11. Dall’anno 1851 al 1899. p20

Dall’anno 1851 al 1899

Vedute di Genova e fatti storici

Autori Vari

 

Vedute di Genova e fatti storici

1851. Bacino di carenaggio. Inaugurazione del primo bacino di carenaggio a levante dell’antica darsena, su progetto di Damiano Sauli. (Genova, Civico Museo Navale)

 

1851
Capo d’Arena,
Chiesa San Tomaso
Capo d’Arena con la chiesa di San Tomaso. L’Arsenale. Tela di Ippolito Caffi (Venezia, Galleria d’Arte Moderna).

1852. Ferrovia Genova-Torino. Completata la ferrovia Genova-Torino fu costruita la prima Stazione Marittima in Piazza Caricamento,

1852. Via Caffaro, Via Palestro, Via Assarotti. Assi residenziali di via Caffaro, via Palestro e via Assarotti.

1852. Porto. Una autorevole Commissione Municipale di cui faceva parte Raffaele Rubattini, e relatore N. Magioncalda, ecco come maestrevolmente descriveva il porto di Genova verso il 1852: “E’ vero che noi abbiamo a vederlo un amplissimo porto: dove non si contano meno di 1,300,000 mq. di superficie. Ma la nostra ricchezza è più apparente che reale: perchè atteso il difetto dei moli, una terza parte soltanto dello spazio incluso nella superficie del Porto serve a questo caso. … la Commissione non esitò a combinare che i principalissimi ed urgenti bisogni di questa piazza sono: 1° L’esecuzione del tronco di strada ferrata che da Alessandria, passando sia per il Grimsel, sia per il Lucmanier, mette alla Svizzera; 2° Il prolungamento del Molo Nuovo; 3° L’espurgazione del Porto; 4° La formazione delle calate e di tutti gli altri comodi per il racconciamento ed il carenaggio delle navi; 5° La costruzione di Dock commerciale sul modello di quelli di Londra nel luogo occupato attualmente della Darsena.” (Malnate, 1892).

1855. San Benigno. Costruzione delle caserme di San Benigno, sulla distruzione della basilica di San Benigno le cui colonne furono incorporate nelle strutture delle caserme stesse.

1858. Lanterna. Il vascello reale (?) al molo nuovo sotto la Lanterna con barche di gente festante.

1859. Napoleone III. … il Porto, nel 1859, fu in grande romore per l’arrivo di Napoleone III, qui sceso coll’esercito che, unitosi al Piemonte, mosse contro i nemici d’Italia e contribuì alla nostra redenzione. Ma l’unità italiana, malgrado il portentoso aiuto francese, non si potè compire; e, a trionfare la santa causa, un anno appena dopo, e pure dal Porto di Genova, mosse altra gloriosa impresa. [vedi 1860, 4 maggio]. (Malnate, 1892).

1859

1859 da GUERRE D'ITALIELanterna, Molo Nuovo
VUE, A VOL D’OISEAU DU PORT E DE LA VILLE DE GENES PENDANT LE DEBARQUEMENT DES TROUPES FRANCAISES.
Da GUERRE D’ITALIE, 1859, pag. 25
Giunta, ill. da giornale n. 65

1859

SONY DSC

DEBARQUEMENTE DE S.M. L’EMPEREUR DES FRANCAIS A GENES (12 MAI)
Vascelli a vapore e a ruota per lo sbarco dell’Imperatore francese davanti al faro del Molo Vecchio.
Da GUERRE D’ITALIE, 1859, pag. 40-41.
Giunta, ill. da giornale n. 65

1860
Alfred Noack
Arriva a Genova e mette su studio fotografico all’ultimo piano di Vicolo del Fieno 1. Nato a Dresda nel 1833, rimarrà a Genova fino al 1895, anno della sua morte.
Pastorino, 2002

1860

Cartina da Pegli a Boccadasse
MARE LIGURIO. Cartina di Genova da Pegli a Boccadasse. Nuovo Molo alla cava. Assente il Molo Galliera.
Giunta, stampa da libro n. XX

1860
Pianta di Genova
GENOVA. Milano presso Ferd. Artaria e figlio. P. Allodi dis. ed inc. Pianta della città con 31 riferimenti.
Giunta, stampa da libro n. XX

1860
Pianta di Genova
GENOVA. Milano presso Ferd. Artaria e figlio. P. Allodi dis. ed inc. Pianta della città con 31 riferimenti. Su carta pesante.
Giunta, stampa da libro n. XX

1860
Palazzo Tursi Doria
GENOVA. Palazzo Tursi Doria.
Frontespizio del palazzo Tursi Doria in Via Garibaldi (già Via Nuova).
Giunta, incisione cm 8×16,5 n. XX

San Lorenzo?
Genova. (firma illegibile: F. Ferrari? /45)
Campanile simile al duomo di San Lorenzo, ma invertito nella posizione.
Giunta, incisione cm 13×19. N. XX

1860
Genova ed il porto dalle alture
Genoa, from the heigths, – Italy. Genova de les Eminences, Italie. Genoa von den Anhohen, Italien. Drawn by W.H. Bertlett. Engraved by W. Floyd.
Veduta animata dalle alture di Genova e di tutto il porto.
Giunta, incisione cm 12,5×20 n. XX

Lanterna e mare in burrasca
GENUA, Aus d. Kunstanst. D. Bibliogr. Inst. in. Hildbh. Eigentum d.Verlegen. CCV
Vista dal mare in burrasca con barca a vela e veliero. La Lanterna sullo sfondo e il profilo della città (immagine di fantasia).
Giunta, incisione colorata cm 10,5×16 n. XX

Fontana sul molo
Genua. W.Gail del.
Fontana a torciglione con coppa a petali e delfini su un molo animato. Numerose figure di uomini i e donne in costume. Barca attraccata e passerella con scaricatore.
Giunta, incisione cm 10×7 n. XX

1860
Vista di Genova
“View of Genoa” “The London printing and publishing company Limited” Drawn by W.H. Bartlett. Engraved by W. Gloyd. Veduta animata dalle alture al centro del porto. Molo vecchio e molo nuovo. Da John Sharer.
Incisione

1860

SONY DSC

Mappa città
“GENOVA” Pianta della città con 31 riferimenti. Artaria. “Milano presso Ferd. Artaria e figlio. P. Allodi dis. ed inc.”

1860 ca
Terrazzi di Marmo
dal mare: terrazzi di marmo ed edifici della carrettera C.Alberto (?) . Due navi, una a vela-vapore. Foto “C. Porter” sottolineato.
Foto

1860, 4 e 5 maggio

Garibaldi, partenza dei Mille. Il dì 4 maggio 1860 dall’Arsenale della Darsena si estrassero due cannoni di medio calibro per inviarsi all’officina della Foce, chè fu detto bisognassero di riparazioni. Ma nella giornata gli operai, pressati da altri lavori, il trasporto non eseguirono, onde fu necessità i due cannoni pernottassero in una chiatta fuori dall’Arsenale, lontano dalle scolte. Nel successivo mattino eran di furto scomparsi: né degli audaci ladri all’oculata Polizia fu porta notizia. E all’Ispettore di P.S. Del Porto fu tolto di poter con diligenza inquisire, perocchè in quel memorando mattino del 5 maggio venne di maggior cure a tribolarlo una lettera, urgente e riservata, del Prefetto. Eccone il testo:
“Venne supposto che l’Associazione Unitaria (n’era a capo Bertani) a scopo politico stia tentando una spedizione marittima d’uomini e d’armi e che la stessa possa oggi stesso effettuarsi lungo questo litorale ed anche dal Porto. Importando che sia assicurato al riguardo un efficace servizio di sorveglianza, lo scrivente confida nella sperimentata sollecitudine del sig. Ispettore del Porto, e confida d’essere informato d’ogni relativa emergenza.”
L’Ispettore indagò, investigò, cercò; e niente seppe. Ma per debito suo, prima di andare a disinare, atergò quel documento Prefittizio così: “N.80. Data lettura della presente ai due Vice Brigadieri P… e B…, nonché all’Appuntato guardia A… per una solerte sorveglianza nella notte, riferendomi ogni emergenza nel caso di qualche scoperta favorevole per quei provvedimenti che saranno del caso”.
Lo sperimentato Ispettore non ritornò in Ufficio che nel successivo mattino: Ei trova altra nota del Prefetto, giunta nella notte; le istruzioni sono precise: “Prendono maggiore consistenza i timori, che qualche circostanza fece concepire, circa la spedizione di armi, di effetti militari e di volontari.
Importando che sia esercitata una particolare e non interrotta sorveglianza, e che al menomo atto di tentativi temerarii dalla legge si faccia tosto sentire l’azione dell’Autorità per prevenire, o reprimere senza esitanza, qualunque sia il nome con cui si volessero legittimare i tentativi predetti, sarà cura del sig. Ispettore di invigilare, ecc. ecc.”
Ma il dabben Funzionario non ebbe neanco agio di ultimare la lettura dell’epistola Prefettizia, chè, posti gli occhi sopra una gazzetta, allora allora pòrtagli, vide a grossi caratteri e lesse:
“ Signori Direttori dei vapori Nazionali,
Al principio di un’impresa in favore d’Italiani che combattono per la causa della patria, e dei quali false considerazioni diplomatiche impediscono al Governo d’occuparsi, ho dovuto impadronirmi di due vapori dell’Amministrazione da Voi diretta, o signori, e di farlo all’insaputa del Governo stesso e di tutti. Ho commesso un atto di violenza; ma, in qualsiasi evento spero che il mio procedere sarà giustificato dalla sanità della causa servita, chè il paese intiero riconoscerà esser suo dovere riparare ai danni da me causati all’Amministrazione.
Nel caso in cui le mie previsioni non si realizzassero punto, o che la Nazione non intervenisse a reintegrarvi, impegno tutto ciò che può esistere in denaro o materiale appartenente alla sottoscrizione per il milione di fucili. In questo modo sarete indennizzati di ogni avaria o perdita qualsiasi, e del pregiudizio che vi fu cagionato.
Sono con tutta considerazione
G. Garibaldi”
Che era avvenuto nella notte?
Due piroscafi della Rubattino, il Lombardo e il Piemonte, al comando del Bixio e del Castiglia, avean lasciati gli ormeggi dall’andana della Darsena, precisamente dal sito ove il dì prima mancati erano i due regi cannoni, che gli ignoti allogato avevano su quei piroscafi. E, fanali spenti, esciron dal porto i due vapori, ancor nelle tenebre, deludendo la vigilanza dei due Vice-brigadieri P… e B… nonché dell’Appuntato guardia A…, e fecer rotta per il piccolo golfo di Quarto.
Il resto registra la Storia.
(Malnate, 1892).

1860-1873. Bacini di alaggio e galleggiante. Meritevoli d’un cenno sono però i due Bacini galleggiante e di alaggio costrutti dall’ingegnere Luigi mercenaro il primo, dal colonnello Vladimiro Chiavacci il secondo e che ancor oggi (1892) funzionano per quanto sentesi prossima la loro fine.
Il bacino galleggiante fu varato nel 1873; ha la lunghezza di 100 metri; 22 di larghezza e 11 di altezza.
Lo scalo di alaggio, costrutto sullo scorcio del 1860, presso la radice del Molo Vecchio, è munito d’antiscalo, parato di sostegno e di macchina di trazione della forza di 1800 cavalli. (Malnate, 1892).

1862
Pianta di Genova
“Pianta di Genova presso la Libreria Grondona Strada Carlo Felice. Genova Lit. Armanino. Numerose indicazioni.
Incisione

1863. Via Fieschi. Viene costruito l’asse residenziale di Via Fieschi.
1865
Piano del porto di Portofino
Piano del porto di Portofino. Gli scandagli sono in braccia francesi.
Piano del porto. Da Raccolta dei più interessanti Piani dei Porti e delle Rade dei Mari Mediterraneo, Adriatico, Arcipelago, Mar Nero e Mar D’Azof. Compilata da Luigi Lamberti. Nuova Edizione, Volume 1, Livorno 1865.
Giunta, incisione da libro, cm 16 x21,5, n. XX
1865
Piano del Porto di Genova
Piano del Porto di Genova. Gli scandagli sono in braccia Inglesi.
Piano del porto con il Molo Vecchio e il Molo Nuovo. Profilo della lanterna. Da Raccolta dei più interessanti Piani dei Porti e delle Rade dei Mari Mediterraneo, Adriatico, Arcipelago, Mar Nero e Mar D’Azof. Compilata da Luigi Lamberti. Nuova Edizione, Volume 1, Livorno 1865.
Giunta, incisione da libro, cm 21,5 x16, n. XX
1865
Piano del Porto di La Spezia
Piano del Porto di La Spezia. Gli scandagli sono in braccia francesi.
Piano del porto. Da Raccolta dei più interessanti Piani dei Porti e delle Rade dei Mari Mediterraneo, Adriatico, Arcipelago, Mar Nero e Mar D’Azof. Compilata da Luigi Lamberti. Nuova Edizione, Volume 1, Livorno 1865.
Giunta, incisione da libro, cm 21,5 x16, n. XX
1865
Piano del Porto di Savona
Piano del Porto di Savona. Gli scandagli sono in braccia francesi.
Piano del porto. Da Raccolta dei più interessanti Piani dei Porti e delle Rade dei Mari Mediterraneo, Adriatico, Arcipelago, Mar Nero e Mar D’Azof. Compilata da Luigi Lamberti. Nuova Edizione, Volume 1, Livorno 1865.
Giunta, incisione da libro, cm 16 x21,5, n. XX
1865-67. San Lazzaro. Viene costruito l’asse residenziale di San Lazzaro (Via Venezia)

1866. Carrettiera Carlo Alberto. Prolungamento della carrettiera C. Alberto fino a Villa Croce circa.

*     *     *

1866. Carlo Vinci, Genova Cavalleria a Villafranca (25 giugno 1866), Milano, Tipografia C. Crespi, 1900.

2016-05-20-0026

I

Cause di guerra – Costituzione in Crema della Divisione di cavalleria di Riserva – Successive sue dislocazioni

Raggruppatasi, come si sa, l’Italia intorno al piccolo Piemonte, aveva colle prime guerre del 1848, 1849 e 1839 poste le prime basi della sua indipendenza; poscia nel 1860 e 1861, coll’annessione delle Marche e dell’Umbria e colla spedizione nel Regno Napoletano, aveva accennato all’unità nazionale; finalmente, mirando a Venezia, tendeva a riunire l’intiera famiglia italiana.

Ostacolo a tali aspirazioni unitarie era sempre l’Austria, signora del Veneto e del Trentino, epperò era necessaria una nuova guerra contro di essa, che, affrettata dai voti del popolo e dell’esercito non tardò a scoppiare nel 1866.

Mentre fervevano i preparativi per la formazione e per il concentramento dei Corpi d’Esercito, che dovevano entrare in campagna nella zona di adunata, ai 7 di maggio di quell’ anno, veniva costituita in Crema la Divisione di cavalleria di Riserva. Essa, agli ordini del tenente Generale Conte Maurizio de Sonnaz, si componeva di due Brigate di cavalleria di linea ; la I.a comandata dal Maggiore Generale Soman, (Reggimenti Savoia e Genova), la II.a comandata dal Maggiore Generale Cusani Confalonieri (Reggimenti Nizza e Piemonte Reale), e di una Brigata d’artiglieria a cavallo, agli ordini del Maggiore PonzioVaglia. Detta Divisione di cavalleria, ai 17 di maggio, ebbe ordine dal Ministero di portarsi ad accantonare in Castenedolo, Ghedi e dintorni. Infatti l’indomani il Reggimento Genova mosse da Crema, facendo tappa a Soncino, e dopo essersi fermato a Bagnolo il 19, si accantonò il 20 in Rezzato, Tre Ponti e Ciliverghe.

In questo stesso giorno il Comandante Generale della Divisione , giunto e preso stanza in Castenedolo, insieme al suo Stato Maggiore, emanava alle truppe della Divisione il seguente

ORDINE DEL GIORNO.

« Sono lieto di trovarmi in mezzo a voi su questi campi, dove il valore delle armi nostre diede si splendide prove. Abbiate confidenza in me, come io l‘ho in voi, ed all’occorrenza, sapremo aggiungere nuove glorie ai fasti della cavalleria italiana ».

Il Luogotenente Generale
M. DE SONNAZ.

Da quel giorno fino al 19 di giugno nulla di rimarchevole avvenne nella Divisione: ogni mattina essa recavasi a manovrare sulla brughiera della Motta di Ghedi. Solo ai 26 di maggio, dietro autorizzazione del Sig. Comandante il I.° Corpo, Generale Durando, il Reggimento Genova, unitamente al Comando della I.a Brigata, cambiò i suoi accantonamenti , trasferendosi da Ciliverghe e Rezzato in Montechiari.

II

La Divisione di cavalleria avanza – Dichiarazione di guerra – Entusiasmo al campo – Piano di campagna – Passaggio del Mincio – La Divisione di cavalleria a Mozzecane e Quaderni – Avamposti

Ma siamo già alla vigilia della dichiarazione di guerra. Nelle ore pom. del 19 di giugno giunge al Comando della Divisione un telegramma cifrato e firmato dal Capo di Stato Maggiore Generale dell’Esercito, Generale La Marmora, con cifra non esistente nel Comando, tanto che fu mestieri inviare il telegramma al Quartiere Generale del I.a Corpo, a S. Vito presso San Marco sul Chiese. Il telegramma ordinava di avanzarsi nella notte fra Castiglione delle Stiviere, San Cassiano, Guidizzolo e Medole. Appena giunto al Comandante la Divisione questo dispaccio decifrato, alle 8 pom., fu diramato immediatamente l’ordine di partenza ai Corpi, prescrivendo loro di partire il più presto possibile, ed in modo da giungere a destinazione nelle prime ore del mattino. Genova doveva recarsi a San Cassiano, il Comando della I.a Brigata col Reggimento Savoia a Castiglione delle Stiviere, il Comando della IIa Brigata ed il Reggimento Nizza a Guidizzolo, il Reggimento Piemonte Reale a Robecco e dintorni, il Quartiere Generale della Divisione a Medole.

Giunsero infatti le truppe a loro destinazione di buon mattino e senza inconveniente alcuno; ma, più tardi, nel pomeriggio, ecco un secondo telegramma del Generale La Marmora , che partecipa finalmente l’invio della tanto aspettata dichiarazione di guerra all’Austria. Come è ben noto, il telegramma diceva :

« D’ordine di S. M. il Re, questa mattina si è mandata «all’Austria la dichiarazione di guerra, avvertendola, che fra tre giorni si darà principio alle ostilità. Salvo il caso che gli Austriaci non accettino quella dilazione di tre giorni, le ostilità incominceranno il mattino del 23. Durante questi tre giorni, le truppe dovranno guardarsi e prendere tutte quelle misure e precauzioni necessarie in faccia al nemico ».

A. La Marmora.

Non appena venne a conoscenza dei Corpi il telegramma del Comando Supremo dell’Esercito, fu una festa, un giubilo universale. E di quanto scrivo se ne ha la conferma in una lettera, diretta il 30 giugno 1894 al Colonnello, che allora comandava Genova cavalleria, Nob. Cav. Francesco Vicino Pallavicino, dal distinto pittore Giuseppe Gabani, ora defunto, autore di alcuni pregiati quadri, che rappresentano varie cariche di Genova cavalleria a Villafranca. In essa si narrano particolari tali, che meritano di essere ricordati , tanto più che lo scrittore fu di quegli episodi testimonio oculare , per aver preso parte a quella campagna, in qualità di Caporale Furiere del 5.0 Squadrone di Genova, comandato dal Capitano di San Marzano.

Egli scrive :

«Si legge al campo la dichiarazione di guerra, tutti cantano, si fanno giuochi, corse nei sacchi ed altre feste; quindi si distribuisce il vino, e qualche ufficiale, al colmo della gioia, giunge perfino a ballare co’ soldati. Il Golonnello beve il vino in mezzo a noi! Figuriamoci! Ed ecco che finita la festa, suona la visita sanitaria. Un soldato del 2.0 Squadrone, che viene dal Capitano Medico Dottor Piras riconosciuto ammalato, deve entrare all’Ospedale; ma il soldato, che, credo bene, si chiamasse Aviena, piemontese, non vuol saperne, e prega e scongiura perchè non lo si mandi all’Ospedale, e gli si permetta di seguire il Reggimento, ora che alla fine era giunto il momento di venire alle mani. Ma il medico, irremovibile, non può acconsentire ed insiste perchè il soldato entri all’Ospedale. Che fa l’Aviena , dopo aver perduto ogni speranza di prender parte a qualche fatto d’arme? Va sotto la tenda e, caricato il pistolone, si fa saltare le cervella ».

Atto insano al certo fu quello dell’Aviena, ma esso pienamente dimostri qual fosse lo spirito militare e quanto nobile entusiasmo regnasse fra i Dragoni di Genova nel momento di entrare in campagna!

Tutta la Divisione era dunque in attesa di ordini nelle località sopra accennate, tranne il Reggimento Genova , che la mattina del 21 aveva dovuto trasferirsi a Medole, perchè a San Cassiano scarseggiava l’acqua e vi scarseggiavano pure gli alloggiamenti, essendo essi stati precedentemente occupati dai Lanceri d’Aosta.

Frattanto il Comando Supremo dell’Esercito Italiano, in ordine al prestabilito piano di campagna, aveva divisato d’impadronirsi la mattina del 23 giugno dei passi del Mincio fra Monzambano e Goito con truppe del I.° e III.0 Corpo d’Armata, di occupare saldamente con esse la riva sinistra di questo fiume, spingendo la cavalleria fino all’Adige.

Ma gli ordini dati la sera del 22 alla cavalleria, non furono in relazione del concepito disegno. Infatti l’ordine trasmesso alla Divisione di cavalleria diceva solo, che essa dovesse muovere dagli accantonamenti l’indomani, di buon mattino, dopo avere consumato il rancio, e per le ore 7 1/2 si trovasse riunita a Goito. In esecuzione degli ordini ricevuti i vari corpi della Divisione, muovendo dai rispettivi loro accantonamenti, alle ore 7 precise, erano già riuniti avanti Cerlongo, nei campi a destra della via maestra. Ma non appena qui giunti, che un ordine del Comandante Generale del III.0 Corpo prescriveva alla Divisione di passare il Mincio sul ponte di Goito, preceduta però dai Reggimenti di cavalleria leggera, Foggia e Saluzzo. Alle ore 8 infatti il passaggio dei sei Reggimenti di cavalleria, presenziato da S. M. il Re e dal Generale La Marmora, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, era già effettuato.

Dapprincipio essi marciarono tutti sulla stessi strada, in una lunga, interminabile colonna, nella direzione di Villafranca, ma al bivio della strada che mette a Massimbuona, fu dato ordine ai Reggimenti di cavalleria leggera di prendere per la strada ora detta, mentre ai Reggimenti della II.1 Brigata (Nizza e Piemonte Reale) e ad una Batteria di artiglieria fu ordinato d’inoltrarsi sulla strada che passa per Marenco. I Reggimenti della I.1 Brigata (Savoia e Genova) coll’altra Batteria seguirono dapprima i Reggimenti Saluzzo e Foggia fino a Massimbuona, ma, quivi giunti, volsero per la strada delle Sei Vie verso Villafranca In questa marcia il Reggimento Genova formò la colonna principale con due sezioni della Batteria d’artiglieria. Due Squadroni di Savoia, rafforzati poi da un terzo, formavano l’avanguardia, mentre gli altri due Squadroni di Savoia seguivano il grosso alla voluta distanza.

Le due Brigate avevano ricevuto l’incarico di perlustrare il terreno, avvertendo di tenersi collegate fra loro ed anche cogli altri Corpi sulla loro sinistra, cioè colla Brigata Pralormo e coi Reggimenti di cavalleria leggera sopra nominati. La II.1 Brigata doveva inoltre protendere la sua sorveglianza con molta attenzione sul suo fianco destro. In adempimento della quale missione, essa potè giungere a Mozzecane, non avendo scoperto che da lungi varie pattuglie nemiche del Reggimento austriaco Ulani Conte Trani,le quali vivamente ricacciò, facendo anche dei prigionieri. Da Mozzecane il Comandante la Brigata Generale Cusani inviò subito uno Squadrone in ricognizione su Villafranca, ma fu trovata perfettamente sgombra dal nemico. Si seppe poi da informazioni assunte al Municipio da quello Squadrone, che fino dalle ore io del mattino era stata occupata da una Batteria di g pezzi, da un Battaglione di Jiiger e da un Reggimento di cavalleria.

Dall’ altra parte la colonna formata dalla I.a Brigata, giunta al bivio che mena a Quaderni, si diresse su questo villaggio, lo occupò ed inviò uno Squadrone fino a Rosegaferro. Anche a Quaderni si venne a conoscere da informazioni , che un altro Squadrone Ulani Conte Trani aveva lasciato quella posizione alle 11 di quel giorno stesso.

Per le ore 3 della sera gli avamposti della Divisione erano collocali. Essi si collegavano sulla sinistra per cascina Pozzi con quelli della 5.a Divisione di fanteria (Sirtori), stabilita a Taleggio, e si estendevano per Rosegaferro fino a Volpara di sopra e Grezzano. Venne infine completato detto servizio, spingendo delle pattuglie fino a Nogarole.

Gli Squadroni per turno furono impegnati in avamposti fino alle 6 ant. del 24, servizio che riuscì faticosissimo, causa il continuo affacciarsi sul fronte delle pattuglie austriache, durante la notte.

L’aspettativa era immensa , al campo ed in paese, a tutti batteva il cuore , tutti aspettavano da un momento all’altro l’annunzio di qualche fatto darmi, che fosse o promettesse una splendida vittoria, ma come queste legittime speranze dovevano di li a poco rimanere deluse! Sorse l’alba del giorno desiderato, ma la vittoria ahimè! ci era sfuggita di mano, la sorte delle armi non fu propizia a noi ! ! !

III

Movimento dei vari Corpi d’Armata – La Battaglia

Gl’Italiani si erano avviati colle Divisioni del I.° Corpo (Cerale, Sirtori, Brignone ) ad occupare le alture fra Pacengo e Sona, si erano avanzati col III.0 Corpo (Div. Principe Umberto, Bixio, Cugia e Govone) fra Sommacampagna e Villafranca, lasciando la Divisione di cavalleria a sud di Villafranca stessa, mentre il II.° Corpo con due Divisioni (Angioletti e Longoni) passa il Mincio a Goito e coll’altra Divisione (Cosenz) mira ad intercettare la strada tra Mantova e Borgoforte.

Iniziato questo movimento, ne venne una battaglia d’incontro, che in parte si trasformò in una vera sorpresa per gl’ Italiani.

Il primo scontro avvenne presso Villafranca, ove la Divisione del Principe Ereditario venne furiosamente attaccata da un nuvolo di Ussari e di Ulani appartenenti alla Brigata Pultz , sotto gli ordini del Colonnello Bujanovics. L’impetuosa carica nemica venne degnamente ricevuta dai nostri soldati, mentre il giovane Principe, impavido come tutti della sua razza, in mezzo al quadrato del 49.0 Reggimento fanteria, animava colla voce e cogli atti i valorosi che lo circondavano.

Il Generale Bixio, udito alla sua destra il fragore del combattimento, si portò subito in linea, si congiunse alla Divisione del Principe Ereditario e tenne con essa valorosamente il campo per tutta la giornata.

Da un’altra parte la Divisione Cerale è sorpresa ad Oliosi e malgrado che le sue frazioni impegnate senza accordo spiegassero molto valore, pure, battuta e disordinata, è costretta a ripiegare su Monzambano e Valeggio.

Nè miglior fortuna toccò alla Divisione Sirtori, imbattutasi alla cieca cogli austriaci presso la cascina Pernisa. Anch’essa, dopo sforzi eroici, dovette irremissibilmente ritirarsi su Valeggio.

Più a destra, sulle alture di Custoza, la Divisione Brignone riesce per tre volte di seguito a respingere gli atti violenti nemici, ma anche questa Divisione non soccorsa a tempo, di fronte alla prevalenza dell’artiglieria nemica, è costretta a ritirarsi, dopo una lotta gloriosa di cinque ore. Di questa Divisione faceva parte il giovane Principe Amedeo, il quale, alla testa della Brigata Granatieri di Lombardia, strenuamente combattendo, veniva ferito nel petto.

A questo punto S. M. il Re mandò a dire al Generale Della Rocca, rimasto inattivo presso Villafranca col suo Corpo e colla Divisione di cavalleria di Riserva, affinchè volesse operare sul fianco sinistro del nemico , verso Sommacampagna, in soccorso della Divisione Brignone, ma il Generale Della Rocca rappresentò a S. M. di avere avuto ordine espresso dal Generale La Marmora di non muovere da Villafranca senza un di lui preavviso, e che le due Divisioni (Cugia e Covone dovevano già essere impegnate secondo i desideri della Maestà Sua.

Il Re, per non dividere il Comando Supremo, non insistette. La Divisione Covone infatti stanca, dopo 9 ore di marcia, era riuscita con ardita ripresa offensiva a cacciare gli austriaci dalle alture di Custoza ed a farli ripiegare anche da Sommacampagna.

Anche sulla sinistra il Generale Pianell riusciva a trattenere la destra austriaca e ad impedire che raggiungesse il ponte di Monzambano, facendo prigioniero un intero Battaglione di cacciatori nemici, che si era spinto fino al ponte.

Ma questi parziali successi, non coordinati, non appoggiati dettero agio all’Arciduca Alberto di riunire una forte massa di uomini sul centro, a Custoza , contro la Divisione Covone, la quale, assalita da 53 mila uomini con 126 pezzi di cannone, non soccorsa che debolmente da un Reggimento della Divisione Cugia e da una sola Batteria a cavallo , dopo avere eroicamente resistito dalle 2 alle 5 pom., sfinita dalla stanchezza e dalla fame, dovette anch’essa retrocedere su Valeggio.

IV

La Divisione in cavalleria di Riserva a Villafranca – La I.a Brigata Soman a disposizione del Generale Bixio – Successive azioni di Genova cavalleria – La I.a Brigata Soman alle 10 di sera si ritira e si ricongiunge in Roverbella al resto della Divisione – La Divisione di cavalleria ripassa il Mincio a Goito – Encomi al Reggimento Genova cavalleria

La battaglia era ormai fatalmente perduta per gl’italiani , e solo a tal punto incominciò la parziale azione della Divisione di cavalleria di Riserva.

Fino dalle prime ore del mattino, e il tuonare del cannone nella direzione di Peschiera e l’arrivo di vari avvisi del Generale Bixio, uno fra i quali che annunziava, la Divisione del Principe Ereditario essersi gravemente impegnata, ed il cannoneggiamento divenuto verso le 9 sempre più forte ed intenso, fecero assolutamente decidere il Comandante Generale della Divisione di cavalleria di Riserva di muoversi verso Villafranca. Egli vi si portò infatti da Quaderni colla I.a Brigata Soman (Reggimenti Savoia e Genova, mandando contemporaneamente ordine a Mozzecane alla Brigata Cusani (Reggimenti Nizza e Piemonte Reale) di raggiungerlo nel più breve tempo possibile. Senonchè seppe per via che S. E. il Generale Della Rocca, Comandante il III.0 Corpo d’Armata, aveva già chiamato questa Brigata, facendo in pari tempo disporre dal suo Capo di Stato Maggiore Colonnello Robilant, che il Reggimento Piemonte Reale si mettesse agli ordini del Principe Umberto. E cosi fu realmente fino alle ultime ore del pomeriggio, allorché i due Reggimenti riunitisi sostennero anch’essi la ritirata delle due Divisioni Principe Umberto e Bixio.

La Brigata Soman, la sola rimasta agli ordini del Generale de Sonnaz, è presso Villafranca in attesa di disposizioni. Il Colonnello Barattieri, Comandante Genova cavalleria, prende posizione col Reggimento ai di lui ordini in colonna serrata sulla sinistra della strada che mette a Sommacampagna per Staffalo , mentre il Colonnello Incisa sulla destra della stessa strada colloca nella forma stessa il Reggimento Savoia.

Le due Batterie a cavallo della Divisione vengono intanto chiamate successivamente a mettersi a disposizione del Generale Govone, ma una sola di esse, in causa del terreno impraticabile, può partecipare al combattimento e questa fu la Batteria comandata dal Capitano Perrone, la quale fece in vero in quel giorno la più eroica delle resistenze.

Alle 2 e 1/2 pom. S. E. il Generale della Rocca ordina alla Brigata Soman di mettersi agli ordini del Generale Bixio, ma, ciò malgrado, essa rimane ancora inoperosa !

Mentre che si stava combinando di spingere una forte ricognizione verso Sommacampagna, giunse avviso al Generale Bixio, che la nostra ala sinistra pericolava di essere presa di fianco dal nemico; fu quindi immediatamente ordinato ad uno Squadrone di Genova cavalleria di spingersi verso l’ala sinistra stessa per riconoscere le cascine Gherla e Coronini. Mentre che lo Squadrone si disponeva ad eseguire la sua ricognizione (5.0 Squadrone), il nemico guadagnava terreno, e sopratutto cresceva d’intensità il fuoco dell’artiglieria, tanto che l’ala sinistra nostra doveva retrocedere e sembrava travolta. Il Comandante la Brigata ordinò allora al Colonnello Barattieri di caricare successivamente per Squadrone, le quali cariche vennero eseguite

(ore 5 pom.) colla maggiore arditezza possibile indistintamente da tutto il Reggimento Genova. E perdite rilevantissime esso ne riportò, ottenendo cosi un ottimo risultato, quale fu quello di arrestare assolutamente l’impeto del nemico. Disgraziatamente però in quel punto il terreno si prestava assai poco ad un’azione efficace della nostra arma. Gli Squadroni partivano in colonna di via e non potevano facilmente distendersi in foraggeri, vista la quantità di alberi, siepi, piante che intersecavano i campi; oltredichè si trovavano ad ogni momento esposti ad un fuoco vivissimo di cacciatori, i quali appunto si valevano delle numerose accidentalità del terreno per maggiormente danneggiarci.

Il Colonnello Barattieri aveva spedito il 5.0 Squadrone (Capitano March. Roberto di San Marzano) in avanguardia, diretto a Cascina Gherla e Custoza, il 4.0 Squadrone (Capitano Sacchi) doveva fare l’esplorazione sulla destra e sulla sinistra della strada, il 3.0 (Capitano Coppi) marciare sulla strada stessa, il 1.° (Capitano Barone Solaroli) spingersi fin verso l’estrema sinistra, per sostenere quei reparti di fanteria, che avevano già cominciato la loro ritirata. Il 2.0 Squadrone, comandato già in ricognizione, ma che non era ancora rientrato, avrebbe dovuto rimanere di scorta ad una Batteria d’ Artiglieria.

La situazione infine era alquanto compromessa, giacché il Reggimento, rimasto tutta la notte in avamposti , cogli uomini senza rancio e coi cavalli senza biada, doveva affrontare e respingere un nemico tanto più forte , irrompente su due colonne miste verso Villafranca , sostenuto da gagliarda artiglieria, la quale batteva diversi punti della strada. Per sostenere quindi questo attacco ardito si dovette opporre altrettanta arditezza, mostrando principalmente contegno deciso e fermo; il che fece credere al nemico di essere presente a forze molto superiori di quelle che erano realmente, tanto che ristette, mantenendo solamente il fuoco dell’ artiglieria.

Le palle della fucileria e dei cannoni fioccavano in tutte le direzioni, i cavalli cadevano sventrati, la fanteria nemica intanto si ritirava, gli Ulani avanzavano per attaccarci , quando le nostre colonne si lanciarono furiosamente ad attaccarli Alla testa della prima di esse era di avanguardia il Sottotenente Angelo Pesenti del 5.0 Squadrone, quegli che, giunto poi al grado di Colonnello, comandò il Reggimento Savoia. Una Batteria d’artiglieria nemica si avanzava rapidamente e dalle falde della collina, dove era schierato un Battaglione di Iager, partivano ripetute scariche di fucileria, che misero sei uomini nostri fuori di combattimento. Cionullameno il plotone d’ avanguardia continuò ad avanzare ed affrontò la Batteria con tale slancio, che questa fu ben presto costretta alla ritirata, e gli Squadroni poterono compiere brillantemente le loro operazioni.

Molti furono i parziali combattimenti, infiniti gli atti di valore ma ormai l’ordine di ritirarsi era già stato inviato al Reggimento; pur tuttavia, osservando il Comandante Colonnello Barattieri, come il nemico avrebbe potuto riprendere l’offensiva, egli indugiò ad iniziare la ritirata, inviando invece tratto tratto delle pattuglie, le quali venivano a nascondere il movimento, rallentando effettivamente la marcia degli austriaci.

Si eseguiva questa manovra, allorché fu udito nuovo rombo di cannone dietro la nostra destra, ciò che per un momento fece supporre a taluno, che il Reggimento potesse essere tagliato fuori dalla propria linea di ritirata; ciononostante si volle compiere la missione ricevuta, conservando ognuno la necessaria calma. Si trattava invece di una fatale precipitazione dei cannonieri di una Batteria della 7.a Divisione, la quale sosteneva l‘ala destra nostra. Essi, avendo preso la nostra per cavalleria avversaria, fecero una scarica a mitraglia sul 2.0 Squadrone di Genova, agli ordini del Capitano Cecconi, e precisamente dopo che egli aveva caricato e respinto il nemico con slancio e bravura non comune, reduce da una delle tante ricognizioni che aveva eseguito nella giornata per ordine del Generale Bixio. Il Capitano Cecconi , mortogli il cavallo, era rimasto ferito al braccio abbastanza gravemente.

Si credette che fosse fatto prigioniero, ma l’indomani, potè tornare al campo accompagnato dall’ appuntato Dal-molin, che non aveva voluto abbandonarlo.

Durante tutta l‘azione di Genova cavalleria, il Reggimento Savoia in colonna serrata rimase in riserva sui due lati della strada che da Villafranca conduce alla Gherla, pronto a sostenerlo alla circostanza. Il solo Squadrone di testa di questo Reggimento, comandato dal Capitano Rubeo, durante le numerose cariche di Genova, fu spinto in foraggeri sulla nostra sinistra, da dove ci venne fatto fuoco di moschetteria. Ma non fu che falso allarme e chiarito l’equivoco, lo Squadrone fu richiamato.

Genova cavalleria pertanto che aveva fatto cessare l’attacco sul nostro fianco sinistro, permettendo cosi alla Divisione Bixio di disimpegnarsi in buon ordine , fu schierato nuovamente, insieme al Reggimento Savoia, per coprire prima la ritirata generale della Divisione del Principe Umberto, poscia quella della Divisione Bixio. E contribuirono pure, nelle ultime ore del pomeriggio, a sostenere questa ritirata i Reggimenti Piemonte Reale e Nizza, i quali riunitisi erano stati fatti espressamente avanzare, d’ordine del Generale Della Rocca.

Mentre la Divisione del Principe si ritirava, la Divisione Bixio ebbe a sostenere attacchi violentissimi dagli austriaci, ma che respinse col massimo valore e sangue freddo. Numerose scariche d’artiglieria portarono la strage nelle sue file e non fu che verso le 9 di sera che potè cominciare il suo movimento su Quaderni.

Compiuto lo sfilare della fanteria fu dato ordine a Genova e Savoia di fare un’ultima scorreria, caricando a stormi, se occorresse, per riconoscere le intenzioni nemiche. Questa ricognizione non doveva durare che dieci minuti, trascorsi i quali, i due Reggimenti dovevano ripiegare su Quaderni, attraversando Villafranca. A tutti gli Squadroni era stata affidata una zona; ma, dopo cinque minuti di marcia al trotto, appena cioè iniziato il movimento, ecco due Reggimenti di cavalleria austriaca, il 1.° Ussari (Kaiser) ed il 6.° Ulani (Schwarzemberg), i quali cercavano tagliare la ritirata della nostra Brigata. In meno che non si dica questi due Reggimenti dovettero retrocedere davanti alle nostre vigorose cariche e darsi, a briglia sciolta, precipitosamente alla fuga. Si ripresentarono ancora gli Ulani, ma i nostri, la lancia in resta, la fronte rivolta al nemico, li respinsero e ricacciarono definitivamente. Dopo di che, smascherati i pezzi d’artiglieria, ad essi fu permesso di fulminare nel modo più risoluto il nemico, e da quell’istante cessò l’inseguimento delle nostre colonne.

Dopo questo fatto gli Squadroni della Brigata raccoltisi e riordinatisi , ebbero nuovamente ordine dal Generale Bixio di spingersi avanti ancora una volta; e Genova cavalleria, dopo avere appoggiata la Batteria, che per l’ultima fece sentire in quella giornata la sua cupa voce, quasi protesta di un destino immeritato, fu condotta ancora una volta all’attacco dal prode suo Colonnello Conte Barattieri, il quale, sempre alla testa dei suoi Squadroni, otteneva col valore e coll’esempio che tutti in quell’ora suprema s’ispirassero alle gloriose tradizioni della cavalleria italiana, per compiere coraggiosamente la difficile missione. Potè cosi l’artiglieria ritirarsi con tutta calma, ma questo movimento, in causa dell’inoltrarsi della notte, (erano già le 91/2 di sera) e del terreno pessimo nel quale si manovrava e della spossatezza degli uomini e dei cavalli, fu fatto in ordine chiuso, avanzando, retrocedendo, per tornare ad avanzare di nuovo, sempre al grido di Diva il Re, Viva l’Italia.

A questo punto il Generale Bixio ordinava al Generale Soman di riunire la Brigata e dirigersi su Quaderni e poi su Roverbella, provvedendo a che le colonne che si ritiravano non avessero ad essere molestate dal nemico. Infatti il Colonnello Barattieri, dopo avere riunito il Reggimento presso Villafranca, e lasciato ivi un Ufficiale ardito ed intelligente con pochi cavalieri, per raccogliere gli sbandati e dar loro la direzione, s’incamminò secondo l ordine ricevuto. Ma , attraversando Villafranca verso le 10, ebbe avviso, trovarsi ancora in paese una Batteria d’artiglieria priva adatto di scorta. Al doppio scopo di proteggere quei pezzi e di essere maggiormente sicuro alle spalle, ordinò al 4° Squadrone di fermarsi in Villafranca colla Batteria, ingiungendo al comandante lo Squadrone di avvertirlo in qualunque evenienza, mentre egli cogli altri quattro Squadroni si avviava lentamente verso Quaderni.

Verso la mezzanotte la Brigata giunse a Quaderni , ma ne dovè ripartire poco dopo, verso l’una , alla volta di Roverbella, dove giunse alle 7 ant. del giorno 25. Non fuvvi inseguimento da parte del nemico, il quale mise invece il fuoco a varie case di Sommacampagna. In Roverbella la Brigata Soman si era congiunta col rimanente della Divisione, pioveva a dirotto ed avendo terminato di sfilare le Divisioni Principe Umberto e Bixio, cominciò il movimento retrogrado di tutta la Divisione di cavalleria riunita, della Brigata Barrai (Ussari di Piacenza e Lanceri di Novara), di alcuni Battaglioni di bersaglieri e di una Batteria d’artiglieria a cavallo, truppe le quali erano state poste tutte agli ordini del Generale de Sonnaz dal Comandante il III.0 Corpo d’ Armata, come ultimo sostegno delle Divisioni 7.a e 16.a

Alle 8 la Divisione ripassa il Mincio a Goito, parte sul ponte stabile e parte su di un altro costrutto a monte di questo e si porta ad accampare nei pressi di Cerlongo, col Quartiere Generale a Vasto di sotto.

Il 4.0 Squadrone di Genova cavalleria era rientrato alla mezzanotte e mezza , licenziato dal Comandante di quella Batteria d’artiglieria, il quale si era già riunito alla colonna, da cui era stato distaccato. In questa circostanza il Luogotenente Conte Pietro Ducco dello stesso Squadrone, staccatosi per un istante dal suo reparto, più non comparve, il che fu tanto più doloroso, per essersi detto Ufficiale distinto specialmente nei diversi combattimenti della giornata, per non comune ardire, avendo attaccato ed ucciso molti nemici, fra i quali un Ufficiale, cui aveva fatto preda di cavallo e di armi. Si seppe poi essere egli stato fatto prigioniero.

Anche del Sottotenente Pastelli del 5.0 Squadrone di Genova cavalleria, cui era stato sventrato il cavallo da un colpo di mitraglia, durante le prime cariche verso la collina di

Custoza, visto sbalzare di sella, non si seppe altro lì per lì, ma in seguito si venne a conoscere che era anch’esso fra i prigionieri.

Il Generale Bixio, prima di ritirarsi da Villafranca, aveva fatto al Colonnello Barattieri, che gli si era presentato per gli ultimi ordini, i più grandi elogi, pel contegno valoroso e per la ferma condotta tenuta da Genova cavalleria in quella giornata; e lo stesso Generale, che aveva manifestato questo suo pieno soddisfacimento a parecchi Ufficiali, non esitò poi a riconoscerlo nel rapporto ufficiale da lui fatto alla superiore autorità, intorno alla parte presa in quel combattimento dalle truppe ai di lui ordini, indicando il nome del Colonnello Conte Vittorio Barattieri di San Pietro, Comandante Genova cavalleria, fra i nomi di coloro, che avevano richiamato in modo particolare la di lui attenzione durante tutto il combattimento.

Secondo quanto afferma lo stesso Colonnello Barattieri, anche al Quartiere Generale fu molto lodata la condotta del Reggimento, il quale aveva saputo pienamente compiere le missioni affidategli.

Senza tema quindi di andare errati si può asserire che il Reggimento Genova cavalleria, colle brillanti e numerose cariche eseguite successivamente e per Squadrone, il 24 giugno nella pianura di Villafranca, arrestando sempre l‘impeto delle schiere nemiche e sostenendo mirabilmente la ritirata di due nostre Divisioni, (Principe Umberto 16.a e Bixio 7.a) rese un grande, importantissimo servigio all’Esercito, servigio che la storia non ha ancora abbastanza riconosciuto.

Dopo la narrazione del combattimento avvenuto in quell’infausta giornata si ascolti il giudizio spassionato di un erudito istoriografo, il De Bernhardi, il quale nel 1866 era stato coadiutore principale dell’Ambasciatore del Re di Prussia a Firenze, le cui memorie su quella campagna furono pubblicate nella ‘Deutsche Rundschau ai primi del 1897. In un capitolo, a proposito della nostra cavalleria, egli, che non può essere in alcun modo accusato di eccessivo sentimentalismo per noi italiani, dopo averci rinfacciato una serie di dure verità, a un certo punto esce in questa affermazione:

«È un fatto che nella pianura tra Villafranca e Verona la cavalleria italiana sostenne gloriosamente l’urto di quella austriaca, tanto più numerosa, anzi essa alla fine prevalse. La cavalleria italiana ha eccellente corpo di Ufficiali è formata essenzialmente di gentiluomini piemontesi, in cui vive il senso cavalleresco degli antichi tempi … Petitti mi narra di alcuni Squadroni che hanno caricato perfino sedici volte !!!…. ».

V

Fra l’Oglio e il Mincio – La Divisione di cavalleria passa il Po a Casalmaggiore – Il Generale de Sonnaz al Comando del VII.° Corpo d’Armata – S. A. R. il Principe Amedeo assume il Comando interinale della Divisione – Marcie della Divisione pel Veneto – Sospensione d’Armi – Il Generale Griffini nominato Comandante della Divisione – Armistizio – Pace – La Divisione di cavalleria di Riserva è sciolta – Genova cavalleria destinata a Firenze

Da quel giorno nella Divisione di cavalleria di Riserva nulla avvenne più di molto rilevante; si accennerà quindi di volo alle principali dislocazioni sue e solo ai fatti più importanti che la riguardarono.

Ricevuto l’ordine di rimanere fra l’Oglio e il Mincio per collegare l’Esercito col corpo dei volontari e concorrere alla circostanza con questi a coprire Brescia ove fosse minacciata, nel pomeriggio del 26, la Divisione lasciò Cerlongo, per cambiare quind’innanzi, quasi ogni giorno, dislocazione, accampamenti, avamposti.

Frattanto il giorno 6 di luglio, essendosi ammalato a Brescia il Generale Soman, venne sostituito nel Comando della I.a Brigata dal Colonnello Brigadiere Strada.

In conseguenza del piano d’operazione che doveva portare l’Esercito italiano in massa nel Veneto pel basso Po, tutta la Divisione di cavalleria, la quale aveva lentamente passato il Mincio, ai 16 di luglio passò il Po a Casalmaggiore.

Al 18 dello stesso mese il Generale de Sonnaz, Comandante la Divisione di cavalleria, che era stato nominato Comandante il VII.0 Corpo d’ Armata, comunica ai Corpi della Divisione l’avuta promozione col seguente

ORDINE DEL GIORNO.

Ufficiali, Sottufficiali e Soldati,

«S. M. si è degnata nominarmi Comandante Generale del VII.0 Corpo d’Armata, ed io parto per Padova a raggiungere la mia nuova destinazione. Duole assai al mio cuore lo abbandonarvi. Il vostro contegno, il valor vostro, nelle giornate del 23 , 24 e 25 giugno, mi ha dimostrato che vi sareste ognora brillantemente condotti ed avreste vieppiù reso glorioso il nome già illustre della cavalleria italiana.

Ufficiali e Soldati !

«Che la sorte vi arrida propizia e vi offra altre occasioni di segnalarvi. Questo è il voto più fervido che fa per voi l’antico vostro Comandante.

Il Luogotenente Generale
M. DE SONNAZ.

Da quel giorno il Maggiore Generale Cusani Confalonieri prendeva il comando interinale della Divisione, conservandolo fino al 22, giorno in cui il Cusani andò ad assumere in Padova il Comando della Brigata di cavalleria leggera, formato dal Reggimento Guide e dal Reggimento Lanceri di Novara. Nello stesso giorno S A. R. il Principe Amedeo, in Santa Maria Maddalena pressi Ferrara, assumeva il Comando della Divisione. L’indomani la Divisione di cavalleria passava nuovamente il Po a Pontelagoscuro per recarsi nel Veneto. Al 26 di luglio, mentre la Divisione stanzia ad Ospedaletto, arriva l‘ ordine della sospensione d’armi stipulata coll’Austria, per otto giorni, cominciando dalle 4 ant. del giorno precedente.

Ai 27 giunse l’ordine alla I.a Brigata (Savoia e Genova) di partire per Vicenza, per essere aggregata al III.0 Corpo d’armata (Gen. della Rocca). In conseguenza di che, alle 11 pom. la detta Brigata si mette in marcia per raggiungere Vicenza, passando per Ponte delle Botti e Ponte Barbarano.

Ai 31 di luglio il Luogotenente Generale Griffini assumeva in Este il Comando della Divisione e diramava il seguente

ORDINE DEL GIORNO.

«Assumo orgoglioso il Comando di questa Divisione che seppe mai sempre colla sua salda disciplina e valoroso contegno mantenere alta la fama delle armi italiane. Nelle memorande giornate di giugno, voi vi mostraste degni dei nemici che aveste a combattere, e provaste loro, che non foste meno dei vostri antichi compagni d’arme di Volta, Pastrengo, Montebello e San Martino. Questo vostro brillante contegno vi meritò l’universale ammirazione e l’onore di avere fra di voi il Figlio dell’Augusto Sovrano, che, versando testè il suo sangue, si copriva di gloria a Custoza.

Ufficiali, Sottufficiali e Soldati !

«A voi maggior compito non resta, che di perseverare nelle vostre militari virtù, e se da esse a me non ridonda questo vanto , perchè meritevole frutto di già radicato valore e disciplina, il vanto ambirò di emulare con ogni sforzo il prode soldato, l’illustre Generale che mi ha preceduto».

Il Luogotenente Generale
Griffini.

L’8 di agosto giunse un telegramma al Comando della Divisione in Castelfranco, che annunziava l’armistizio essere stato prolungato di un giorno, cioè fino alle 4 antim. del giorno 11.

Ai 13 giunse altro dispaccio ufficiale coll’annunzio che era stato firmato a Cormons un altro armistizio di quattro settimane a datare dal mezzogiorno del 13 agosto.

Finalmente ai 4 di ottobre giunse un telegramma del Comando supremo dell’Esercito, che diceva essere stata firmata la pace fra l’Italia e l’ Impero d’Austria a Vienna.

E nello stesso giorno il Generale Griffini comunicava alle truppe ai di lui ordini, che la Divisione era stata destinata a passare nuovamente il Po ed a recarsi a Malalbergo in attesa di ordini.

Infatti ai 7 di ottobre con altro ordine del giorno il Generale Griffini dal Quartiere Generale di Monselice comunicava, che con Decreto Reale in data 6 ottobre la Divisione di cavalleria di Riserva era stata sciolta e che lo scioglimento di essa avrebbe avuto luogo a Rovigo. Epperò la I.a Brigata e la Brigata d’artiglieria a cavallo dovranno continuare fino a Paviola la marcia attuale , in esecuzione degli ordini ricevuti dai Comandanti Generali da cui ora dipendono. Da Paviola il Reggimento Savoia si porterà il 9 corr. a Porto Maggiore e il Regg. Genova in detto giorno si recherà a Malalbergo. Nei luoghi suddetti i Sigg. Comandanti di Reggimento troveranno gli ordini ministeriali per gli ulteriori loro itinerari. Genova cavalleria dovrà trovarsi a Firenze il giorno 16 ottobre, Savoia a Foligno il 22, Nizza a Saluzzo il 28, e Piemonte Reale a Bologna il 12, distaccando a Modena due Squadroni.

Il giorno 8 di ottobre dal Quartiere Generale di Rovigo il Generale Griffini emanava alle truppe della Divisione di cavalleria il seguente

ORDINE DEL GIORNO

«D’ordine di S. M. il Re; essendo sciolta questa Divisione, ricevete un addio, che vi mando col cuore. Se io non ho avuto l’onore di condurvi al fuoco, ho potuto però apprezzare le vostre virtù militari. Continuate in esse e vi sarà facile compito, se vi specchierete nell’Augusto Figlio del Re, che S. M. si degnava destinare fra di voi ».

Compagni d’ armi !

«Se il destino ci terrà lontani, la memoria di esservi stato duce, vivrà continua in me, abbiate voi talvolta un pensiero di ricordo pel vostro antico

Comandante la Divisione
Griffini ».

*     *     *

1867-1874. Progetti per l’ampliamento del porto . E con trenta e più progetti, tra’ quali uno di una Commissione Reale del 1867, si venne al 1874, in cui (30 luglio) il Governo nomina altra prestante Commissione, dall’Ammiraglio e senatore Augusto Riboty presieduta, acciocchè i progetti esaminasse, riferisse. E i progetti in tre gruppi vennero divisi: 1° Con bocca a ponente; 2° Con bocca a levante; 3° con due bocche, a levante e a ponente. (Malnate, 1892).
1869-73. Circonvallazi-one a monte. Completamento di circonvallazione a monte.

1870. Arsenale Marittimo Militare. L’Arsenale Marittimo Militare nel 1870 veniva trasferito alla Spezia; e il Governo al Municipio di genova, per 7 milioni ed altri oneri, cedeva la proprietà della darsena col bacino e adiacenti luoghi di terra e di mare, nonché il vasto cantiere della Foce, acciocchè ne approfittasse il Commercio. (Malnate, 1892).

1870. Genova in Mar Rosso. Aperto il canale di Suez (1869) il Mar Rosso era divenuto chiave all’Europa del commercio mondiale …
Il dì 19 febbraio 1870 salpava da Messina il piroscafo Africa, di Rubattino, Capitano in 1° A. Buzzolino, in 2° Enrico Oviglio. Erano a bordo il sapeto, il marchese Antinori, i professori Beccari, Issel ed altri. Passato il canale di Suez, era stato convenuto, un piroscafo da guerra, la Vedetta, Comandante il Barone Francesco Ruggiero (lo stesso che ora è al Comando della Capitaneria del nostro Porto), avrebbe scortata l’Africa, e, al bisogno, operato in aiuto. … e l’Africa nella sera del dì 9 narzo entrava nella baia di Assab. Due colpi di cannone avvisarono gli indigeni della sua presenza. …
E si ebbe così contratto di cessione della Baia a Raffaele Rubattino, che il Governo nostro, facendo le spese, credè per sue ragioni prudente occultarsi. … si prese possesso del luogo, segnando i confini con tavole aventi la scritta: “Proprietà Rubattino”. Al capo di Lomar si eresse d’improvviso un casotto che la prima abitazione indicasse e sovra la bandiera italiana sventolò allora per la prima volta sulle sponde del Mar Rosso. (Malnate, 1892).

1871. Magazzini Generali, Fassolo. Costruzione dei Magazzini Generali, dove si trovava l’antica chiesa di S. Teodoro. In seguito vennero adibiti allo Scalo Merci. Successivamente i magazzini vennero rialzati di 2 metri sopra la via Milano e presero forma i Terrazzi decorati con ringhiere in ghisa e lampioni a ciùnque fiamme in stile napoleonico, terminati nel 1876. (Miscosi,1933).

1872. Magazzini Generali. Pertanto l’erezione de’ Magazini Generali portò di grandi lavori e novità. Abbattuta la batteria di san Benedetto; rasate le mura e le chiese di San Lazzaro e di San Teodoro; sorte le nuove calate centrali del Porto, e finalmente, nel 1872, ultimati sino a San Lazzaro i Magazzini. Fu opera egregia dell’ingegnere Luigi Timosci, e il sovrastante terrazzo bella e comoda passeggiata che spazia il mare, ricrea il forestiero che ivi mette piede dalla vicina stazione di Porta Principe, e allieta tutto il popoloso Sestriere di San Teodoro. (Malnate, 1892).

1872. S. Teodoro la nuova chiesa. L’attuale chiesa di S. Teodoro, in stile gotico, venne costruita nel 1872 in fondo a Via Venezia. Sopra la scogliera vi era l’antica chiesa di S.Teodoro, vicino alla piazzetta di S. Teodoro (tra Via Milano e Via Fassolo) che era già stata demolita con una mina il 4 ottobre del 1870. (Miscosi,1933).

1872. Via Roma. Costruzione dell’asse di Via Roma.

1872. Via Roma Giuseppe Mazzini. GENOVA – IL CORTEO DELLA COMMEMORAAZIONE DI MAZZINI, 10 MARZO (Da schizzo del marchese Lorenzo di G.B. Centurione)
Via Roma vista da davanti al Teatro Carlo Felice. Incisione da un giornale dell’epoca: L’Illustrazione Italiana, pag. 188.
Giunta, incisione da giornale cm 15,5×21,5 n. 20

1872
Teatro Carlo Felice Giuseppe Mazzini
GENOVA – COMMEMORAZIONE FUNEBRE DI GIUSEPPE MAZZINI. (da schizzo del sig. March. L. di G.B. Centurione).
Corteo funebre davanti al Teatro Carlo Felice. Giuseppe Mazzini (Genova 1805 – Pisa 1872) festeggiamenti in suo onore alla morte. Incisione da un giornale dell’epoca: L’Illustrazione Italiana, pag. 181.
Giunta, incisione da giornale cm 16×21,5 n. 19

Monumento a Giuseppe Mazzini in Piazza Corvetto
Genova – Inaugurazione del monumento a Mazzini, nella piazza Corvetto (Da un disegno del signor Alberto Porro)
Manifestazione in occasione dell’inaugurazione del monumento a Giuseppe Mazzin i in Piazza Corvetto. Da L’Illustrazione Italiana, pag. 24.
Giunta, incisione da giornale cm 31×21,5 n. 11

Monumento a Vittorio Emanuele in Piazza Corvetto.
Genova. S.M. IL RE INAUGURA IL MONUMENTO DI VITTORIO EMANUELE (Disegno di A. Bonamore da uno schizzo di G. Amato). (vedi pag. 84)
Manifestazione in occasione della inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele in Piazza Corvetto, con Palco reale verso l’Acquasola. Da L’Illustrazione Italiana, pag. 86.
Giunta, incisione da giornale cm 21×30 n. 13
1873. Estensione della città fino a Sturla. Alla città di Genova viene aggregata tutta la regione orientale fino al torrente Sturla. (Donaver, 1890).

1873. Sturla. Nel 1873 Genova non conosce più confine di mura; va sino al torrente di Sturla; e nello interno sono vie che, fra le tante difficoltà di natura, gareggiano colle più vaste e più belle delle italiane metropoli. (Malnate, 1892).

1874. Panoramica del Porto. IL PORTO DI GENOVA NEL 1974.
Panoramica del Porto dalla Stazione principe alla Lanterna con le caserme piemontesi. In costruzione la banchina portuale davanti a Fassolo (blocchi di pietra). Da L’Illustrazione Italiana, 1982, pag. 88-89.
Giunta, incisione da giornale cm 9×49 n. XX
1874
Porto davanti a Fassolo
Genua firmato E.ADE.X.A
Di fassolo e porto con campanile e copertura della chiesa di San Teodoro. Da guida tedesca.
Giunta, incisione da guida, cm 8,5 x12,5, n. XX

1874
Monumento a Cristoforo Colombo
Columbus-Denkmal, Genua firmato E.ADE.X.A
Monumento a Cristoforo Colombo in Piazza Principe. Da guida tedesca.
Giunta, incisione da guida, cm 12,5 x8,5, n. XX

1874
Chiesa di Carignano
S. Maria Carignano, Genua firmato E.ADE.X.A
La chiesa di Santa Maria di Carignano è ripresa dal frontale al lato sinistro. Da guida tedesca.
Giunta, incisione da guida, cm 12,5 x8,5, n. XX

1875
Circonvalla-zione a Mare
inizio colmate per la circonvallazione a mare, presente scoglio campana, mura delle Grazie e collina di San Silvestro

1875
Terrazzi di Marmo, carrettiera Carlo Alberto
Terrazzi di marmo lungo la carrettiera C. Alberto fino al Porto Franco

Terrazzi di Marmo alla Darsena e carrettera Carlo Alberto. Da Ricordo di Genova? Sd
1875. Donazione di Raffaele De Ferrari. Il dì 7 dicembre 1875 S.E. Raffaele De Ferrari, Duca di galliera (di poi Principe di Lucedio) offì 20 milioni di lire, perchè ponendo fine agli studi si incominciasse ad agire per il Porto di genova. … Il Duca di galliera avea troncate accademie: si accettasse in massima il progetto governativo: il Municipio venisse però consultato. …
1° Quello Governativo, accettato in massima, con bocca a levante, che godeva in particolar modo dell’appoggio degli ingegneri; …
In fatti poco dopo tra il Duca di Galliera e il Governo si stipulò la regolare convenzione per lo impiego dei 20 milioni (legge 9 luglio 1876, N. 3230). I lavori si eseguissero … senza interruzione per modo che avessero potuto venir utilizzati nel termine di 12 anni, e portati a compimento entro 15 anni dalla data della predetta legge. Il dì 15 ottobre 1877, finalmente, il Genio Civile Marittimo die’ principio a’ lavori. (Malnate, 1892).

1875. Raffaele De Ferrari Duca di Galliera dona 20 milioni al Porto. I porti di Marsiglia e Londra vengono adeguatamente ampliati e superano nei traffici quello di Genova, che rimane indietro passando dal governo napoleonico a quello sabaudo ed infine a quello nascente italiano senza che sia fatta importante opera di adeguamento ai tempi.
E l’onta di Genova intese e nobilmente lavò un suo prestante patrizio, Raffaele De Ferrari, Duca di Galliera, il quale il dì 7 dicembre 1875 donava venti milioni di lire al Porto di Genova. (Malnate, 1892).

1875
Porto, Mandraccio
foto Alfredo D’Andrade: specchio acqueo del porto antico ripreso da ponente (Torino, Galleria Civica d’Arte Moderna)

1875ca

Foto dal ponte di Carignano: mura delle Grazie, il porto. (no Molo Giano). “Panorama di Genova”. Foto05

Fotografia
1875ca

Foto “3555 GENOVA Panorama dal Castelletto” con campanile (4 piramidi ai lati) e cupola (?) allineamento faro Molo Vecchio-Lanterna. Foto08
Fotografia

1876. Terrazzi di Via Milano. Nel 1876 venne terminata la copertura dei Magazzini Generali di Via Milano trasformati in passaggiata in stile napoleonico. (Miscosi,1933).

1876-1884
Velieri e barche in Porto
Genoa (a matita in basso a sinistra).
Numerosi velieri in attività e in demolizione con chiatte magazzini e case galleggianti al Molo Vecchio.
Giunta, foto n. 25 cm 19,5×25,5
1876-1884
Il Molo Nuovo dalla base della Lanterna
Genova Panorama del Porto
Foto dalla base della Lanterna verso il Molo Nuovo. Costruzioni alla base del molo e molti velieri a ridosso.
Giunta, foto n. 13 cm 22,5×28
1876-1884
Il porto da San Benigno
Vista del porto dal colle di San Benigno con parte degli scavi della Chiappella. I Magazzini generali di Via Milano. Mura degli Zingari.
Giunta, Foto n. 11, cm 20×24

1876-1884
Panorama di Genova e del Porto
Foto panoramica probabilmente da sopra l’Acquasola. In primo piano da sinistra: torre svasata con due ordini di archi, ciminiera di mattoni, piazza Fontane Marose. Molti velieri in rada. La Darsena, grande magazzino (Arsenale) e blocchi in pietra a Santa Limbania. Chiesa e Convento di San Tomaso. Villa Doria. Magazzini di Via Milano con copertura a passeggiata. Chiesa di San Teodoro. La Cava della Chiappella. Le caserme piemontesi e la Lanterna.
Giunta, foto n. 2, cm 13,5×25,5

1876-1884
Stazione di Porta Principe
Genova Panorama del Porto
Fotografia probabilmente dal Collegio della Marina sopra la Stazione di Porta Principe. Monumento a Cristoforo Colombo. La piazza con aiuola ellittica davanti all’ingresso, senza le carrozze (vedi foto n. 6). Campanile di San Tomaso con il Convento. Magazzini Generali di Via Milano con la copertura arredata a passeggiata. La Cava della Chiappella, le Caserme e la Lanterna.
Giunta, foto n. 1, cm 23×28

Il porto da Villa Rosazza
Banchina in allestimento davanti a Fassolo. Si vede bene la copertura dei Magazzini Generali con i lampioni a tre lumi e le ringhiere con il catenaccio. Grande pontone in rada. Molti velieri davanti al Mandraccio.
Giunta, foto n. 14 cm 20×26,5

1876-1884
Panorama da San Benigno
Genoa (a matita in basso a sinistra). La Cava della Chiappella vista dall’alto. Ponte in allestimento (Ponte Cristoforo Colombo) con massi squadrati e pontone. Magazzini Generali con la copertura a passeggiata. Mura e calata degli Zingari.
Giunta, foto n. 15 cm 20×27,5

1876-1884
San Benigno e il Porto
Genova Panorama del Porto
Fotografia panoramica dal colle di San Benigno con una visione degli ulivi che lo ricoprono. Ponte in allestimento (Ponte Cristoforo Colombo) con massi squadrati. Specchio portuale con molti velieri.
Giunta, foto n. 16 cm 21×28
1876-1884
Vista del Porto da San Benignio
In primo piano le case sotto San Benigno, quindi la rada davanti al Molo Nuovo e difronte il Molo Vecchio con il faro. Oltre le Mura delle Grazie, la chiesa di Carignano. Mare libero dopo il Molo Vecchio.
Giunta, foto n. 12 cm 19,5×23

1876-1884
Panorama da San Rocco
Via del Lagaccio, le mura sopra la stazione Principe e la copertura della ferrovia. San Tomaso, L’Arsenale della Marina, i Terrazzi di Marmo, il Mandraccio, Carignano.
Giunta, foto n. 17 cm 20×27,5
1876-1884

Pianta di Genova
PLAN von GENUA. A.Hartleben’s Verlag. Kartogr. Anst. v.G. Freytag & Berdt.Wien. 25 riferimenti.
Piano della città colorata dalla lanterna alle mura sul Bisagno con Porta Pila e Porta Romana. Molte Nuove Calate e il Molo Nuovo alla Cava forse in progettazione. Capo d’Arena con san Tomaso.
Giunta, pianta da guida, cm 17×27,5, n. XX

1876-1884
Pianta di Genova
GENOVA 1:10000 Geogr.Anst.von Wagner&Debes, Leipzig
Pianta di Genova da guida tedesca dal palazzo Doria a Via Corsica. Molo Nuovo alla cava. Capo d’Arena con Porta San Tomaso. Stazione Orientale della Ferrovia.
Giunta, pianta da guida, cm 24×27,5, n. XX,XX,XX

1876-1884
Pianta di Genova
PIANTA della Città di GENOVA LA PATRIA – Geografia dell’Italia
(Torino – Lit.Succ.Doyen – A.Concorde inc. Unione Tip. Editrice Torinese
Pianta della città di Genova dalla Lanterna a San Francesco D’Albaro.
Giunta, pianta da guida, cm 22×33, n. XX
1876-1884

1877. Maggio. Veduta del porto e della città durante il bombardamento ordinato da Luigi XIV. Incisione di J.K.D. van Beecq e M.J.B. Fourd (Oxford, Ashmolean Museum)
planimetria
1877-93. Molo Lucedio o Duca di Galliera. Inizia la costruzione del Molo Lucedio in seguito detto Molo Duca Galliera per una donazione. (Donaver, 1890; Cons. Aut.Porto, 1905).

1877-1889. Porto . Nel 1877, prima di intraprendere i lavori d’ampliamento e di sistemazione, tutto il Porto di Genova era quello specchio acqueo semicircolare di circa 136 ettari, che ben si distingue ora come Porto interno e in allora protetto dai Moli Vecchio a levante e Nuovo a ponente. … Le calate abitualmente utili eran solo quelle ben ridossate dai moli: da San Benigno alla radice del Molo Nuovo, a ponente; e da Ponte Salumi al Mandraccio, a levante. …
Trascorsi i 12 anni portati dal contratto Galliera per la bisogna (1877-1889) tutte le opere foranee e di generale sistemazione sono felicemente ultimate, quasi compiute quelle di migliorie interne, e per di più altre importantissime o già eseguite od iniziate. … La superficie acquea del Porto da 136 ettari si ridusse a 106; ma acquistò l’avanporto di 104 etteri. Le calate nel ‘76 misuravano 4,400 metri, raddoppiate ora, fra poco si estenderanno per m. 10,475.
Dal 1977 ad oggi (marzo 1892) per il Porto di Genova si spesero circa 68 milioni di lire. (Malnate, 1892).

1877-93
Ponte Guglielmo
Costruita la Stazione Marittima per Passeggeri detto in seguito Ponte Guglielmo. (Cons. Aut.Porto, 1905).

1880. Pianta di “Genova” con 55 riferimenti. Guida Baedeker 1880
1881. Ferrovia Sanpierdarena-Santa Limbania
Nel 1881 venne fatta una galleria sotto Via Milano che collegava San Pier D’Arena con lo scalo di santa Limbania.

1881. Caccia agli italiani a Marsiglia. Nel Porto fu l’eco dolorosa della caccia agli italiani data nel 1881 dagli operai francesi di Marsiglia. I quali dopo d’aver calpestata la nostra bandiera, cacciavan a forza i nostri operai dalle officine, dai ritrovi, dalle case. In quella state, in pochi giorni, ben 1648 di quei miseri nostri connazionali ripararono a Genova. (Malnate, 1892).

1883. Istituzione Nicolò Garaventa. Nascita della Istituzione Nicolò Garaventa. [Vedi 1932]
(Petrucci, 1997).

1883-1884
Due acquarelli “Planimetria del Porto” di Pietro Giaccone ad Adolfo Parodi, prima delle opere di ampliamento. (Genova, Archivio del Consorzio Autonomo del Porto, tav. 2 e 3)
Acquarello

1883-1893. Bacini al Molo Giano. … con la convenzione del 1883, fu desso il Governo che obbligossi alla costruzione di due grandiosi bacini alla radice del Molo orientale [Giano] colla bocca rivolta a N.O.
La Ditta Zschokke e Terrier, già nota per consimili lavori all’estero e in Italia, ne assunse l’impresa, preventivata in 12 milioni di lire. Peraltro il Governo di suo spenderà soli otto milioni e mezzo, il resto è tutto a carico della predetta Ditta, compresi gli arredi dell’officina delle riparazioni. In compenso però la Ditta Zschokke e Terrier ha il diritto dell’esercizio de’ bacini per anni 35, vincolato solo a tariffa inferiore di quella de’ bacini di Marsiglia, … Col 1893 i nuovi bacini potran funzionare entrambi. (Maqlnate, 1892).

1884. Colera. Del cholera che desolò Genova nel 1884 niente ebbe a soffrire il Porto, ove furon pochi i casi, i decessi rarissimi, le guarigioni prontissime. (Malnate, 1892).

1884. San Tomaso a Capo d’Arena, cimitero.
Guglielmo Saliceti, Lazzaro Rocca, famiglia Calissani, Alberto Bielati (?)
Nel dicembre del 1884, l’impresa Carena demoliva la Chiesa di San Tomaso situata sopra il di promontorio di Capo d’Arena (zona Principe) nell’area compresa tra l’edificio della Dogana e il viadotto per via Milano.
Nelle fondamenta furono trovate urne cinerarie di epoca romana, di cui una murata nella chiesa di San Vittore. Alla demolizione della chiesa di San Vittore fu consegnata all’Accademia Ligustica di Belle Arti.
Annesso alla chiesa esisteva un Monastero ed un cimitero che nel 1165 conteneva i sepolcri di Guglielmo Saliceti, nel 1380 di Lazzaro Rocca, valoroso condottiero di triremi, nel 1445 della famiglia Calissani e nel 1698 di Alberto Bielati.
Nella chiesa di San Tomaso si trovavano delle lapidi di cui una datata 138 dC recava incritto in caratteri latino-barbari il nome di Antonino Pio, che andò a Torino assieme al rostro fenicio trovato nel porto di Genova.
Nel 726 d.C., all’epoca di re Liutprando, furono depositate le reliquie di Sant’Agostino provenienti dalla Sardegna e dirette a Pavia.
Nel 1190 vennero custodite nella cripta le reliquie di Santa Limbania, vissuta nell’attiguo convento. Esse furono raccolte in un’urna cineraria di fattura tardo romana (un secolo anteriore a Costantino) riscalpellata da romano-cristiani per accogliere le ceneri di due coniugi cristianizzati.
Nel sotterraneo di Santa Limbania erano custodite 13 palle d’artiglieria con scritto “Hucushue inocuae venerun die V aprilis 1849” provenienti dal bombardamento di Genova da parte del Generale Lamarmora. (Miscosi,1933).

1885. Foto Alfredo D’Andrade: specchio acqueo del porto antico ripreso da ponente (Torino, Galleria Civica d’Arte Moderna)
Fotografia

1885. Terrazzi di Marmo. L’ignobile piccone la [ bellezza dei Terrazzi di Marmo] distrusse nel 1885 per far luogo all’allargamento delle Calate del Porto, alla sistemazione della Ferrovia, e, si vantò soprattutto, per il miglioramento dell’igiene. Chè quel monumento abbattendo le brezze marine più avrebbero più avrebbero ricreate con sana frescura e le troppo pigiate case, e le troppo popolate vie e viuzze dei dintorni. Ma i più de’ Genovesi rimpiangono ora, perchè si veggono sorgere lunghess il distrutto bel terrazzo informi casotti per uso di Dogana ed altro, che togliendo il beneficio del mare, fan quasi pensa se e’ fu proprio sacrificio d’utilità pubblica o vandalismo piuttosto l’abbattimento di quello. (Malnate, 1892).

1886. Terrazzi di Marmo. I Terrazzi di Marmo furono demoliti nel 1886 per allargare la carrettiera Carlo Alberto (attuale via Gramsci) e spostare la ferrovia (costruita nel 1852-1854) più verso il mare. La ferrovia raggiungeva la città, attraverso un varco costruito nella roccia di Capo d’Arena, a quella di Principe. (Miscosi,1933).

1886. Naufragio in Porto. E nelle stesse acque interne del Porto la notte del 16 Dicembre 1886, spirando forte libeccio, nove persone del “Regina Margherita” perirono, avendo una rafica fatto capovolgere il lor battello. (Malnate, 1892).

1886. Visita del Sovrano. Il nostro Sovrano degnò di visita uffiziale il Porto nel luglio del 1886: E’ giunse da Spezia sulla formidabile corazzata Italia che mise àncora al Passonuovo. Onde per pigliar terra, la real lancia dovette tragittare sino allo scalo di federico Guglielmo, ove, un anno prima, mentre era in costruzione era disceso il cortese e buono imperator di Germania, dal quale prese il nome. (Malnate, 1892).

1888-1889. Rirntro di emigranti. E miserie ben peggiori [rispetto alla caccia degli italiani a Marsiglia nel 1881] si videro in Porto nel 1888 e 1889.
Nell’88 eran partiti per Costarica, con Ministeriale consenso, oltre 1200 nostri operai, aitanti per età e per salute, sicuri in lor forza. Ritornaron mesi dopo decimati per moria, laceri, macilenti. E’ avean sofferto maltratti, avvilimenti, d’ogni sorta brutture.
E nel successivo ‘89 assistemmo ad ancor più strazianti drammi. L’ingordigia degli speculatori avea riversati nel Brasile, ne’ mesi più caldi, circa cento mila de’ nostri contadini e operai. … Onde in quell’impero fu tosto l’offerta del lavoro superiore alla domanda: e invilimento di mercedi: e, scelti i buonissimi operai, i mediocri e scadenti rejetti. … Un sol piroscafo, il “Birmania”, a dì 6 maggio, ne portò a Genova mille. Nella traversata, compiuta in 17 giorni, i morti furono 42, e al bordo più di cento gravi ammalati. Quegli sciagurati ne raccontarono incredibili nefandità di sofferti patimenti. Fra tanta miseria, fra tanto stringimento di cuore negli asili Brasiliani, fatti tempii di sventura, stupri, uccisioni, libidini bestiali. (Malnate, 1892).

1888. Deposito Franco. E, per l’ampiamento del Deposito Franco, fu necessità, nel 1888, abbattere l’elegante baraccone d’ordine dorico, che nel 1835 lo stesso infelice ingegnere Gardella avea innalzato a Ponte Mercanzie, il qua’e, sormontato da sei artistiche statue, faceva di sé, massime se visto dal terrazzo, mostra assai bella. (Malnate, 1892).

1889. Umberto accompagna al porto gli Inperiali di Germania. I cannoni delle squadre e dei Forti, tre anni dopo [la prima visita nel 1886, quindi nel 1889] risalutarono Umberto nel Porto quando accompagnò sell’ “Hohenzollern” gli Imperiali di Germania, già suoi ospiti a Monza, recantisi in Grecia. Era il dì 22 Ottobre 1889 e convenuto era nel Porto, con isfarzo grande d’uniformi dorate, d’armati, di musiche e bandiere, il mondo officiale. E mentre e’ riverente augurava alle Loro Maestà Tedesche il buon viaggio, torrenziale pioggia e forte libeccio a burrasca infuriavano. (Malnate, 1892).

*     *     *

 

 GENOVA E L’URBANISTICA DELL’800

Piero Barbieri, Forma genuae, Edizione del Municipio di Genova, 1938.

1890 STRADERete viaria a Genova nel 1890.

1890 CASESituazione edilizia a Genova nel 1890.

1890 MAPPA + LEGENDAStrutture di rilievo a Genova nel 1890.

1890 LEGENDA*     *     *

Vedute di Genova e fatti storici

Autori vari

1890. Monumento a Cristoforo Colombo a Principe e facciata di San Lorenzo.
1. Monumento a Cristoforo Colombo in Genova. Piazza Principe.
2. Duomo di Genova. Facciata della Chiesa di San Lorenzo.
Incisioni dal Dizionario Enciclopedico, Vallardi, 1890.
Giunta, ill. da giornale n. XX

1890 ca
Foto da Carignano
PANORAMA OF GENOA. Fotografia panoramica da Carignano. Mura delle Grazie con una spianata davanti ad esse e piccole coperture verso il porto. Non velieri fuori dal Molo Vecchio. Sullo sfondo la Lanterna con le caserme piemontesi. Il Molo Nuovo originale con velieri davanti.
Giunta, foto n. 5. cm 9,5×15,5
1890

Genova. Veduta da S. Rocco? Dizionario Enciclopedico, Vallardi, 1890.
Giunta, ill. da giornale n. XX
1890

Pianta del porto con molo Giano e progetti di nuovi moli.
Planimetria
1890

Veduta celebrativa “Il nuovo porto di Genova nell’anno 1890” di Federico Caminati a Maria Brignole Sale ved. Duca di Galliera, Raffaele De Ferrari. (Genova, Coll. Topografica del Comune).

1890
Foto dal ponte di Carignano: mura delle Grazie, il porto. Molo Giano con navi alla fonda.
Fotografia

1892. Popolazione. Il suo [genovese] popolo industre non ebbe aumento grande, perchè, audace, tenta ognora I mari ed I più lontani paesi. Ma le 90 mila anime che la forte città avea nel XVII secolo, a 100 mila salirono alla caduta della Repubblica [1815]; ed ora sono per 200 mila registrate (Malnate, 1892).

1892. Deposito Petroli. Ai piedi della fromidabile batteria della Lanterna, presso il Molo Nuovo, era una capace spiaggia, sulla quale venne eretto il deposito del petrolio e delle materie esplodenti ed infiammabili. E’ si compone di vasto terrapieno di mq 5500. Ivi sono quattro grandi serbatoi o cisternoni cilindrici di ferro: due del diametro di m. 19 capaci di 2000 metri cubi di petrolio, gli altri due della metà. (Malnate, 1892).

1892. Palazzo della Dogana. L’Impresa Carena per un milione e trecentomila lire eresse presso le vestigia delle mura di San Tomaso e sui ruderi della chiesa di anta Limbania, ove è tradizione le acque portassero la monachella famosa, il nuovo e ben capace palazzo della Dogana. (Malnate, 1892).

1892. Acqua potabile alle calate e due nuovi fari. Altri lavori e migliorie vennero nel Porto eseguiti. Strade carrettiere; la condotta d’acqua potabile per tutte le calate del Porto per uso delle navi e per spegnere incendii; l’innalzamento di due nuovi fari ai moli (quello provvisorio al molo Lucedio ben presto verrà elevato definitivo, di quarto ordine) ed altre opere minori. (Malnate , 1892).

1892. Arrivo dei Reali italiani per i festeggiamenti colombiani a bordo dello yacht Savoia. Quadro di Angelo Costa (1857-1911) (Genova, Museo Navale).
Quadro

1893
Giardino del Nettuno e Villa Doria
Le ville celebri: Villa Doria Pamphili a Genova (vedi articolo pag 652). Giardino del Nettuno e facciata della villa Doria Pamphili a San Benedetto.
Da L’Illustrazione Popolare, pag 653, 1893
Giunta, ill. da giornale n. 10

1893
Munumento a Raffaele Rubattino
Monumento a Raffaele Rubattino inaugurato a Genova. Da L’Illustrazione Popolare, 30 Luglio 1983, frontespizio.
Giunta, ill. da giornale n. 27

1890ca
Giuseppe Verdi
Il giubileo artistico di Verdi. Il Sindaco di Genova consegna la medaglia commemorativa al Maestro. (disegno di G. Amato, da schizzo di G. Starace). Giuseppe Verdi (Busseto 1813 – Milano 1901) riceve un premio dal Sindaco di Genova. Da L’Illustrazione Italiana, non datato.
Giunta, ill. da giornale n. 30

1890 ca
Foto da Castelletto
3555 – Panorama da Castelletto. 3Uguale alla foto n. 9, ma senza gli alberi in primo piano. Stesso campanile romanico e cupola: San Siro (?). Molo Vecchio con molti velieri, anche davanti alla Darsena. Sullo sfondo la Lanterna e le Caserme piemontesi.
Giunta, foto n. 8 cm 10×14,3

1890 ca
Foto da Castelletto
3555 – Panorama da Castelletto.Edizioni Brogi. Sul retro: nn. Campanile romanico e cupola: San Siro (?). Molo Vecchio con molti velieri. Torre con trifora di Sottoripa (?). Sullo sfondo la Lanterna e le Caserme piemontesi.
Giunta, foto n. 9 cm 19,5×25

1890 ca
Foto da sopra Fassolo
708. Genova. Il Porto. A. Noack. Genova. Ponte Andrea Doria in allestimento (fondamenta delle 6 tettoie). Diversi velieri a vapore tra Ponte Guglielmo e Ponte A. Doria. Molo vecchio con moltissimi velieri. Sullo sfondo il Molo Nuovo alla cava. Molo Nuovo dalla Lanterna (non si vede) con piccolo prolungamento prima della deviazione del Molo Galliera.
Giunta, foto n. 4 cm 23×29

1890 ca
Foto da Carignano (A. Noack)
704. GENOVA. PANORAMA DA CARIGNANO. A. NOACK. GENOVA. Fotografia panoramica da Carignano. Inizio del ponte di Carignano. Mura delle Grazie. Spianata davanti. Piccole tettoie nel porto. Inizio dei bacini di carenaggio. Costruzione con ciminiera (simile a quella per la produzione del vapore per le gru a Santa Limbania). Molti velieri a levante del Molo Vecchio. Sullo sfondo la Lanterna e le caserme piemontesi. Molo nuovo (non aperto per Sampierdarena) in fase di ampliamento.
Giunta, foto n. 3 cm 23,5×31,5

1890 ca
Foto da S. Rocco
GENOVA. PANORAMA DA S.ROCCO 3. Probabile foto di A. Noack (il taglio a destra tronca alla cifra 3 il numero identificativo tipico delle foto di Noack. Cupola di S.Benedetto? E campanile con copertura a cipolla di San Teodoro?. Ponte con tettoie (2×2) con piccola torre ai piedi. Sullo sfondo la Lanterna con le Caserme piemontesi. Sul retro a penna in corsivo “N.9 – Genova .-Panorama di St Rocco 1000 Schwarz” timbro “7.8. “, a matita blu “Marganelli G”
Giunta, foto n. 23 cm 21,5×23,5

1890 ca
Villetta Di Negro
Passeggiata alla Villetta Di Negro (disegno dal vero di A. Della Valle). Giornale non identificato.
Giunta, ill. da giornale n. 34
1890 ca
Torre degli Embriaci
Torre degli Embriaci a Genova (disegno di A. Della Valle). Da L’Illustrazione Italiana, non datata.
Giunta, ill. da giornale n. 2

1890 ca
Crociati
Passeggiata storica di Genova. La partenza dei Crociati (disegno del sig. A. Porro). Da L’illustrazione Italiana, non datata.

1890 ca
La Borsa a Banchi
Interno della Borsa (a Banchi), il giorno della liquidazione. (Disegno dal vero di G. Amato). (Vedi pag. 325)
Giunta ill. da giornale n. 1

1890 ca
Incendio della Raffineria dei Nitri
L’ incendio della Raffineria dei Nitri. (Disegno del sig. Alberto Porro). Giornale non identificato.
Giunta, ill da giornale n. 37
1890 ca

Nuovo Molo alla Cava
Panorame e i lavori del Porto (Disegno dal vero di G. Amato e G. Starace). V. pag. 360). Giornale non identificato
Giunta, ill. da giornale n. XX

1890 ca
Porto muri di sponda dei Ponti
Porto di Genova. Tipi dei Muri di sponda. Antiche calate. Ponte federico Guglielmo. Moletto dei bacini di carenaggio. Ponte Caracciolo. Calata delle Grazie. Calata G. Boccardo.
Giunta, ill. da libro n. XX

1890 ca
Molo Galliera
Porto di Genova. Sezione trasversale del braccio foraneo del Molo Galliera. Bacini di Carenaggio.
Giunta, ill. da libro n. XX

1890 ca
Officina Idraulica
Porto di Genova. Officina idraulica. Gru idraulica a portico. Gru idraulica fissa. Gru idraulica a mezzo portico. Argano idraulico. Gru elettrica a portico. Gru elettrica a mezzo portico. Apparecchio Brawn per lo scarico dei carboni.
Giunta, ill. da libro n. XX

1890 ca
Magazzini a Silos per Grani
Porto di Genova. Magazzino a Silos per Grani.
Giunta, ill. da libro n. XX

1890 ca
Magazzini Generali al Molo Vecchio
Porto di Genova. Magazzini generali al Molo Vecchio. Docks vinicoli. Magazzini del Ponte A. Doria. Tettoie dei Ponti C. Colombo e A. Parodi. Tettoie della Calata degli Zingari.
Giunta, ill. da libro n. XX

1890 ca
Porta Soprana di S. Andrea
La porta Soprana di S. Andrea. (disegno del signor A. Della Valle). Riportate le lapidi e diverse proiezioni e sezioni della Porta Soprana. Da L’Illustrazione Italiana, pag. 61.
Giunta, ill. da giornale n. 36

1890 ca
Porta Pila
Porta Pila. (disegno di A. della Valle e G. Starace). Da L’Illustrazione Italiana, pag. 228.
Giunta, ill. da giornale n. XX

1890 ca
Porta Pila
Porta Pila che viene rimossa. (vedi nell’ “Attualità” l’articolo). Da L’Illustrazione Popolare, pag. 320.
Giunta, ill. da giornale n. XX

1890 ca
Foto della Porta Principe
3553. GENOVA – Panorama preso dalla Scuola di Marina. Edizioni Brogi. Foto frontale della Stazione Principe con la copertura e carrozze con cavalli davanti a piccola aiuola ellittica. Campanile della Commenda di Pre. Manca l’edificio della Dogana e l’Officina idraulica.
Sul retro:
3552. GENOVA – Monumento a Cristoforo Colombo. Edizioni Brogi. In piazza della Stazione Principe.
Giunta, foto n. 7 cm 19,5×25
Sul retro
Foto n. 7bis cm 19×25

1891. Palazzo San Giorgio. Soni iti i begli affreschi allo esterno del Tavarone, e quelli, là presso, del piola: ma sulla torretta di San Giorgio v’ha ancora la campana con la scritta: “anno 1667. Dum campana sonans ex equo divido tempus. Petrus Hemony me fecit Amstelodami.” (Si credè fosse stata regalata dalla repubblica di Olanda: invece la fu pagata di buon denaro. (Belgrano “Gli antichi orologi di genova” – Archivio Storico Italiano). (Malnate, 1892).

1892. Molo occidentale e Molo orientale. Il nuovo avanporto ha spazio di 104 ettari. Ed è formato dai Moli occidentale e orientale.
Il Molo occidentale (ora Lucedio o Galliera) validamente difende il Porto dalle più violente mareggiate, prodotte dai venti del terzo quadrante, dominanti per intensità, i quali nelle vicinanze di Genova danno luogo ad onde da cinque a sette metri. Esse formano la vera traversia del Porto, la qual produsse I disastri maggiori.
Il molo orientale (ora Giano) difende l’avanporto da’ marosi prodotti da’ venti del secondo quadrante, regnanti per frequenza, ma di gran lunga meno violenti de’ primi. (Malnate, 1892).

1892. Nomi dei Moli. Con recente deliberazione Municipale, dal Governo approvata, furono dati i seguenti nomi agli sporgenti da sbarco. Sulle calate occidentali (dal Passonuovo alla Chiappella) I quattro sporgenti ebbero nome:
1° Paleocapa (nuovo, in onore del Ministro dei lavori Pubblici),
2° Sapri (già ponte del Petrolio);
3° Caracciolo (già ponte del sale);
4° Biaggio Assareto (già ponte della Chiappella);
Sulle calate centrali ( che comprendono gli spazii di San Lazzaro, Zingari e Santa Limbania) gli altri quattro sporgenti furono denominati:
1° Cristoforo Colombo (già ponte San lazzaro);
2° Andrea Doria (già San Teodoro);
3° Federico Guglielmo (nuovo);
4° Adolfo Parodi (già Darsena);
Sulle calate orientali (dalla Darsena al Mandraccio) gli ultimi quattro sporgenti ora si chiamano:
1° Francesco Morosini (già Salumi);
2° Calvi (già Ponte dei Calvi);
3° Spinola (già degli Spinola);
4° Guglielmo Embriaco (già Ponte Reale).
Oltre il Mandraccio è vasta calata, pure d’approdo, del Molo Vecchio. Tra il Molo Vecchio e il Molo orientale sorgeranno, colle calate in costruzione, altri due sporgenti per il commercio della legna e dei carboni.
Malnate, 1892, 237.

1893. Nuovi bacini di carenaggio. Porto di Genova- I nuovi bacini di carenaggio. (vedi l’articolo alla pagina 418). Da L’Illustrazione Popolare, pag. 420
Giunta, ill. da giornale n. XX

1896
Balene di Genova
Balene di Genova. Le balene arrivate morte nel golfo ligure. (vedi l’art. a pag. 798). E’ presente anche l’articolo. Da Illustrazione Popolare, 1896.
Giunta, ill. da giornale n. XX

1896
Monumento al Duca di Galliera
Gruppo in bronzo del monumento al Duca di Galliera. (opera dello scultore Giulio Monteverde) inaugurato a Genova il 12 corrente Aprile). (Vedi l’articolo alla pagina 264). Da Illustrazione Popolare, 26 aprile 1896. Frontespizio.
Giunta, ill. da giornale n. XX

1896
Veduta del Porto Vecchio
Il Porto di Genova, ampliato ampliato mercè il dono di venti milioni dati dal Duca di Galliera. Veduta panoramica di tutto il porto con la copertura della stazione Principe, il palazzo della Dogana, il ponte Guglielmo, la centrale per la produzione del vapore per azionare le gru idrauliche, ponte Andrea Doria con 6 tettoie coperte, ponte Cristoforo Colombo con 4 tettoie coperte, il Molo Nuovo con un prolungamento alla base, il lontananza a levante si intravvede il Molo Nuovo alla cava (?). Da Illustrazione Popolare, pag. 264-265.
Giunta, ill. da giornale n. XX

1896
Foto la Stazione Principe
3027. Genova. La gare. Edit. Photoglob. Fotografia presa da sopra Porta Principe (Scuola della Marina? Vedi Foto n. 7). Si vede la Stazione di Porta Principe, la grande copertura, e davanti carrozze con cavalli. Campanile della Commenda di Pre. Enorme edificio della Dogana che copre il Ponte Guglielmo. Officina idraulica a Fassolo. Sullo sfondo Lanterna e Caserme piemontesi.
Giunta, foto n. 6 cm 21,5×27,5

1896
Varo del Cristobal Colon
Varo dell’incrociatore Cristobal Colon nel cantiere Ansaldo di Sampierdarena. (vedi articolo pag. 615). E’ presente anche l’articolo. Da Illustrazione Popolare, pag. 613.
Giunta, ill. da giornale n. XX

Fine ‘800. Ponte di Carignano. Demolizione del Ponte di Carignano e ricostruzione nella forma attuale. (Miscosi, 1933).

Capo Faro,
San Benigno, Tavarone
Quadro dipinto dal Tavarone (xxxx-xxxx)
Miscosi, 1933,134