, ecc. .) era stato subordinato all’Iran.
Durante la conquista russa nel 1813-1918, le cliniche russe furono aperte in tutto l’Azerbaigian settentrionale. Tuttavia prima dell’era sovietica (1920-1991), c’erano anche le tradizionali drogherie (attar dukani) nel nord dell’Azerbaijan. Nel sud (iraniano) le cliniche e gli speziali orientali dell’Azerbaijan continuarono a dominare. Abdul Khalig AkhundovLeft: Abdul Khalig Akhundov.
Nel 1892, lo studioso azerbaigiano Abdul-Khalig Akhundov gettò le basi di studi accademici sulla storia della medicina in Azerbaigian. Ha studiato e tradotto la famosa enciclopedia del IX secolo sulla farmacia di Abu Mansur Al-Haravi e altre opere. Il libro è stato stampato in Germania.
Nel 1895, fu creata la Baku Medical Society. I fondatori furono il Dr. Mammad-Reza Vekilov, il Dr. Kerimbey Mehmandarov, ecc. Dr. Khudadat RafibeyliLeft: Dr. Khudadat Rafibeyli.
Nel 1918, l’Azerbaigian riacquistò l’indipendenza e il primo ministero della sanità guidato da Khudadat bey Rafibeyli fu istituito dalla Repubblica democratica dell’Azerbaigian (ADR).
Nel 1919 fu fondata la Baku State University con il dipartimento medico. La storia dei corsi di medicina fu stabilita. Il Prof. Razumovski è stato il primo Decano (1919-1920) del Dipartimento medico. Dr. Nariman Najaf oglu NarimanovLeft: Dr. Nariman Najaf oglu Narimanov.
Nell’aprile del 1920, la Repubblica Democratica dell’Azerbaigian fu catturata dall’11ª Armata Rossa (bolscevichi) e venne formato il governo sovietico dell’Azerbaigian. Il dottor Nariman Narimanov, un medico, fu il primo primo ministro. Il dott. Aghahuseyn Kazimov (1920-1921) e il dott. Mirmovsun Gadirli (1921-1935) furono i primi ministri delle cure mediche del popolo.
Nel 1930 fu fondata l’Università Medica dell’Azerbaigian. Direttore Prof. Aziz Aliyev. Prof. Mirasadulla MirkasimovLeft: Prof. Mirasadulla Mirkasimov · Tra il 1920 e il 1940 sono state fondate centinaia di nuove cliniche. Il prof. Mirasadulla Mirkasimov, il prof. Mustafa Topchibashev, il prof. Alibey Alibeyov, il prof. Kamil Balakishiyev sono stati i medici e studiosi.
Durante il 1918-2005, un certo numero di articoli e libri sulla storia della medicina sono stati pubblicati in Azerbaigian da A.Rustamov, M.Efendiyev, F.Alakbarli, M.Abdullayev, J.Tagdisi, N.Goyushov, ecc.
In Nel 2004 è stata fondata l’Associazione Azerbaijan of Medical Historians (AAMH).
Nel 2005, l’UNESCO ha incluso tre manoscritti medici medievali della collezione di Baku’s Institute of Manuscripts nel registro internazionale del programma “Memory of the World”, che contiene i più importanti monumenti scritti dell’Umanità.

Farid Alakbarli. Important Dates in the History of Medicine in Azerbaijan. http://www.alakbarli.aamh.az/index.files/4.htm © “Elm”. History & Heritage Website.