06. Dal 1400 al 1499. pg

  Dall’anno 1400 al 1499

 GENOVA nel  1400

I  RETTIFILI DEL RINASCIMENTO

[Architetto] Barbieri Piero, Forma Genuae, Edizioni del Municipio di Genova, 1938.

1400 STRADERete viaria a Genova nel 1400.

1400 CASESituazione edilizia a  Genova nel 1400.

1400 centroSiti di rilievo a Genova nel 1400.

1400 LEGENDALegenda

I RETTIFILI DEL RINASCIMENTO
Nei momenti di sosta tra i soliti stermini guelfi e ghibellini, ferve il lavoro, il traffico, la navigazione: a risanare il debito pubblico Francesco Ivaldi con generoso patriottico gesto depo­sita nel 1371 all’ufficio del Banco di San Giorgio novanta azioni liberate a capitalizzarsi per mezzo del moltiplico. E questa trovata del moltiplico o interesse composto è nuovo stimolo alle grandi operazioni bancarie di cui è fulgida emanazione il Banco di San Giorgio, per molto tempo il più Potente d’Europa, dal quale il commercio europeo imparò l’importanza del credito, la forza dell’associazione dei capitali, l’efficacia delle società per azioni.
I cittadini, carichi di ricchezze e di ambizione, cominciano ad alzare il palazzo genovese ove prima esisteva la casa.
Il ‘4oo a Genova ci dà così il primo palazzo del rinascimento e un tipo di fortificazione militare veramente grandioso. Il Castelletto, sulla vetta del colle, nella superba ricostruzione fatta dagli Adorno aveva pianta quasi quadrata con quattro grandi torri maggiori ai lati, fiancheggiata da cortine, da bastioni, da torri minori, con una serie di opere avanzate che scendevano verso il quartiere di Porta Nuova fino a comprendere nella loro cinta la chiesa di San Francesco e l’Oratorio di S. Onorato.
I promotori del grande movimento edilizio sono i Giustiniani che approfittano della co­pertura della Chiavica da San Donato a San Giorgio per elevare i loro palazzi sgomberando le vecchie case di legno e formando a poco a poco la strada che nei secoli XVI e XVII costituì il passeggio preferito dai nobili genovesi fino a che si aperse la Strada Nuova. L’esempio viene presto seguito dall’altra ricca famiglia dei Lomellini, che allineano le loro case lungo il Carrubeus di Fossatello: gli Spinola di Luculi, dopo aver costruito il Palazzo ancora gotico di piazza Fontane Marose, edificano lungo la via Luccoli sia a valle che a monte della piazza stessa.
Le nuove forme del Rinascimento lombardo seguite in queste nobili dimore divengono subito di moda e inducono a riprendere le vecchie costruzioni medioevali, murando le logge, aprendo portichetti e scale ampie, vestendo la vecchia facciata con decorazioni pittoriche, cam­biando faccia in breve tempo al severo aspetto medioevale con cui Genova appariva alla fine del ‘300. Uso questo di rinnovare lo stile delle case che fu seguito anche nei secoli XVII e XVIII a completo danno delle costruzioni quattrocentesche: i palazzi di via Giustiniani, via San Bernardo, S. Maria di Castello, Campetto, sono infatti esempi di tali consuetudini.
Intanto la città si era andata straordinariamente popolando e l’urgenza di provvedere alla quantità di abitazioni sufficienti all’aumento degli abitanti era causa del caratteristico ingombro dei vecchi quartieri. Nel 1452 il governo arrivava a concedere l’immunità dalle tasse alle case di nuova costruzione e a permettere la sopraele­vazione di quelle esistenti. Questi provvedimenti segnarono la definitiva trasformazione della città medioevale e l’inizio del suo decadimento: si invadono i cortili – si aboliscono i giardini – si restringono le piazze – si sopraelevano le case originariamente a due piani, portandole a tre, a quattro, a cinque, a sei – si altera completa­mente i rapporti fra pieni e vuoti, fra altezze e larghezze, fra traffico e sezioni stradali – dap­pertutto si estende l’accanimento per una totale speculazione dell’area e della cubatura – si ricol­mano di popolo le antiche aristocratiche contrade e gli antichi signorili palazzi.
Da questo sovraffollamento, da questo soffocamento delle vie e delle case, nasce logicamente la reazione rappresentata dall’edilizia del ‘5oo e del ‘600. Sono i nobili che cercano nuove aree al sole per sfuggire ai vicoli divenuti impossibili, per innalzare all’aperto le fastose abi­tazioni nelle quali si dimostra quali enormi patri­moni era stato possibile accumulare nei due se­coli precedenti coi traffici e lo sfruttamento delle colonie. Sono d’altra parte i reggitori della Repubblica che debbono provvedere a formare gli spazi adeguati alle più inderogabili manife­stazioni della vita del popolo, i mercati sopra­tutto. Le due iniziative hanno due campi d’azione diversi: i nobili cercano di aprire ai li­miti dell’abitato vie spaziose per allinearvi le loro nuove residenze, respinti dal caotico e ormai mal­sano ambiente della città vecchia – gli ammini­stratori del Comune cercano di riaprire ancora nel vecchio nucleo le piazze indispensabili. Cosic­ché la distribuzione edilizia del ‘5oo sta a rimediare l’ingombro e il soffocamento provocato dalla irregolare affastellata edilizia del ‘400.
Le piazze si allargano come e dove si può. Lo spianamento di piazza Nuova venne deliberato il 28 Gennaio del 1527 (87) prevedendo la demolizione delle case sittas in ea parte retro pallacium Comunis loco seu vico illo publico vocato ferraria cominciando dalla chiesa di S. Ambrogio fin verso la chiesa di San Lorenzo onde «fare una piazza per ornamento e comodo della città» (88). Anche la piazza di Ponticello non bastava più alla moltitudine di popolo che vi affluiva: da ciò il Decreto del 4 Febbraio 1527 che ordinava le demolizioni necessarie per ren­derla più vasta (89). E’ ancora il Comune che nel 1550 fa altre demolizioni nella contrada dei Valoria per spianarvi la piazza che da quel di si chiama con tal nome; e per dar posto al mer­cato degli ortaggi al basso della Salita del Prione fa spianare nel 1629 la piazza delle Erbe sgom­berando parecchie case.
Non tanta importanza hanno gli spianamenti delle nuove piazze quanto l’apertura delle nuove vie.
La morfologia urbanistica di Genova fatta di gruppi di vie attorno a centri sparpagliati, e di arterie sostanzialmente radiali annodate alla via della Ripa che fa da canale irraggiante, trova nelle nuove strade del XVI secolo la prima vera eccezione a questo suo schema originario. La via Aurea o Nuova o Garibaldi, e la via Balbi vengono tagliate quali secanti rispetto all’orditura preesistente – ampie, rigidamente dritte, noncuranti del finale, delle quote, degli innesti sbiechi, della lottizzazione mal scompartita, esse sono espressione pura del concetto del rettifilo.
Il 14 Maggio del 1550 il Doge e i Procuratori decretarono in conformità ai concetti dei Padri del Comune l’apertura di una nobile strada che da Fontane Marose a traverso il groviglio dei vicoli tra la Maddalena e il Castelletto tendesse all’estremo fianco di San Francesco. Con la via Aurea si realizzava così il prima allineamento dei nuovi palazzi gentilizi, da piazza Fontane Marose fin verso la salita di San Francesco, costituendosi in tal modo il quartiere aristocratico ove avevano luogo caroselli, tornei, passeggiate in costume, distraendoli dalla sede precedente che era in via Giustiniani. Le costruzioni avevano inizio intorno al 1560, dopo che la via fu pavimen­tata nel 1557: la piazza Fontane Marose veniva spianata una prima volta solo più tardi nel 1597.
Dopo un mezzo secolo o poco più, cioè nel 1606, si ritentò la prova con architetture non meno degne, muovendo dal Guastato e tagliando a mezzo i sentieri di Pietraminuta fin presso l’Acquaverde: a fiancheggiare lo spianato coi magnifici palazzi provvedeva la gente dei Balbi che lasciava il nome alla strada.
Queste nuove costruzioni non son più chiuse nei vicoli ma esposte alla viva luce: le spe­cialissime condizioni di luminosità quasi orientale impongono superfici liscie, sporti decisi e robusti, decorazioni a vivacissimi affreschi per animare le facciate delle case sotto il bagliore del sole e nella luminosa chiarezza delle ombre, che risultan ricche e potentemente distribuite in contrap­posto alla sobrietà del chiaro-scuro.
La via Aurea e la via Balbi sono più da interpretarsi come opere di edilizia che non come elementi vivi del sistema viario: la prima si arrestava alla salita di San Francesco, la seconda si strozzava verso il largo dell’Acquaverde che ne chiudeva il passo. Non tarda però a sentirsi il bisogno di arterie che stabiliscano comunicazioni dirette a sollievo della rete stradale medioevale che sviluppatasi frammentariamente attorno a certi nuclei, non ne aveva curato ma anzi ostacolato l’allacciamento sotto una considerazione di difesa in vista delle lotte fra nucleo e nucleo.
Si tratta in un primo tempo di rendere possibile o facile il transito da un quartiere al­l’altro: si possono qui annoverare, l’apertura della strada di Scurreria avvenuta nel sec. XVII ad opera del patrizio Gian Giacomo Imperiale – la salita dei Pollaiuoli aperta nello stesso periodo assorbendo in parte il Carrubeo della Manica – l’ingrandimento della via dei Sellai, la via nova cellariorum – l’apertura di due passaggi a mezzo di archi sotto le mura tra Ravecca e la Colla che prima del 1640 non potevano comunicare fra di loro che aggirando la Porta di Sant’Andrea (90) – l’apertura dello Stradone di S. Agostino che viene eseguita nel 1690 tagliando la Monta­gnola fra S. Donato e Sarzano – infine, opera veramente imponente, la voltatura del Ponte di Carignano eseguita tra il 1718 ed il 1724 per congiungere direttamente la piazza di Sarzano alla Basilica di S. Maria Assunta al disopra della forte depressione del Rivo Torbido.
In un secondo tempo, finalmente, si vuol annodare comunicazioni più dirette anche coll’esterno. Il moltiplicarsi delle ville ad Albaro da una parte, a Sampierdarena dall’altra, fa de­siderare che dal centro della città si possa raggiungere queste regioni più comodamente e rapidamente di quanto poteva svolgersi ancora alla metà del XVII secolo a mezzo dell’unica arteria carraia che attraversava la città lungo il percorso dal Prione a San Giorgio a San Luca. La più urgente è la comunicazione orientale per portare direttamente da Campetto alla Porta dell’Arco: è il progetto della trasformazione della via Felice nella via Giulia. Prima della sua apertura il dosso di Morcento dalle alture di Piccapietra si continuava per il poggio di S. Andrea risalendo a Sarzano. Per l’apertura della strada fu per ciò necessario per una prima volta tagliare decisa­mente entro al monte: la costruzione progettata del 1642, sospesa e ripresa, dichiarata opus pu­blicam il 31 Marzo 1711, continuava ancora tra il 178o ed il 1783 quando si lavorava nel tratto tra il quadrivio di Portoria e la Porta d’Archi. Non si sbaglia di certo definendo la via Giulia spina dorsale della Genova moderna.

Note e Bibliografia. (87) Arch. Civ. – Decreti 1515-30. (88) Arch. Civ. – Atti 1526-z7. (89) Arch. Civ. – Piazza Ponticello – 1561-1718 D. Febbraio 1527.  (90) Arch. Civ. – Pratiche pubbliche – 1635-48.

 

*     *     *

Genova nel 1400

Autori vari

1400. Le torri della darsena in un disegno tratto da un registro dei primi del secolo XV.

1400. GENOVA da Barbieri.

1435.  BATTISTA BECCARI. Portolano. Immagine di Genova e del porto. (Biblioteca Palatina, Parma)

145o circa. TURATI V. inc. Genoua.

1450 circa. Portolano.

1481. CRISTOFORO GRASSI. Dipinto nel 1597.

1481 GRASSI CRISTOFORO COPIA

1489. ALBINO DE CANEPA.

1489 ALBINO DE CANEPA JPG6

1490.  EUROPA-AFRICA.

1490 EUROPA-AFRICA TCI62

 

1492 circa. Portolano.

*     *     *

 GENOVA  nel 1400

Piero Barbieri, Forma genuae, Edizione del Municipio di Genova, 1938.

REGISTRO DI GENOVA RINASCIMENTALE
1400 – In un atto di Oberto Foglietta è ricordata la Torre dei Montaldo, nella villetta di Sarzano.
1402 – Si costruiscono altre due torri a proteggere la Darsena. Tav. 15 n. 128 e 129.
1405 – Nicolò Moneglia fonda la chiesa di S. Girolamo. Tav. 15 n. 177
1407-1408 – Nel Palazzo delle Compere s’insedia il Banco di San Giorgio.
1411 – Lapide sulla Loggia de’ Camilla e de’ Lercari.
1415 – Costruzione dell’antica Loggia di Banchi. Tav. 15 n. 142.
1415 – Bruciano cinque case Spinola nel Vico dei Garibaldi.
1417 – Viene affidata a Giacomo Zerbi l’opera del Cam­panile di S. Maria del Carmine. Tav. 15 n. 123.
1418 – Un altro Mercato dell’Olio nella regione del Molo.
1419-1431 – Viene ampliata la chiesa di San Domenico.
1420 – Bartolomeo Bosco fonda l’opera dell’Ospedale in alcune case di sua proprietà a Pammatone. Tav. 15 n. 96.
1423 – L’Oratorio di San Rocco viene incluso nella fabbrica dell’Ospedale di Pammatone.
1429 – Il Ponte del Prete Beraldo vien detto Ponte Rotto.
1430 – Palazzo Spinola – detto delle Immagini. Tav. 15 n. 45.
1432 – L’abbeveratoio che Opizino di Alzate fa erigere sulla Piazza del Palazzo del Governo.
1432 – Viene ampliata la Piazza Nuova e costruite stanze ai due lati, capaci di numerosi uomini e cavalli.
1436 – Viene demolita laa muraglia tra Porta di Vacca ed il Molo.
1437 – Giovanni Zerbi innalza la Torre Piccamiglio in San Marcellino. Tav. 15 n. 131.

1439 – Si erige un muro per proteggere la Clapa piscium dalle onde del mare.
1439 – Si addossano le prime costruzioni alle Murette, presso il Castello d’Acqua a Porta Soprana.
1440 – I Giustiniani ingrandiscono la Piazza Omonima, demolendo alcune case di loro proprietà.
1440 – La Confraternita della Concezione,
I44I – Si contano ancora 500 tombe nel Cimitero romano dietro S. Maria di Castello.
1443 – Si ricostruisce la loggia dell’Università di Fassolo.
1447 – In atti del 16 Giugno si ha menzione di due logge nel Palazzo del Comune, probabilmente ese­guite nel 1442.
1449 – Il Convento di S. Silvestro sulle rovine di una chiesuola del 1160. Si osserva ancora nelle sotto­costruzioni un tratto della cinta murale del Castello e le fondamenta di una torre poligonale. Tav. 15 n. 80.
1449 – Viene iniziata la Cappella di S. Giovanni Battista al Duomo.
1450 circa – Il Palazzo già Brancaleone Grillo fra i vicoli di S. Sepolcro e di Crollalanza. Tav. 12 n. 24.
1451 – La chiesa di San Pantaleo. Tav. 15 n. 181.

1452 – L’Oratorio di San Cristoforo. Tav. 15 n. 164.

1452 – Il Governo concede la sopraelevazione delle case antiche.
1452 – Ricostruzione della Chiesa di Santa Zita. Tav. 15 n. 163.
1457 – Giovanni Gaggini scolpisce il portale al n. 14 di Piazza San Matteo.
1460 – L’Oratorio di Sant’Antonio della Marina. Tav. 15 n. 110.
1460 – La Loggia sulla piazza appunto detta della Loggia di San Siro. Tav. 15 n. 135.
1461 – Demolizione dell’antica chiesa di S. Ambrogio.
1462 – Tra la Torre di Luculi e l’Acquasola è tutto un bosco, di cui è residuo il Bosco del Diavolo esistente ancora alla fine del secolo XVIII dove oggi trovasi la Via San Giuseppe, l’antica Crosa del Diavolo.
1462 – La loggia di San Vincenzo. Tav. 15 n. 161

1467 – Il convento dei Carmelitani sulle Mura delle Cappuccine. Tav. 15 n. 114.
1467 – La chiesa degli Angeli. Tav. 15 n. 16.

1467 – Giovanni da Bissone scolpisce il portale del Palazzo gotico di Brancaleone Grillo, in Vico Mele.
1467 – Si ha notizia di ampliamenti al Lazzaretto. Tav. 15 n. 119.
1469 – Viene ricostruito l’arco-canale col quale l’acquedotto varca la Via Felice. Tav. 15 n. 153.
1470 – Si prolunga il Molo Vecchio con pietre tolte dalla. cava in Carignano.
1471 – Vengono soppressi e fusi assieme i dieci Ospedali esistenti in Genova; rimane a sè solo l’Ospedale dei Lebbrosi a San Lazzaro.
1472 – Viene eretta un’altra Loggia sul Piano di Piccapietra. Tav. 15 n. 152.
1473 – E’ in Via B. Bosco l’Ospedale grande della Misericordia.
1474 – Il 31 Marzo viene chiuso l’Ospedale di S. Stefano.
1474 – La Cappella di S. Erasmo, col nome di S. Teramo, sulla costa del Ponte Peralto. Tav. 15 n. 171.

1475 – In un atto si parla di un palatium magnum diruptum presso le Fucine.
1476 – Con atto 27 Settembre il tintore Paolo da Novi, poi Doge popolare, acquista per sua dimora ed of­ficina una casa con giardino in Piccapietra.
1476 – La chiesa di Santa Tecla assume iI titolo di S. Agostino.
1476 – L’Ing. Anastasio Alessandrano costruisce una Darsena fra il Ponte dei Cattanei e la Ripa del Molo.
1478 – Incendio a San Siro.
1479 – Una domanda 16 Luglio ci indica una torre: in Campo Pisano prope menia civitatis iuxta quan­dam turrim.
1480 – 5 Maggio – La cappella di S. Sebastiano al Duomo.
1487 – Un cimitero dietro la Cappella di S. Sebastiano in San Lorenzo.
1487 – La chiesa di Gesù e Maria detta anche di S. Francesco da Paola. Tav. 15 n. 6.
1488 – Posa della prima pietra dell’Annunziata dell’Oli­vella, poi detta Annuntiata Vecchia per distinguerla da quella del Guastato.
Tav. 15 n. 97.
1489 – La chiesa di S. Martino de Via muta il nome in S. Maria della Pace.
1491 – La chiesa di San Rocco. Tav. 15 n. 158.
1494 – Pietro Sauli di bendinelli da costruire una casa alla testata di via Giustiniani.
1497 – La chiesa di S. Michele viene unita a Santo Stefano.
1497 – L’oratorio di S. Antonio e Paolo in via Felice. Tav. 15 n. 100.

Sec. XV
Più in su della Piazza Tessitori spazia quella dei Guastavini, oggi detta dei Tre Re Magi, nella Contrata Predoni Castri.
Le pile di sostegno in muratura al Ponte Pila.
Portale al n. 10 di Via S. Bernardo.
La loggetta sulla Porta di S. Gottardo al Duomo. Sovrapporta con San Giorgio al n. 11 di Vico Mele.
Portale raffigurante l’adorazione dei Re Magi in Via Orefici.
Sovrapporta al n. 3 di Via al Ponte Calvi.
Portichetto e scale con colonne e capitello corinzio in Piazzetta Stella.
Palazzo Fatinanti di Piazzetta Cambiaso. Tav. 15 n. 44.
Portale in Via S. Bernardo n. 16 rosso.
Portali in Via delle Grazie ai n. 27, 18 e 48 r.
Loggia pubblica in Piazza San Donato. Tav. 15 n. 105.
Il Palazzo Cattaneo sulla Piazza Grillo-Cattaneo. Tav. 15 n. 71.
I Palazzi Spinola in Piazza Pellicceria n. 5 e 6. Tav. 15 n. 41 e 42.
Le ville quattrocentesche di Albaro.
La scala della casa n. 6 di Salita Mascherona.

Casa di Jeronimo Valdettaro fra Via Canneto e Via San Lorenzo, n. 19. Tav. 15 n. 66.
Casa di Pagano D’Oria in Vico San Matteo. Tav. 15 N. 57.
Palazzo Cicala in Piazza dell’Agnello. Tav. 15 n. 134.
Palazzo di Andrea D’oria a San Matteo. Tav. 15 n. 62.
Portale di Casa d’Oria al n. 14 di Piazza San Matteo.
Casa Grimaldi Ceba in Piazza delle Vigne. Tav. 15 n. 53.
Il Palazzo Veneroso in Platea Longa. Tav. 15 n. 73.
Case e portali in Vico Chiabrera. Tav. 15 n. 72.

Portali in Piazza Sauli.
Palazzo Serra in Piazza Banchi.
Costruzione delle Mura di S. Chiara.
Palazzo Giustiniani al n. 19 di Via S. Bernardo. Tav. 15 n. 77.
La chiesa di S. Bernardino – sulla sua area verrà edificata la chiesa di S. Maria della Sanità.
Torre Medievale di Villa Gruber. Tav. 15 n. 184.

Rifacimenti Palazzo Spinola in Vico Mele. Tav. 15 n. 48
Ospedale dei Cronici. Tav. 15 n. 99.

*     *     *

Genova nel XV secolo

Autori vari

1403. Cipro. Sommette ancora una volta il re di Cipro nel 1403 e l’obbliga al pagamento di 70 mila ducati. – Ausilia Francia con valore antico contro i già potenti Inglesi. (Malnate, 1892).

1408-1456. Palazzo di San Giorgio e la Casa di San Giorgio (Banca). Finalmente nel 1407 il palazzo è occupato dalla Casa di San Giorgio: nel 1451 dal Governo è a codesta Compagnia ceduto; onde, da quell’anno, non più palazzo del mare, né delle Dogane, ma di San Giorgio vien chiamato.
Nel 1408 quando la Casa incominciò a funzionare sul modello, da essa perfezionato, delle antiche Compere, aprì il credito nel Cartulario delle Colonne (detto così perchè trascritto a colonne) di lire genovesi 2,938,402.10,2 in luoghi, ossia azioni, valutati di cento lire l’uno, col provento del 7 per cento, e che tal durò per parecchi anni. I cartulari erano otto, divisi per Compagna, o rione, ai quali nel 1515 se ne aggiunse un nono per le opere pie, distinto colle lettere O.M. (Offizio Misericordia),tenuti e custoditi da quattro Notai.
In essi, scritto in foglio separato, era il nome di ogni partecipe e la quantità dei luoghi. E, sotto, annotavansi i proventi e tutte le operazioni di vendita, cessione, o trapasso.
Ogni creditore, ossia colonnate, poteva, senza alcuna formalità, disporre tanto del capitale quanto de’ frutti, per sé o in favore altrui anco con semplice ordine verbale al notaio.
Nel 1456 la Casa, per le gravi spese sopportate nel governo delle colonie, dovè ordinare la sospensione di tre anni del pagamento dei proventi. A tal mora venne autorizzata dal Papa, che le accordò ezìandio di vendere a minor prezzo del valore i proventi di tre anni avvenire; e rese poi tal concessione perpetua.

1416. Capitano Foglietta e gli Inglesi, Un Lorenzo Foglietta, capitan di nave con 62 uomini,è assalito da 7 vascelli inglesi al comando del Duca di Vervich, cugino del Re, forte di 1500 uomini. Il Foglietta eroicamente difendesi; ma saltano gli inglesi, il regio baluardo spiegato, sulla nave genovese per mezzo di un ponte. Ratto un marinaio del Foglietta (sebben fluttasse sangue dalla gola per largo taglio) d’un colpo di scure il ponte fa rovinare: onde gli Inglesi precipitando in mare affogano e parte, col regio stendardo, sono tutti a bordo fatti prigionieri del Foglietta. Confuse, più che sgomente, le navi inglesi raccolgon le vele, e la genovese, con scorno di quelle, e gloria sua, riesce a fuggire (1416). (Malnate, 1892).

1416. Darsena. … nuova Darsena del Comune od Arsenale. E’ munita di torri, estesa nel 1402 sino a Porta di Vacca, e nel 1416 (Doge Tomaso Campofregoso) è purgata e ampliata. Al prosciugamento lavorarono 800 operai al giorno con 27 cicogne. Nel 1599 venne prolungata sino a San Tomaso. (malnate, 1892).

XV secolo. Livorno venduta ai Fiorentini. Il Doge, appellato sempre Signore, è chiamato Messer lo Duce.
Ma la maestà del titolo non vieta che Tommaso di Campofregoso, per altre imprese benemerito, scemi dignità alla patria vendendo Livorno, per 120 mila scudi d’oro, a’ Fiorentini; sé buttando di tirannia facendo crocifiggere in piazza banchi l’anziano Luca Pinello che tal vendita avea aspramente combattuta.

1420-1435. Armata Aragonese. In pochi anni l’armata aragonese è tre volte sconfitta (1420-1435).

Biagio Assereto ed i re di Castiglia e Navarra. Un Biagio Assereto con soli 2400 uomini, 13 navi e 3 galee abbatte 22 navi e 11 galee de’ nemici, uccidendone 600: e due Re fa captivi, di Castiglia e di Navarra. De’ suoi l’Assereto non conta che 90 morti. (Malnate, 1892).

Flotta veneta. La veneta flotta viene da’ genovesi in più scontri fiaccata: perde 28 navi e 8 mila uomini lascia prigionieri. Respinta da Scio, non uno dei veneti combattenti è che e’ non sia ferito.

1428. Padri del Comune al palazzo del Comune del mare. Riformatosi il Magistrato, facendo precedere all’antica denominazione quella di padri del Comune, nel 1428, quando il Porto andava mano mano sviluppandosi verso Porta di Vacca, presero stanza nel Palazzo del Comune del Mare, come dicevasi in allora il famoso fabbricato di Frate Oliveiro. (Malnate, 1892).

1453. Maurizio Giustiniani a Costantinopoli. Alla difesa di Costantinopoli (1453) Maurizio Giustiniani con tre sole navi fuga 12 mila nemici, e tien testa al vincitor Maomettoforte di 30 mila uomini e 200 navi. E Giovanni Giustiniani con 7 mila soldati tiene a bada l’oste turchesca per oltre tre mesi, e non si arrende, ma col Paleologo Imperatore de’ Greci, perde collo stato la vita. (Malnate, 1982)

1453. Maurizio Giustiniani a Costantinopoli. Alla difesa di Costantinopoli (1453) Maurizio Giustiniani con tre sole navi fuga 12 mila nemici, e tien testa al vincitor Maomettoforte di 30 mila uomini e 200 navi. E Giovanni Giustiniani con 7 mila soldati tiene a bada l’oste turchesca per oltre tre mesi, e non si arrende, ma col Paleologo Imperatore de’ Greci, perde collo stato la vita. (Malnate, 1892).

1453-1473. Costantinopoli, Pera e Caffa ritornano ai Turchi. Intanto i Turchi si avanzano: Genova, perduta l’antica virtù, male provvede: e Costantinopoli e Pera cadono sotto il domino della mezzaluna. De’ Genovesi è scempio, scacciati, bandeggiati (1453). E dopo vent’anni [1473] e’ perdono anche Caffa e tutte le colonie levantine. Onde è cessato, e per sempre, lo splendore di Genova. (Malnate, 1892).

XV secolo. Porto di Genova ricostruizione di Campodonico. Sono raffigurati: Arsenale, Darsena delle Galere, Darsena del Vino, Torre della Darsena, Ponte dei Calvi, Ponte della Calcina, Ponte e Torre degli Spinola, Ponte del Pedaggio, Ponte dei Pesci, Ponte del Vino, Ponte dei Coltellieri, Ponte dei Borgognoni, S.Marco, Faro e Loggia dei Greci, “Palacietum” dei Conservatori del Porto e del mare, Carcere di Malapaga. (Campodonico, 1989)

XV secolo. Chiesa di San Rocco. Edificata nel 1300 con il coro rivolto a levante, segno di antichità. Venne restaurata, come appare oggi, nel 1840 dal Canzio. (Miscosi, 1933).

XV secolo, Chiesa di San Francesco. San Francesco da Paola (Paola 1416- Tours 1507) sbarcando nel seno di Genova indicò nel colle che lo sovrasta il posto dove avrebbe fatto edificare la sua chiesa.( Miscosi, 1933).

XV-XVI secolo. Palazzi che daranno a Genova il titolo di Superba. I secoli XV e XVI danno a Genova quei palagi che, invidiati da Re, le meritan il titolo di Superba. Il Giustiniani, prima del 1545, scriveva: “sono edificati molto riccamente e sono dotati di grandissime comodità per il vivere umano; di bagno, di forno, di cantine, di orti pensili (terrazzi) , di sale, di risale, di camere, di ricamere, di mezzani e rimezzani. Gineceo (per le donne) e Androniti (per gli uomini). E nello interno suppellettili e masserizie si ricche e preziose che i principi di eguali non avevano: e logge famose per geniali convegni”.
Apronsi strade vaste per quanto la povertà topografica il comporta: e il genio di Galeazzo Alessi lascia traccia imperitura da via Nuova a Banchi e al Molo vecchio nel Porto. (Malnate, 1892, cita Giustiniani).

1481. Dipinto di Cristoforo Grassi. Dipinto di C. Grassi: “Veduta di Genova nel 1481”. Tempera su tela eseguita alla fine del XVI secolo. Genova, Galata, Museo del Mare:. (Campodonico, 1989).

1481. Chiesa di San Teodoro. La chiesa vecchia di S. Teodoro nel 1481 ebbe, da Sisto IV, il titolo di Abbazia, che tennero fino alla soppressione avvenuta nel 1858. Venne restaurata nel 1863 e distrutta il 4 ottobre 1870.

1487. Caravana di Bergamo. La Compagnia dei Caravana … Non si sa quando si è formata, si conosce uno statuto del 1340, che non doveva essere il primo perchè parla di abitudini. In quello del 1487 è introdotto l’obbligo di essere nativi “di bergamo e di Brambilla (valle Brembana)”, e le ragioni possono essere due: perchè era gente robusta e perchè non fossero coinvolti nelle fazioni cittadine. … [si racconta che] delle mogli dei Caravana che dovevano andare nel bergamasco quando avevano da partorire i loro figli perchè per far parte della Compagnia bisognava essere bergamaschi. … le fotografie ci mostrano degli uomini vestiti pulitamente, … con quei loro camici bianchi, o scosa bordato, che a volte rotolavano in vita, la lobbia in testa. (Petrucci, 1997).

1489. Gian Galeazzo di Milano e il Consiglio degli Anziani dei facchini. Avvenne nel 1489, Genova in protestà del Duca di Milano Gian Galeazzo, gridato Signore delle fazioni Adorna e Fiesca, che due caravana espulsi dalla corporazione, per debiti contratti con negozianti, ricorressero a Gian Galeazzo, ottenendo ducal rescritto di venir reintegrati. Mal il Consiglio degli Anziani, reciso deliberò: “non esser luogo alla riammessione di quei facchini, favoriti dal loro potente Duce e Signore, perchè non sia lecito al potere politico di immischiarsi nei privilegi della Caravana, che in regolare congrega espulsi li aveva”. Quale esempio di civile fermezza! (Malnate, 1892).
1493 E 1496. Le prime rappresentazioni a stampa di Genova vista dal mare si trova nei due incunaboli pubblicati a Norimberga nel 1943 (in latino) e 1946 (in tedesco) dal titolo Liber Chronicarum. L’autore: Hartmann Schedel (1440-1514) è stato un fisico, storico e umanista tedesco, uno dei primi cartografi ad utilizzare la tecnica della stampa. L’opera contiene oltre 1800 xilografie, tra cui sono presenti le prime illustrazioni di molte grandi città, ottenute tramite xilofrafia da Michael Wolgemut (o Wohlgemut).

1496. Momopolio del sale. Genova, preclusasi la via delle lontane conquiste, volse lo studio a’ vantaggi del grande e del piccolo commercio, lottando d’astuzie. Onde sullo scrocio del secolo (1496) vediam la repubblica vincere e conservarsi il monopolio del sale e spedir ovunque ambascerie e lusingar potentati. (Malnate, 1892).

  *     *     *

1493 Hartmann Schedel. Incisione di Wolgemut.

1496 Hartmann Schedel.